Una suora è andata in ospedale con forti dolori addominali e lì, facendole un’ecografia, i medici hanno scoperto che era incinta. Poche ore dopo è arrivata la notizia di un altro episodio simile, con la sorpresa di chi conosceva la loro missione nelle parrocchie di appartenenza. I due casi sono avvenuti in Sicilia, uno in provincia di Messina e l’altro di Ragusa.

Il primo episodio, a Sant’Agata di Militello, riguarda una suora 34enne ospite di un piccolo convento dei Nebrodi. La donna aveva accusato forti dolori all’addome ed è stata accompagnata in ospedale dalle consorelle preoccupate dai dolori che l’avevano colpita. Lì, con sua stessa sorpresa, ha scoperto da un’ecografia di essere incinta. La notizia è stata confermata da ambienti ecclesiali che hanno anche spiegato che ora la religiosa potrà abbandonare il suo ordine religioso per fare la mamma a tempo pieno. Secondo i media locali la suora, di origine africana, nei mesi scorsi si è allontanata dal convento per fare visita ai parenti nel Paese natale.

L’altro episodio riguarda invece la comunità di un comune del Ragusano dove un’altra suora, originaria del Madagascar e responsabile di un servizio di assistenza per anziani, ha anche lei scoperto di aspettare un bambino. La notizia risalirebbe a circa un mese fa. La donna fungeva anche da madre superiora ed ha lasciato l’istituto di cui era ospite facendo ritorno nel suo paese d’origine.

Quanto accaduto in Sicilia non è però l’unico caso in Italia. Nel 2014, a Rieti, la notizia di una suora incinta fece ben presto il giro della città, con un tamtam mediatico che costrinse l’ospedale locale a predisporre un servizio di sicurezza per tenere lontano i troppi occhi indiscreti. La donna, di origini salvadoregne, diede alla luce un bambino e decise di lasciare l’ordine religioso per dedicarsi anima e corpo al piccolo. Un anno dopo, nelle Marche, una novizia diede alla luce un altro bambino.

Un caso che riportò alla memoria quello di un’altra religiosa, una 40enne di origini congolesi, che nel 2011 partorì, sempre nelle Marche, dopo aver denunciato di essere stata violentata da un sacerdote suo connazionale. Inizialmente la donna, che lasciò i voti, decise di non riconoscere il piccolo, salvo poi cambiare idea poco più di due mesi dopo ingaggiando una lunghissima battaglia legale. Battaglia terminata con una sentenza della Cassazione che le riconobbe il diritto di ripensamento riconsegnandole, tre anni e mezzo dopo, il figlio legittimo che inizialmente era stato dato in affidamento ad una coppia del Maceratese.

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