“Spesso ci chiamavano, eravamo un gruppetto di attrici, perché interessava mostrarci belle e mezze nude per far arrapare questi uomini anziani che ci giravano intorno”. Ornella Muti versione Festival di Cannes si fa sfuggire qualche dettaglio proibito sulla sua carriera di attrice da giovanissima. L’interprete di Innamorato Pazzo e L’ultima donna si trova sulla Croisette in quanto parte del cast di Roma elastica, sezione Midnight Screening di Cannes 2026.
Il film è diretto da Bertrand Mandico ed essendo ambientato a Roma nei primi anni ottanta è zeppo di nomi italiani nel cast. Oltre alla Muti sono presenti Isabella Ferrar, Tea Falco, Franco Nero, Maurizio Lombardi e Michee Bravi. Protagonista di Roma elastica è invece Marion Cotillard, star che si trasferisce a Cinecittà per girare un film di fantascienza. Bollettini cannensi parlano di “un viaggio metafisico”, di omaggi al cinema di Fulci e Bava. Mentre Mandico è una sorta di icona underground nel circuito art house francese, idolatrata dai Cahiers. “Mi sono divertita un mondo a interpretare una donna molto diversa da me”, ha sottolineato la Muti che interpreta una presentatrice tv egocentrica. “Oggi sono un po’ tutte uguali le intervistatrici televisive, cercano sempre lo scoop. Ormai non esistono più le interviste serene”. Su Mandico, Muti spiega che è un regista “unico, folle, all’avanguardia e non segue le regole. È meraviglioso. Di registi così, oggi ce ne sono molto pochi”.
A seguire sbuca il riferimento agli anni d’oro dei sessanta/settanta quando Muti si afferma senza indugi nel cinema italiano e internazionale. “Il più grande privilegio dell’attore è quello di poter essere liberi di esprimersi. Se ci credi troppo, questo mestiere può diventare una tomba. Meglio non prenderlo troppo sul serio. Recitare è una gioia”. Infine, un ricordo sulla sua bellezza di ragazza, un dettaglio che nella sua ultima intrigante autobiografia non è scritto: “Sì, spesso ci chiamavano, eravamo un gruppetto di attrici, perché interessava mostrarci belle e mezze nude per far arrapare questi uomini anziani che ci giravano intorno (…) La bellezza può essere una spinta e anche un limite: ciò che conta è imparare a lavorare sui propri pregi e difetti per trasformarli in punti di forza”. Muti sarà a breve su Netflix in The Label con Christian De Sica e successivamente nella nuova serie di Pupi Avati.