Tremate, tremate (di freddo): le sorelle sono tornate. Sei anni dopo il film campione d’incassi che celebrava la sorellanza al grido di Let it go, tornano al cinema Anna ed Elsa, ormai diventate donne, in Frozen 2 – Il segreto di Arendelle. Con loro il pupazzo di neve Olaf, la renna Sven e il fidanzato Kristoff – in rigoroso ordine di importanza. Tra molti cambi di look, qualche lacrimuccia e parecchie risate, i registi Jennifer Lee e Chris Buck confezionano il perfetto film di Natale: fiocchi di neve, ricordi di famiglia e serate di giochi sul divano.

I disegnatori della Disney, stufi di colorare sempre tutto di bianco e d’azzurro, hanno scelto di ambientare il sequel in un paesaggio autunnale con bellissime sfumature di rosso e di bruno. O forse lo scioglimento dei ghiacciai ha colpito anche Arendelle, chissà. Fatto sta che le protagoniste sono cresciute, e ce ne accorgiamo subito perché Anna compare senza le trecce e con un bel paio di scarpe col tacco. Poi però rientra a casa scalza, dove l’aspetta il fidanzato in vestaglia per una serata di giochi in famiglia. Anna e Elsa sono due millennials, altroché. Ad Arendelle tutto va a gonfie vele finché Elsa comincia a sentire le voci – che già non è mai un buon segno – e decide di seguire il richiamo della Foresta (Incantata) da cui le aveva messe in guardia il padre prima di morire. Anna fa quello che fanno di solito le sorelle minori: segue la sorella maggiore per tutto il tempo, senza mai staccarsi un attimo.

C’è anche Kristoff, il suo fidanzato, che per tutto il film prova a dichiarare il suo amore, ma finisce per cantare alle renne e rivedere nella sua testa il videoclip della propria storia d’amore. Fortunatamente si portano dietro anche Olaf, il pupazzo di neve, che è il vero mattatore del film, anche grazie al meraviglioso doppiaggio di Enrico Brignano: la scena in cui fa la parodia di Frozen è da antologia. Olaf sta crescendo e prende la questione con grande serietà: si pone domande filosofiche sulla crescente complessità della vita, balla come Gene Kelly in Singing In The Rain e canta canzoni sul fatto che una volta cresciuto troverà tutte le risposte. Quanto ottimismo, quanta ingenuità.

L’allegra brigata intraprende un viaggio verso una terra inesplorata e nel proprio passato, per capire l’origine dei poteri di Elsa e scoprire qualcosa di più sulla storia della famiglia e sulla storia di Arendelle. Mentre Anna è impegnata a fare la vaga con il fidanzato, Elsa deve confrontarsi con la sua magia e domare lo spirito del fuoco che si presenta sotto le sembianze di Charmander, il Pokemon lucertola che sputa fuoco. Jennifer Lee e Chris Buck non hanno dato una fidanzata a Elsa, come chiedevano i fan, ma le regalano le scene d’animazione più belle e la vediamo cavalcare verso l’orizzonte come una novella Lady Godiva.

La Disney lo sa: il pubblico medio dei suoi film non è più formato solo da bambini e genitori, ma da ex bambine quasi trentenni che hanno visto il primo e ora, con la scusa, tornano a vedere il secondo. La prova è che la maggior parte delle canzoni parla del tempo che passa e della paura dei cambiamenti (leggi: di invecchiare). No, non c’è una nuova Let it go, anche se Into the Unkown-Nell’ignoto si candida a soffiarle lo scettro, specialmente nella versione italiana firmata da Giuliano Sangiorgi. Le voci sono affidate a Serena Rossi, Serena Autieri, Enrico Brignano e Paolo De Santis.

Il film è una grande fiaba sull’avventura di crescere: sfidare l’ignoto, fare un passo dopo l’altro, prendere decisioni difficili senza perdersi d’animo. Un inno alla complicità tra donne e alla forza femminile: il fatto che le due principesse siano al passo con il tempi lo dimostra Elsa che indossa i leggins e corre a piedi nudi, perché quelle scarpine con il tacco sul ghiaccio erano meno credibili dell’amore a prima vista. La cosa che più manderà in visibilio le piccole donne sono i mille cambi d’abito e d’acconciatura delle protagoniste nel corso del film. Mamme, in bocca al lupo per il prossimo Carnevale.

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