Cinema

“La scoperta scientifica deve essere gratis e per tutti. Non accade perché imbevuti di capitalismo e dell’idea che bisogna monetizzare”: così Barbara Ronchi

L'attrice presenta a FqMagazine "Antartica – Quasi una fiaba"

di Andrea Conti

Il confine tra scoperta scientifica e opportunità commerciale è al centro di “Antartica – Quasi una fiaba“, il nuovo film di Lucia Calamaro che arriva nelle sale il 7 maggio. La pellicola racconta le vicende di una piccola comunità di ricercatori, isolata dal mondo per otto mesi all’anno, impegnata a scrutare l’orizzonte del futuro dell’umanità. L’equilibrio della base antartica più remota del pianeta viene sconvolto dall’arrivo di Maria (Barbara Ronchi), scienziata dal carattere schivo e dalla determinazione granitica, il cui ingresso mette in discussione i piani del capo della missione Fulvio Cadorna (Silvio Orlando), suo mentore e punto di riferimento. Quello che inizialmente appare come un obiettivo comune si trasforma progressivamente in una battaglia personale, dando vita a un conflitto che intreccia dimensioni scientifiche, ideologiche e sentimentali.

“Il film ruota intorno un imperativo morale, che poi è l’imperativo categorico kantiano di base, su dov’è il giusto fare? – ha dichiarato la regista Lucia Calamaro – Ecco il giusto già è una parola che non si usa praticamente più. Dopodiché la domanda è di chi è il sapere? Di chi è la conoscenza? Di chi è l’invenzione? Di chi è? Chi possiede il frutto di una mente che comunque è umana e quindi è uguale a tutte le altre menti umane, ma diversa nella sua biografia e contestualmente altra rispetto a altre vite umane che sono state in altri anni? Possiamo noi appropriarci del sole? Questa se la poneva Sabin, che è l’inventore del vaccino della polio, che doveva essere anche un monologo del personaggio di Barbara Ronchi, poi è finito nei grandi tagli che ha subito questo film”.

E ancora: “Ma lui ha inventato il vaccino della polio e l’ha dato gratuitamente al mondo, dicendo questo è il mio regalo per il mondo, per tutti i bambini del mondo. Dopodiché, quando gli hanno chiesto, ma lei non voleva diventare ricchissimo e brevettare la sua ricerca? Ma si può brevettare il sole? Ecco, secondo me questo è il punto che dà più o meno la linea morale di quello che abbiamo provato, forse anche a volte un po’ ingenuamente a fare dentro il film”.

Da una ricerca cinematografia a una vera e propria. Qualche anno fa l’attrice Barbara Ronchi ci spiega che è stata “in Brasile era una missione antropologica, quindi noi eravamo una missione italiana dove c’erano archeologi, antropologi, topografi. Ed è stato meraviglioso perché era proprio partire, andare dall’altra parte del mondo a cercare le tracce del primo uomo sulla terra e se i tempi coincidevano tra il Sud America e l’Europa. Poi noi in questo bacino di scavo abbiamo trovato dei resti di megafauna estinta e abbiamo trovato delle punte di lancia e quindi l’uomo lì c’era stato”.

“Devo dire che quella scoperta lì è stato molto per me molto emozionante. – ha continuato Ronchi – Ero una ragazzina che si stava laureando in Archeologia e trovare quelle tracce umane lì per me è stato il pensiero che ho avuto per ‘Antartica’. Il mio personaggio Maria fa una scoperta rivoluzionaria, una scoperta in questo momento fantascientifica perché non è ancora avvenuta quel tipo di ricerca, ma è quello che i glaciologi si augurano di trovare prima o poi. Questa molecola ibernante che ti permetta di congelare dei corpi vivi e poi scongelarli. Magari un corpo che ha bisogno di cure, che al momento non esistono, quindi l’idea alla base del film è quella tra 40, 50 anni, 60 anni poter scongelare quel corpo e curarlo. La mia missione brasiliana è molto più piccola, però un pochino io ci ho messo di quella felicità lì, di quando avevamo trovato quelle piccole punte di lancia in quel bacino vent’anni fa”.

“È anche quello che mi ha spinto a fare questo film perché si parlava di questo. – ha concluso – Si parlava della possibilità, perché noi siamo imbevuti di capitalismo, siamo imbevuti dell’idea che bisogna capitalizzare, bisogna assicurarsi qualcosa, assicurarsi dei soldi, assicurarsi il potere. Io penso che se avessi la possibilità di fare una grande scoperta scientifica, non avrei dubbi sul fatto che quella scoperta è dell’umanità. Cioè non avrei neanche il diritto di arrogarmi il brevetto. Non lo so, forse per una questione di vanità mi piacerebbe che ci fosse scritto brevetto Ronchi. Però poi mi piacerebbe che poi venisse distribuito negli ospedali pubblici e che tutti ne avessero accesso. Mi sembra più giusto nei confronti del mondo”.

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