E’ ormai diventato una icona indiscussa in rete, tanto che i suoi ammiratori gli dedicano giornalmente svariati meme e lo hanno tributato con una pagina Facebook cliccatissima, “Barbero ministro delle esecuzioni sommarie”. Si tratta di Alessandro Barbero, professore ordinario di Storia Medioevale all’Università del Piemonte Orientale, divenuto celebre non solo per le sue passate collaborazioni ai programmi culturali di Alberto Angela, ma per i suoi seminari di storia, una preziosa e complessa materia raccontata dal docente con una straordinaria capacità di renderla avvincente e comprensibile a tutti. E a riguardo, Youtube pullula di omaggi e di lezioni-video dello storico per la gioia degli internauti.

Ospite della trasmissione radiofonica a “Off Topic – Fuori dai luoghi comuni”, su Radio 24, Barbero sfata diversi luoghi comuni della storia e della società, a partire dal topos “italiani brava gente”: “E’ vero a metà. Provate a chiedere ai libici come era piacevole essere dominati dagli italiani o impiccati da Graziani oppure chiedete agli etiopi cosa successe quel giorno ad Addis Abeba, quando ci fu l’attentato al governatore italiano Graziani e le camicie nere cominciarono ad ammazzare la gente per strada. Bastava che fossi nero e ti spaccavano la testa. Però noi siamo ‘brava gente’ in confronto ad altri. Da dove nasce il luogo comune ‘italiani brava gente’? – continua – Dalla campagna di Russia. Rispetto ai tedeschi perfino i nostri erano considerati dai russi ‘brava gente’. Insomma, i russi ci hanno trovato più simpatici dei tedeschi. Il Risorgimento? C’è un altro mito, purtroppo insegnato nelle scuole elementari o rappresentato negli affreschi dei Municipi e nei monumenti nelle piazze. E cioè che gli eroi di quel tempo erano tutti amici tra di loro. Ma non è vero. In realtà, Vittorio Emanuele, se avesse potuto mettere le mani su Mazzini, lo avrebbe impiccato, come se fosse un terrorista”.

Battuta del docente anche sui ‘terrapiattisti’: “Non mi fanno alcun effetto, né mi fanno peggiorare l’idea che ho dell’umanità. Che il mondo sia pieno di imbecilli si è sempre saputo e la rete ce lo svela e ce lo mostra chiaramente”.
Lo storico si sofferma su un altro luogo comune, secondo cui gli italiani non sono capaci di fare una rivoluzione: “E’ verissimo. Effettivamente in Italia è un disastro a livello di rivoluzioni. Non si sono mai cominciate rivoluzioni serie e non sono mai riuscite. In teoria ci vorrebbe una rivoluzione in un mondo schifoso come questo, ma poi mi chiedo: io personalmente sarei contento che si ammazza per le strade? Non lo so e credo che quasi tutti noi la pensino così”.

E alla domanda dei conduttori Alessandro Longoni, Riccardo Poli e Beppe Salmetti sulla necessità odierna di una ghigliottina, l’accademico risponde: “Nel 1793, all’apice del terrore a Parigi, tagliavano la testa a molte persone che se lo meritavano, ma non quanto se lo meriterebbe certa gente di oggi. Il motto “erano dei re e i re si decapitano” potrebbe essere valido anche oggi. Ma non abbiamo neanche un re da decapitare in Italia, è la solita storia. Che rivoluzione vogliamo fare?”.

Riguardo al tema immigrazione, Barbero osserva: “Noi eravamo dei buoni immigrati nel ‘900 ma eravamo percepiti come un popolo di selvaggi che non si lavavano, di feroci, di accoltellatori, che sfruttavano le donne e uccidevano chiunque. Agli occhi dei wasp americani bianchi e protestanti di quel tempo di sicuro non eravamo brava gente”.

Sul ritorno al fascismo in Italia e in Europa, il docente chiosa: “Di solito noi storici non azzecchiamo mai il futuro, però stavolta spero di azzeccarlo. Non credo che ci possa essere un ritorno del fascismo, però ‘fascismo’ non vuol dire soltanto ostilità per il diverso o il razzismo, quelli ci sono. L’Italia è piena di gente che è fascista in fondo al cuore. In realtà, ‘fascismo’ voleva anche dire “marciamo tutti inquadrati per le strade e il sabato, anziché farci i fatti nostri, andiamo alla riunione fascista”. Questo credo che né in Italia né in Europa nessuno lo voglia più”.

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