Per la prima volta in 150 anni di storia, l’Opera di Vienna ospiterà un’opera scritta da una donna, la compositrice Olga Neuwirth. L’8 dicembre nel teatro austriaco debutterà Orlando: A Biography, opera ispirata al romanzo di Virginia Woolf. La squadra è quasi tutta femminile: il libretto è stato scritto dalla Neuwirth insieme alla drammaturga Catherine Filloux, la regia è della britannica Polly Graham e i costumi sono stati creati dalla stilista giapponese Rei Kawakubo, fondatrice del marchio di moda Comme des Garçons. Nel mondo dell’opera le donne sono come i panda, una specie rara: poche registe, poche direttrici d’orchestra e pochissime compositrici. Qualcosa però sta cambiando. Sul podio, intanto: in Italia sono felici eccezioni personalità di primo livello come Speranza Scappucci, Maria Luisa Macellaro La Franca, Gianna Fratta, Beatrice Venezi. Più difficile però che in scena vadano i lavori delle compositrici. Tanto che la stessa Macellaro La Franca, palermitana di 39 anni, che da 3 dirige a Bordeaux, con l’appoggio del comune francese sta tentando di organizzare un festival dedicato solo a compositrici.

L’Orlando di Virginia Woolf che andrà in scena alla Wiener Staatsoper racconta di un cortigiano dell’età elisabettiana che attraversa i secoli e i due sessi, arrivando fino al Novecento nel corpo di uomo e poi in quello di donna. “Non parla solo di genere, mette in discussione tutti i sistemi binari” ha detto la compositrice in un’intervista al Guardian. “Orlando sperimenta la sensazione di stare ‘nel mezzo’ sia nella vita che nell’arte, è un’opera che parla di libertà d’espressione, di scegliere la propria identità senza essere per forza incasellati”. Austriaca, 51 anni, Olga Neuwirth ha letto il romanzo di Woolf appena quindicenne e se ne è innamorata. “Voglio veramente dare una scossa a questo antiquato, bellissimo, meraviglioso luogo”. Il ruolo di Orlando sarà interpretato dall’artista transgender Justin Vivian Bond, accanto a un cast di cantanti d’opera.

Nel 2016 il Metropolitan di New York ha ospitato per la prima volta un’opera composta da una donna, L’amour de loin, scritta dalla svedese Kaija Saariaho. La Royal Opera House di Londra ha promesso di coinvolgere più registe e compositrici per “dare nuove prospettive ai classici“. Nei teatri italiani, patria del melodramma, la situazione non è più rosea (e nemmeno più rosa): un nome da segnare però è Silvia Colasanti, che quest’anno ha inaugurato il Festival dei Due Mondi di Spoleto con l’opera in due atti Proserpine, che segue Il Minotauro, in una trilogia dedicata al mito.

Peccato perché l’Italia aveva precorso i tempi con la prima compositrice di “musiche sceniche” al mondo, Francesca Caccini, detta la Cecchina, virtuosa musicista e cantante della corte dei Medici apprezzata in tutt’Europa nel Seicento. Nata nel 1587 come figlia d’arte (il padre, Giulio Caccini, è tra i primi compositori d’opera) veniva descritta dai contemporanei come una donna colta, “irrequieta e fiera”. Claudio Monteverdi in persona la elogiò, Enrico IV la giudicò “migliore di tutte le cantanti francesi” e avrebbe voluto tenerla in Francia. Tutte le corti se la litigarono – Modena, Mantova, Lucca e Ravenna – ma dal 1607 fu ufficialmente al servizio dei Medici, dove pare fosse l’artista più pagata. Suonava, insegnava musica e componeva: perfino Michelangelo Buonarroti il giovane, pronipote del celeberrimo scultore, le inviava i suoi versi da musicare. Il melodramma La liberazione di Ruggero dall’Isola di Alcina, commissionato nel 1625 per l’arrivo a Firenze del principe polacco Sigismondo, fu un tale successo che il principe lo volle far rappresentare a Varsavia.

Apprezzatissima in vita, Francesca Cecchini fu praticamente dimenticata dopo la morte. Ha avuto qualche erede, ma i loro nomi oggi sono completamente oscuri: Adelaide Orsola Appignani (che pure in vita aveva goduto di un discreto successo) Carolina Uccelli e Elsa Olivieri Sangiacomo, moglie, musa e collaboratrice di Ottorino Respighi. Forse qualcuno si ricorda di Nannerl Mozart, sorella maggiore di Wolfang Amadeus o di Clara Schumann, ma tante altre sono state dimenticate. Per questo, le musicologhe statunitensi Christine Ammer e Penny Brandt hanno creato un archivio di opere liriche composte da donne che conta più di cinquecento titoli composti nel corso dei secoli. A cui oggi si aggiunge anche l’Orlando di Olga Neuwirth.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L'abbiamo deciso perchè siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un'informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Jovanotti, esce Lorenzo sulla Luna: ecco come mai Jova ha deciso di pubblicare un album di cover

next
Articolo Successivo

I palchi della Scala sono il centro della vita milanese. E una deliziosa mostra li racconta

next