I “miglioramenti nell’economia hanno più che compensato gli effetti negativi” dei tassi sottozero. Durante la sua ultima conferenza stampa da numero uno della Banca centrale europea, a otto anni dal suo arrivo all’Eurotower e poco più di sei dal “whatever it takes” che lo ha fatto definire salvatore dell’euro, Mario Draghi ha difeso l’ultimo pacchetto di misure annunciato il mese scorso, che comprende la ripresa del quantitative easing molto criticata dai governatori del Nord Europa e anche da alcuni ex banchieri centrali. “Sfortunatamente tutto quello che è successo da settembre dopo le nostre decisioni di politica monetaria ha mostrato abbondantemente che la determinazione ad agire in modo sostanziale era giustificata. Non mollare mai è parte della nostra eredità”.

“Come mi sento? Come qualcuno che ha cercato di svolgere il proprio mandato nel miglior modo possibile”, ha aggiunto l’economista facendo un bilancio degli otto anni a Francoforte. “Mi concentro sulle cose che vanno fatte e non sul passato“, perché “il passato non si può cambiare”. E ancora: “E’ stata un’esperienza molto intensa, profonda e affascinante“. Quanto al suo futuro professionale e ai rumor che lo danno tra i papabili per la presidenza della Repubblica italiana nel 2022, l’ex numero uno di Bankitalia ha continuato a glissare limitandosi a un sorridente “non so. Chiedete a mia moglie, ne sa più lei“. Nei mesi scorsi si era parlato della possibilità di uno scambio di poltrone con Christine Lagarde, che gli succederà al vertice della Bce l’1 novembre e che oggi ha preso parte al direttivo, pur senza intervenire. L’ipotesi è poi rientrata anche per ragioni anagrafiche, visto che le regole del Fondo prevedono che i candidati alla direzione abbiano meno di 65 anni.

Oltre che docente in diversi atenei – da Trento a Venezia, passando per Padova e Firenze – Draghi è stato infatti presidente del Financial Stability Board, direttore generale del Tesoro e governatore della Banca d’Italia. Alla Lagarde lascia in eredità la ripresa del quantitative easing e il proseguimento dei reinvestimenti per un periodo esteso anche dopo la data del prossimo rialzo dei tassi, nuove regole per le aste di liquidità e l’introduzione di un sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve, che risponde alle preoccupazioni delle banche sugli effetti dei tassi negativi. Scelte che – stando ai verbali dell’ultima riunione – hanno sollevato qualche dubbio anche all’interno del consiglio direttivo. Ma che dovrebbero alleggerire la pressione sulla successora all’inizio di un mandato che non si preannuncia semplice, visto il persistente rallentamento dell’economia globale e le tante incertezze sul futuro dalla Brexit alle tensioni commerciali.

La valutazione della Bce riguardo all’esperienza dei tassi negativi è “molto positiva”, secondo Draghi. Che ha negato che le riserve espresse da alcuni membri del consiglio direttivo nella riunione del 12 settembre possano intaccare la sua eredità: “Abbiamo discussioni, tutti hanno discussioni, tutte le giurisdizioni hanno disaccordi quando discutono di politiche monetarie. Non è stata la prima volta, lo prendo come una parte del dibattito”. Tra gli auspici del presidente dell’Eurotower per il futuro dell’Eurozona c’è “uno strumento centrale di bilancio”, una cosa “che tutte le unioni monetarie hanno e che può essere usato anticiclicamente, creato però in maniera da non creare più rischio”. Infine un messaggio a Berlino. “Come dice un proverbio tedesco Un dono è un dono. Per cui penso di tenermelo”, ha risposto Draghi a una domanda sul famoso elmetto prussiano che gli fu donato al suo arrivo a Francoforte dal quotidiano Bild. In chiusura, Draghi ha rivolto un ringraziamento “sincero e non formale” per il ruolo dei giornalisti e il loro contributo: “Con le vostre domande avete stimolato la ricerca di una maggiore trasparenza aiutandoci a comunicare meglio”.

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