È il giorno del voto alla Camera sulla procedura di impeachment al presidente americano Donald Trump. Un appuntamento arrivato con la tensione di nuovo alta tra il magnate e la speaker Nancy Pelosi. The Donald ha infatti inviato una lettera in cui accusa lei e i Dem, in caso di autorizzazione a procedere, di “guerra aperta alle democrazia americana”, con la politica che gli risponde definendo “vergognosa” la sua missiva. L’aula si è riunita intorno alle 15 italiane (le 9 a Washington), anche se il dibattito, con una durata prevista di 6 ore, inizierà solo alle 16, con il voto definitivo programmato alle 22. L’approvazione della proposta di impeachment sembra scontata, visti i numeri dell’aula: secondo il New York Times, sono 218 i parlamentari che voteranno a favore, 169 i contrari e due gli indecisi. Sarà il successivo ed eventuale passaggio al Senato che potrebbe frenare la messa in stato d’accusa del presidente, visto che lì i Repubblicani godono di una larga maggioranza.

I capi d’accusa – Sono due: abuso di potere e ostruzione al Congresso. Nel primo articolo si spiega che il presidente ha abusato del suo potere chiedendo all’Ucraina di annunciare un’indagine sul suo rivale politico Joe Biden. Subordinati alla richiesta di Trump c’erano i 391 milioni di dollari di aiuti militari americani a Kiev. Il secondo articolo riguarda invece l’ostruzione al Congresso e affonda le radici nell’ordine impartito da Trump ai funzionari della Casa Bianca, del Dipartimento di Stato e di altre agenzie di ignorare le richieste di documenti e testimonianze del Congresso.

Nancy Pelosi: “Trump è una minaccia costante per la sicurezza nazionale”
“Trump non ha lasciato altra scelta ai parlamentari se non perseguire il suo impeachment. Ha violato la Costituzione e ha abusato dei poteri del suo ufficio per ottenere un beneficio politico personale a spese della sicurezza nazionale”. È iniziato così il discorso alla Camera della speaker democratica Nancy Pelosi che ha aperto “solennemente e tristemente” il dibattito in aula sull’impeachment. Nel suo discorso, la Dem ha ribadito che il presidente rappresenta una “minaccia costante per la sicurezza nazionale”.

La lettera alla speaker della Camera Trump è partito all’attacco: si tratta di “un colpo di stato illegale e di parte – ha scritto il presidente nella lettera a Nancy Pelosi -. Gli accusati nel processo alle streghe di Salem hanno avuto un processo più giusto”. Il tycoon ha espresso la sua “più forte e potente protesta contro la faziosa crociata dell’impeachment che rappresenta un abuso senza precedenti e incostituzionale da parte dei deputati democratici, senza pari in quasi due secoli e mezzo di storia legislativa americana”.

Trump ha poi continuato definendo la prima accusa di abuso di potere una “invenzione completamente falsa e infondata della vostra immaginazione” e la seconda di ostruzione del Congresso “assurda e pericolosa”. Un tentativo, sostiene, di ribaltare l’esito delle elezioni del 2016 e distrarre l’opinione pubblica dai suoi successi. Avrebbero dovuto indagare, sostiene ancora Trump, sugli “orribili abusi di potere” di Fbi nel Russiagate, in particolare dell’ex capo James Comey, definito come “uno dei poliziotti più corrotti della nostra nazione”. “Non ho dubbi – scrive a Pelosi – che gli americani riterranno lei e i Democratici totalmente responsabili nelle elezioni del 2020. Non dimenticheranno presto il vostro pervertimento della giustizia e il vostro abuso di potere”. E gli ultimi sondaggi, per adesso, gli danno ragione, visto che è passato dal 39% di quando è iniziata l’indagine all’attuale 45%. Alla lettera del presidente ha risposto la stessa Pelosi, definendola “ridicola e veramente nauseante”.

Poi il presidente, utilizzando come al solito il suo profilo Twitter, ha chiesto agli americani di pregare per lui in vista del voto del Congresso: “Potete credere che oggi sarò messo sotto accusa dalla sinistra radicale, dai Democratici fannulloni, e non ho fatto nulla di sbagliato! Una cosa terribile. Leggete le trascrizioni. Questo non dovrebbe mai più succedere a un altro presidente. Dite una preghiera!“.

I precedenti casi di impeachment: Andrew Johnson e Bill Clinton – Il voto alla Camera per l’incriminazione di Trump arriva a 21 anni di distanza da quello di Clinton, che fu messo in stato di accusa il 19 dicembre 1998 per aver mentito sotto giuramento davanti al gran jury sulle accuse presentate nei suoi confronti da Paula Jones, l’ex dipendente dello stato dell’Arkansas, di cui era stato governatore prima della Casa Bianca. Durante la deposizione Clinton smentì seccamente di aver avuto una relazione con la stagista Monica Lewinsky, per poi essere però successivamente inchiodato da un video. A Johnson invece il Congresso contestò di aver violato il Tenure of Office Act, la legge che limitava la capacità di un presidente di rimuovere alcuni funzionari senza l’approvazione del Senato. Johnson fu messo in stato di accusa nel 1868, mentre la legge venne abolita nel 1887. Richard Nixon invece scampò la messa in stato di accusa dimettendosi prima che la Camera votasse sul suo impeachment.

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