Ora più che mai è giunto il momento di scegliere quale Italia vogliamo, in quale Paese vogliamo vivere. Quello della senatrice Liliana Segre, che ha vissuto l’orrore di Auschwitz e ha costruito su quelle macerie di umanità la grandezza del non odiare? Oppure il Paese di chi, di fronte a tale espressione di umanità, l’unica cosa che riesce a dire è che il vero problema è l’odio per Matteo Salvini?

La storia italiana, come tutte le storie, è fatta di giganti e nani, ma qui le proporzioni sono saltate del tutto. Ogni confronto è legittimo e auspicato, ma implica un minimo di onestà intellettuale. Persino un cinico geniale come George Orwell non avrebbe saputo immaginare un tale livello di perversione e di torsione della realtà. Gli spargitori di odio, che insultano tutto e tutti coloro che osano contraddirli, diventano le vittime. Loro sono gli odiati.

Sono segnali pericolosi, che infettano la vita sociale di tutti noi. Nessuna società può vivere a lungo, lacerata da pulsioni così violente. In uno stato di permanente campagna elettorale, segnato da toni sempre più esasperati, non si riesce neppure a trovare un punto d’accordo comune, nella volontà di sconfiggere quella piaga purulenta che è il razzismo in ogni sua declinazione.

Una destra civile dovrebbe portare avanti le sue idee e il suo progetto: lo fa in molte parti del mondo, ma non può accondiscendere a manifestazioni violente e fondate sull’odio razziale. Qui sta la differenza tra una destra liberale e il fascismo. In una democrazia ogni opinione è legittima, se non lede i diritti fondamentali degli individui. Il rischio è la fine della democrazia stessa.

Per questo dobbiamo davvero riflettere in quale Paese vogliamo vivere: quello di Liliana Segre, che ad Auschwitz ha imparato a non odiare, o quello che odia perché non conosce le sofferenze umane, o peggio prova piacere nel provocarle? Un Paese dove la memoria delle tragedie passate sia un faro per il domani, perché non si ripetano? Oppure uno dalla mente vuota, che guarda indifferente al ritorno di pulsioni (vedi i tremila a Predappio con il braccio alzato) che tanti danni hanno causato?

L’antisemitismo, malattia che sembrava sopita, ritorna in modo ancora più ignorante rispetto alle sue versioni del passato. “Ebreo” diventa un insulto senza nemmeno sapere perché dovrebbe esserlo. Non è un’avversione basata su qualche seppur delirante principio: è odio e basta.

“La politica che investe nell’odio è sempre una medaglia a due facce che incendia anche gli animi di chi vive con rabbia e disperazione il disagio dovuto alla crisi, e questo è pericoloso. A me hanno insegnato che chi salva una vita salva il mondo intero, l’accoglienza rende più saggia e umana la nostra società” ha detto la senatrice. Grazie Liliana.

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