Il nuovo taglio dei tassi di interesse deciso dalla Bce arriva nonostante la levata di scudi delle banche. Ieri gli istituti italiani sono partiti all’attacco chiedendo a Francoforte di fare qualcosa per ridurre le pesanti conseguenze della politica ultraespansiva sui loro bilanci: con i tassi sottozero, ricavano poco o nulla dall’attività di erogazione di finanziamenti. Così l’Abi ha scritto al presidente dell’Eurotower e al governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, entrambi nel consiglio direttivo Bce, per chiedere loro di spingere per “misure che mitighino gli effetti negativi sulla redditività“, per esempio “un sistema a più livelli per la remunerazione delle riserve” della Banca centrale. Richiesta che è stata accolta.

L’impatto sugli utili delle banche è confermato da un report di Goldman Sachs che ha stimato in 24 miliardi le perdite degli istituti europei dal 2014 a oggi, auspicando che “un tiering accompagni ulteriori tagli dei tassi”. La Bce si è mossa di conseguenza: ha deciso di mettere in campo un sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve, per cui parte delle disponibilità bancarie di liquidità in eccesso non sarà penalizzata con tassi negativi (da oggi al -0,50%) ma registrerà un tasso pari a zero. La quota ‘esente‘ non potrà però essere quella depositata presso la stessa Bce ma solo presso le banche centrali dell’Eurosistema. Il livello di liquidità mantenuta allo 0% – che si applicherà a partire dal prossimo 31 ottobre – sarà definito in base a un coefficiente comune, al momento fissato a sei volte la riserva minima fissata per il singolo istituto. La misura, precisa la banca centrale, servirà a “sostenere la trasmissione bancaria della politica monetaria”. In più il pacchetto annunciato da Draghi prevede un miglioramento delle condizioni dei prestiti agevolati Tltro, condizionati all’erogazione di maggiori prestiti, di cui è stata aumentata la durata limando al tempo stesso i tassi.

Resta da vedere se questo correttivo sarà ritenuto sufficiente dal comparto bancario. Nella lettera a Draghi firmata dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, si lamentavano infatti anche aspetti regolamentari che “riducono fortemente” il credito alle piccole imprese. “Riteniamo – scrive Patuelli – opportuno sottolineare come la trasmissione della politica monetaria accomodante sulle imprese e sulle famiglie, attraverso il canale del credito, possa oggi trovare ostacoli in misure regolamentari che, pur nel condivisibile obiettivo di aumentare la stabilità del settore bancario, riducono fortemente la capacità di erogare credito soprattutto alle imprese di più piccole dimensioni e che maggiormente soffrono nelle fasi di ciclo economico negativo”.

Per ora i mercati stanno premiando i titoli del settore. Dopo una prima fase di sbandamento a ridosso della comunicazione della Bce, le banche italiane si sono riportate in territorio positivo, in controtendenza rispetto all’andamento del settore in Europa. A spingere i titoli è soprattutto il forte calo dei rendimenti dei titoli di Stato – superiore a quello degli altri Paesi europei – che fa aumentare il valore dei Btp in pancia agli istituti, nei cui forzieri sono custoditi circa 400 miliardi di euro di Btp.

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