Una fiaba dolce per tradurre un destino amaro. E’ quello di Elisa Girotto, che un tumore strappò alla vita pochissimi mesi dopo la nascita della sua unica figlia, Anna. Mai sedotta dalla disperazione, la donna decise di organizzare in regali i primi 18 anni d’esistenza della ragazza, pensando per lei altrettanti doni da farle recapitare ad ogni compleanno. Il gesto intimo ed eroico insieme passò alla cronaca mondiale fino a diventare un film in uscita il 2 gennaio. Intitolato con un semplice ma efficace 18 regali, porta la firma alla regia di Francesco Amato (Lasciati andare) per la sapiente sceneggiatura scritta da lui stesso insieme alle mani esperte di Massimo Gaudioso e Davide Lantieri con la straordinaria collaborazione di Alessio Vincenzotto, il vedovo di Elisa. Riluttante inizialmente ad accogliere le numerose proposte di adattamento cinematografico (anche straniere), Vincenzotto si è convinto solo quando ha compreso che il progetto artistico di Amato prevedeva anzitutto l’ascolto profondo della sua storia, mai invadente.

“E’ venuto da noi in punta di piedi, pronto ad ascoltarci prima di proporsi” ha dichiarato il marito di Elisa oggi assai soddisfatto della riuscita del film sulla vicenda della moglie. Complici a fargli accogliere questo “e non altri” film, è stata la presenza delle due attrici designate a vestire i panni di Elisa e di Anna, rispettivamente Vittoria Puccini e la 20enne Benedetta Porcaroli, volto noto grazie alla serie Netflix Baby. “Sono venuti tutti a trovarmi, hanno letto le lettere di Elisa, hanno cercato di andare in profondità, commuovendosi come è naturale che sia” ha aggiunto Vincenzotto che in 18 regali è interpretato da Edoardo Leo “con il quale sono diventato addirittura amico”.

Progetto evidentemente complesso e delicatissimo da realizzare, 18 regali è riuscito nell’epica impresa di trasformare l’elaborazione di un lutto in una storia piena di speranza, anzi, un vero e proprio inno alla vita. E questo grazie sostanzialmente a una chiave d’accesso alla vicenda pressoché perfetta, ottenuta appunto da un trittico di sceneggiatori capaci con il sostegno prezioso di chi, la vicenda, l’ha direttamente esperita. Tale “chiave” ha trovato senso pieno nella forza del cinema di creare magie altrimenti impossibili, rendendo dunque non solo possibile ma plausibile quell’incontro fra mamma e figlia “cresciuta” che nella vita reale non è mai avvenuto. Senza rivelare altri elementi della trama, è tale incontro giammai patetico ed anzi parecchio conflittuale e a tratti divertente a donare il difficile equilibrio di cui un’opera di questa natura necessitava, per evitare la facilissima scivolata nel ricatto emotivo. Certamente i fazzoletti sono da preparare, ma ogni lacrima versata è immediatamente compensata da una luce vitale, quella che il cuore di Elisa Girotto ha certamente emanato prima, durante e dopo la realizzazione di questo film.

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