Il laboratorio Umbria ha prodotto una disfatta. Non solo per il Pd, che qui governava da cinquant’anni, ma anche per il Movimento 5 stelle che fa segnare “il livello più basso mai raggiunto dal M5s dal 2013 ad oggi”. Lo certifica l’istituto Cattaneo, in un’analisi del voto che sembra confermare il commento di Luigi Di Maio. “Tutta la teoria per cui si diceva che se ci fossimo alleati con un’altra forza politica saremmo stati un’alternativa non ha funzionato. Il M5s va meglio quando va da solo”, ha detto il capo politico dei 5 stelle, confermando il post del Movimento pubblicato nella note. “Pd o Lega”, ha sottolineato Di Maio fanno “male lo stesso ai 5 stelle“. Parole che lasciano aperte una domanda: il patto civico con i dem sarà ripetuto dopo l’esperienza dell’Umbria? “Farò un incontro con i consiglieri di Emilia Romagna e Calabria e decideremo il percorso. Per le prossime Regionali la terza via il Movimento la può creare fuori dai due poli, il patto civico era un esperimento che non ha funzionato”, ripete il capo politico. Una posizione leggermente diversa da quella di Giuseppe Conte, secondo il quale l’appoggio congiunto di dem e 5 stelle a Vincenzo Bianconi è stato “un esperimento partorito tardi, ci si è mossi tardi. Si presta a varie valutazioni, lascio ai leader delle varie forze di fare le valutazioni, ma dico anche di prendersi del tempo, se un esperimento non è andato bene ci si può fermare a valutarlo, c’è tempo per fare riflessioni, ci sono altre competizioni regionali che ci aspettano”.

“Da M5s disorientamento e distacco per alleanza Pd” – Le analisi dell’istituto Cattaneo sembrano dare più ragione a Di Maio. “L’elettorato cinquestelle non sembra aver aderito alla nuova alleanza: in prevalenza manifesta disorientamento e distacco“, scrive il ricercatore Rinaldo Vignati in un’analisi sui flussi che si concentra sui dati di Perugia. La valutazione estesa all’intera regione certifica come “il bilancio dell’operazione giallo-rossa si presenta nettamente in perdita. Le forze di centrosinistra sommate a quella del M5s nel 2015 avevano raccolto 203mila voti, cioè quasi 50mila voti in più rispetto a quelli ottenuti domenica scorsa degli stessi partiti (153.784). In termini percentuali, l’esperimento giallo-rosso ha perso 21 punti, vedendo scendere i loro consensi dal 57,9% al 36,8%”, ragionano Marco Valbruzzi, Davide Pellegrino e Matteo Pascale Guidotti Magnani. A livello numerico alle ultime regionali del 2015 “il partito di Di Maio aveva ottenuto circa 51mila voti ed oggi si è arrestato sulla soglia dei 31mila, con un calo che in termini percentuali corrisponde a 7,2 punti. In pratica, nel giro di cinque anni il M5s ha dimezzato i suoi consensi, passando dal 14,6% al 7,4% dei voti”.

“Un elettore M5s su due si è astenuto” – Che fine hanno fatto quegli elettori che avevano scelto i 5 stelle? Per provare a rispondere a questa domanda, l’istituto Cattaneo confronta i dati regionali con quelli delle eurooee e delle ultime politiche. I flussi raccontano che “quasi la metà dell’elettorato che il 4 marzo 2018 scelse il M5s oggi si astiene. Si conferma dunque la tradizionale debolezza del M5s nel mobilitare il proprio elettorato nelle consultazioni locali”. Ma non è solo “l’allergia” per le competizioni regionali dei grillini ad avere contribuito alla debacle. Perché “è plausibile affermare che questa scarsa mobilitazione dell’elettorato grillino sia dovuto a un fondamentale disorientamento per un’alleanza con un partito (il Pd) che, negli anni scorsi veniva indicato da tutti gli esponenti del M5s come il principale nemico (gli attacchi al “partito di Bibbiano” risalgono a pochi mesi or sono e sul fuoco delle indagini che hanno colpito la giunta umbra i cinquestelle hanno soffiato parecchio)”.

“Alla Lega 1/5 dei voti del M5s” – Dove sono finiti gli elettori dei 5 stelle che non si sono astenuti? Semplice: hanno votato soprattutto Salvini. “È la Lega la principale beneficiaria dei voti in uscita dal M5s (il flusso verso il partito di Salvini è al 3,6% del corpo elettorale, circa 1/5 dell’originario bacino cinquestelle)”. Addirittura “dall’ampio bacino di consensi accumulato nel 2018, la quota che si dirige verso il partito di Salvini è persino superiore a quella di chi conferma il voto per le cinque stelle. Il Pd e gli altri simboli della coalizione di centrosinistra beneficiano in misura trascurabile di voti ex grillini”. È soprattutto il patto col Pd ad aver fatto male ai grillini. “Di certo – conclude il ricercatore Rinaldo Vignati – l’elettorato cinquestelle non sembra aver aderito alla nuova alleanza: in prevalenza manifesta disorientamento e distacco. Nemmeno nel centrosinistra la nuova alleanza sembra aver suscitato entusiasmo: le perdite che i flussi stimano verso il centrodestra potrebbero essere il segno che una parte degli elettori di questo partito non si riconosce in questa alleanza”. Concetto confermato anche dell’istituto Swg, secondo il quale il 54% degli elettori M5S non ha approvato l’accordo con il Pd. Tra i dem, i numeri sono più contenuti: il 38%. Secondo l’analisi rispetto alle europee il 76% degli elettori del Pd ha confermato la loro scelta, mentre solo il 61% degli elettori di M5s ha fatto altrettanto.

“Umbria regione rossa? Ora è verde” – Sulla vittoria della Lega, gli analisti del Cattaneo spiegano come si tratti di un turno elettorale che conferma definitivamente una tendenza già anticipata dalle Europee: l’Umbria “è sempre più assimilabile, sul piano elettorale, a una regione verde“, mentre “si può definitivamente abbassare il sipario sulla tradizionale ‘subcultura rossa“. Anche perché “oltre il 60% delle amministrazioni comunali umbre è già controllato dalla coalizione di centrodestra”. La vittoria del partito di Salvini è dovuta all’affermazione della Lega nei piccoli comuni. “L’impatto di questo dominio elettorale leghista – sottolinea il Cattaneo – si può notare anche osservando la distribuzione geografica dei consensi per il partito di Salvini nel territorio comunale umbro. Le Lega risulta il partito più votato nel 90% dei comuni dell’Umbria, con una concentrazione dei consensi leggermente più forte nelle aree esterne dei territori di Assisi, Foligno e Terni”. In Umbria, storicamente, la vittoria andava al Pd – e in precedenza ai Ds e al Pci – perché era un partito capace di vincere nelle città periferiche: “La Lega ottiene i suoi migliori risultati elettorali nei comuni delle ‘aree interne’ (quelli intermedi o periferici) e in quelli di collegamento con le grandi aree urbane”. Opposto il giudizio su dem e grillini: “Sia il Pd che il M5s ottengono i loro peggiori risultati proprio nei comuni di ‘periferia’ – rispettivamente, 19,1% e 5,3% – cioè laddove risulta più elevato il consenso alla Lega”.

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