Primo stop della maggioranza pentastellata in Campidoglio al termovalorizzatore romano. Sì alla discarica, invece, ma solo dopo l’approvazione del piano regionale rifiuti da parte della Regione Lazio. In più, la sindaca Virginia Raggi ha ricevuto il mandato a valutare se “impugnare o meno l’ordinanza” firmata da Nicola Zingaretti con la quale le si chiede di individuare il nuovo sito di smaltimento entro giovedì 12 dicembre (pena il commissariamento regionale). È quanto ha deliberato l’Assemblea capitolina nella seduta che ha, di fatto, concluso quella straordinaria sull’emergenza rifiuti a Roma e nel Lazio cominciata venerdì scorso.

Come noto, mozioni e ordini del giorno non hanno un valore vincolante per la prima cittadina, ma rappresentano comunque un pronunciamento politico da tenere conto all’indomani della presentazione della bozza di piano industriale dell’Ama, redatto dal neo presidente Stefano Zaghis (e anticipato da IlFattoQuotidiano.it). Un piano, da 520 milioni di euro, che si fonda sulla realizzazione di impianti di incenerimento e di produzione di biogas e che a questo punto rischia di mettere già in minoranza la posizione del manager lodigiano, nonostante il suo impegno a illustrare le slide ai consiglieri.

Il no dell’Aula che affossa il piano Zaghis – Il primo stop a qualsiasi impianto di incenerimento è arrivato su proposta di Simona Ficcardi, la consigliera “ribelle” protagonista di un rumoroso alterco con il capogruppo Giuliano Pacetti prima della votazione. “L’Assemblea impegna sindaco e giunta – si legge nell’atto – ad escludere ogni nuovo impianto di termovalorizzazione dal piano industriale di Ama o altri progetti / accordi commerciali futuri che ne incentivino l’utilizzo”.

Un provvedimento con il quale si chiede anche di “sollecitare l’approvazione dei bilanci Ama”, “sviluppare una pianificazione cittadina a lungo medio termine” e a “procedere al completamento dell’estensione del servizio porta a porta”, in quest’ultimo caso in contraddizione proprio con le valutazioni del presidente Zaghis. L’ordine del giorno è stato approvato con 21 voti favorevoli, tutti pentastellati, con l’astensione di Roberto Di Palma e Enrico Stefano e con il voto contrario di Annalisa Bernabei. Fra i “sì” anche Angelo Diario, che nelle ultime ore si era dimostrato favorevole alla realizzazione di impianti di incenerimento.

Sì alla discarica. Alterco Pacetti-Ficcardi – L’altro tema di giornata riguarda il sì alla discarica nel territorio di Roma Capitale, ma soltanto dopo l’approvazione del piano regionale dei rifiuti da parte della Regione Lazio (il piano è già passato in giunta la scorsa settimana). L’ordine del giorno di maggioranza, scritto da Roberto Di Palma, è passato con 25 consensi e il solo voto contrario di Ficcardi. La consigliera, poco prima del voto, è stata protagonista di una discussione piuttosto accesa con il capogruppo Giuliano Pacetti, prima di andare via sbattendo la porta.

(Il sito per la discarica, ndr) è già stato scelto, è sul 14esimo (municipio, ndr). Il discorso è che io non lo faccio con l’ordinanza, lo faccio il piano rifiuti approvato, con le aree bianche”, ha spiegato il capogruppo ai suoi. L’altra richiesta emersa dal provvedimento è quella di “valutare se impugnare l’ordinanza” firmata da Nicola Zingaretti, che impone al Campidoglio l’individuazione del sito entro giovedì 12 dicembre. Successivamente Pacetti ha precisato ai giornalisti presenti che “le aree individuate sono quelle cosiddette ‘bianche’ della Città Metropolitana, non c’è niente di predeterminato“.

Adesso cosa succede? Decisive le prossime ore – Come detto, il voto in Assemblea capitolina non è vincolante per la prima cittadina, che in queste ore sta valutando se seguire le valutazioni del presidente Ama nominato poche settimane fa, rispettando i diktat della Regione Lazio, o se andare allo scontro con Nicola Zingaretti, rischiando anche il commissariamento. Secondo l’ordinanza regionale, la prima cittadina ha meno di 48 ore di tempo per indicare il sito della nuova discarica. Dall’altra parte, l’orientamento iniziale era quello di contestare davanti al giudice amministrativo la chiusura anticipata della discarica di Colleferro – dove attualmente finiscono i rifiuti capitolini – e provare a guadagnare tempo rispetto al termine ultimo del 15 gennaio.

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