Ci sono, generalmente, due ragioni per cui un artista pop con una lunga e gloriosa carriera pubblica un album di cover: o è alla ricerca di un rilancio in un momento stagnante, e allora le cover sono un ottimo modo per tornare in pista senza rischiare troppo, giocando su pezzi già famosi e sul proprio nome; oppure è in una fase di scarsa ispirazione creativa, e le cover sono un modo per pubblicare materiale senza aspettare troppo tempo rischiando di uscire dai radar. Entrambi questi scenari però sono molto lontani e poco credibili per Jovanotti, che arriva da dieci anni di enormi successi discografici, da una hit estiva forte, ’Nuova Era’ (prodotta da Dardust), e dal tour dell’estate 2019, il Jova Beach Party, che ha evidentemente segnato qualcosa di inedito per la storia dell’intrattenimento in Italia (e non solo).

Cosa spinge allora un cantate che non ha bisogno di strategie particolari a registrare e pubblicare un disco di cover? Probabilmente, la schietta e sincera voglia di farlo. Tanto più che ‘Lorenzo Sulla Luna’ non viene lanciato con la solita, imponente macchina promozionale che si muove quando Jova parte con qualche nuovo progetto. Un profilo basso, una promo praticamente solo social. E schietto e sincero sembra proprio questo concept album di cover a tema “luna”, registrato in una settimana di session lo scorso marzo a Malibu, in California, nello studio di Rick Rubin, Shangri-La. Si va da Ornella Vanoni con Toquinho e Vinicius De Moraes a Gianni Togni, da Ivano Fossati a Lucio Dalla, e poi Tre Allegri Ragazzi Morti, Samuel, Roberto Murolo, Domenico Modugno e Fred Buscaglione.

Proprio con Buscaglione si chiude l’album, una bella versione di ‘Guarda Che Luna’, chiusura ideale se vogliamo, visto il peso e la fama del brano. Di quello iniziale (di Modugno) invece, parleremo alla fine. In mezzo, alcuni take molto riusciti, altri meno efficaci. Non brillano le auto-cover, ‘Chiaro Di Luna’ e ‘Luna Di Città D’Agosto’. La prima non supera l’originale, che nella versione di ‘Oh, Vita!’ è così perfetta, delicata, equilibrata da essere già un classico, e sicuramente una delle vette di un repertorio, quello delle canzoni d’amore di Jovanotti, già ricchissimo e fortunato, in molti casi parte del patrimonio musicale nazionale.

La seconda è un piccolo gioiello che risale ai tempi di ‘L’Albero’, best seller del 1997, e pur non essendo mai diventata una hit o un singolo, è una splendida canzone, con un grande, azzeccatissimo arrangiamento, che viene qui asciugato e a cui viene aggiunta una strofa inedita tra rap e cantato. Buona l’idea, ma l’originale ha un mood davvero magico, notturno, misterioso. ‘Luna Di Città D’Agosto’ racconta il punto di vista di un innamorato malinconico, solitario, in città durante l’estate e nostalgico verso l’amata lontana; e andando per analogie, proprio Dalla e Fossati hanno scritto alcune magnifiche canzoni che possono essere la controparte “diurna” di ‘Luna Di Città D’Agosto’. Il primo con la straordinaria ‘Domenica’, da ‘Henna’, disco del 1993; il secondo con ‘Aspettare Stanca’ (2006) e con ‘Cartolina’ (2003) che raccontano la solitudine, la malinconia della città d’estate, in assenza della persona amata. Dalla viene riproposto da Lorenzo in una ruvida e accattivante versione di ‘L’Ultima Luna’, non semplice da fare propria, e qui invece resa con forte personalità e grande gusto. ‘Una Notte In Italia’ di Fossati, invece, non è male ma risulta un tantino piatta rispetto alla versione maestosa, epica del cantante genovese, nelle cui canzoni non è per nulla semplice identificarsi appieno.

Interessante il take su ‘La Luna Piena’ – brano di Samuel dove però c’era già una forte mano autorale dello stesso Jovanotti – e la frizzante versione di ‘Luna’ di Gianni Togni, già uscita in estate. Murolo (‘Luna Rossa’) non è materia facile da toccare; la Vanoni nemmeno, ma ‘Accendi Una Luna Nel Cielo’ è indovinata, c’è il Brasile e c’è l’Italia degli anni ’70 come quella di oggi, musicalmente parlando.

Poi, c’è un capolavoro. Un pezzo che è doveroso lasciare qui, raccontato per ultimo, anche se apre il disco. È ‘Notte Di Luna Calante’ di Modugno ed è assolutamente straordinario perché qui Lorenzo reinventa tutto e non è facile reinventare Modugno, difficile da interpretare nella sua vocalità così precisa e nella sua intonazione così perfetta. Jovanotti rende una canzone già bellissima ancora più suggestiva, rendendo proprio l’idea dell’estate, della notte d’estate, in Italia, sospesa sul mare con la luna d’argento che si specchia sull’acqua. Incarnando allo stesso tempo l’estate ideale, perfetta, quella dell’immaginario collettivo della California, dei Beach Boys, di Brian Wilson.

E con una delicatezza, uno struggimento che sono quelli del miglior Elliott Smith, un parallelo spiazzante ma perfettamente sensato. Bellissima. ‘Notte Di Luna Calante’, da sola vale il disco, da sola porta davvero ‘Lorenzo Sulla Luna’. Che di fatto non è un vero album, ma è un divertissement, un disco registrato con la rilassatezza di chi sta facendo il proprio lavoro per piacere e senza pressioni da strategia discografica. Con un arrangiamento da session, molte chitarre acustiche, un organo Hammond, pochi ritocchi, niente elettronica, pochi overdub, poca sovrastruttura. Condizione che diventa il punto di forza nelle canzoni riuscite ed è il paracadute nelle cover meno azzeccate, perché appunto non c’è nulla da dimostrare qui, ma solo l’idea di regalare a chi ascolta un lato inedito di sé, curioso, nudo, giocoso.

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