Quest’anno il pubblico del concerto di Capodanno di Vienna ha tirato un sospiro di sollievo: la marcia di Radetzky esiste ancora, nessuna censura, battimani incluso. Giusto qualche modifica nell’orchestrazione. Nelle scorse settimane infatti aveva fatto molto discutere la volontà del direttore d’orchestra, il maestro lettone Andris Nelsons, di ‘ripulire’ la marcetta di Strauss perché “nazista”. In realtà il direttore ha solo scelto un’esecuzione più vicina allo spartito originale e meno “militaresca”, diversa da quella che è stata sempre eseguita da 74 anni. Non è stata l’unica novità introdotta, in un programma solitamente molto legato alla tradizione: oltre al solito repertorio di valzer, galop e marce degli Strauss (che sono ben quattro: Johann padre, figlio, Josef ed Eduard) sono state eseguite le Contradanses di Ludwig van Beethoven, di cui quest’anno si celebrano i 250 anni della nascita. È la prima volta che il compositore di Bonn fa la sua comparsa nel concerto di Vienna.

Una tradizione che si ripete da 80 anni, quella del Concerto di Capodanno a Vienna: eseguito dalla Wiener Philarmonike e trasmesso, in diretta o in differita, in 95 Paesi di tutto il mondo. Quest’anno era stato anticipato dalle polemiche: nelle scorse settimane si erano rincorse notizie su un “taglio” della celebre marcia di Radetzky, uno dei brani più attesi, che chiude il concerto con tutto il pubblico chiamato a partecipare all’esecuzione battendo le mani. La marcia fu composta da strauss in onore del maresciallo Josef Radetzky per celebrare la riconquista austriaca di Milano dopo i moti rivoluzionari in Italia del 1848. Le composizioni di Strauss sono in molti casi non orchestrate: in questo caso era stata pensata per un’orchestra di piccole dimensioni, perciò l’arrangiamento musicale eseguito fino ad oggi, che tutti conosciamo, è quello realizzato da Leopold Weninger, musicista austriaco che nel 1932 aderì al partito nazista, che lo riprese modificandone alcune parti per renderle più incalzanti, per aiutare la propaganda del partito. Nelsons aveva suggerito di modificarne alcune parti per liberare il brano da scomodi retaggi “nazisti” sottotraccia, recuperando un’orchestrazione precedente, libera da tutte le modifiche sedimentate nei secoli. Il pubblico ha potuto comunque godere del celebre brano con un’esecuzione estremamente simile a quella a cui è abituato: il direttore Nelsons ha coreografato il battito di mani del pubblico, dal pianissimo ai crescendo. Semplicemente ha “addolcito” alcuni passaggi dell’esecuzione, alleggerendo il ruolo della grancassa e dei tamburi rendendola meno “militaresca”. Piccoli accorgimenti che nulla hanno tolto al fascino della marcetta, ormai considerata di buon auspicio per l’inizio dell’anno.

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