Padova, da sola, evade Iva più di tutta la Svezia . Non sono badanti, ma attività manifatturiere. Basta semplicemente fare un controllo a Enel e si scopre in che modo non solo truffaldino, ma pesantemente tossico venivano smaltite illegalmente scorie tossiche come le ceneri.

Noi in Campania abbiamo un inceneritore che da solo vale almeno sette degli inceneritori medi europei. Non disponiamo di nessun impianto a norma per smaltire correttamente le sue ceneri all’interno della Regione e quindi, ufficialmente, le ceneri tossiche del nostro maxi inceneritore girano tutto il mondo alla ricerca di un impianto legale per smaltirle ogni giorno.

Grazie a un mio post su Il Fatto, seguito da una interrogazione parlamentare, il ministro Gian Luca Galletti fu costretto a dichiarare che era stato solo un mero errore materiale riportare dall’Ispra “soltanto” 15mila tonnellate di ceneri tossiche prodotte per anno ad Acerra, rispetto alle oltre 150mila reali che girano il mondo alla ricerca di chi le smaltisca. Sono stato il primo, e purtroppo ancora l’unico, medico in Italia che ha cominciato a chiedere disperatamente di saltare tutte le discussioni sui rifiuti urbani concentrandoci prioritariamente, se non esclusivamente, sui rifiuti industriali e sul loro corretto smaltimento a tutela della salute pubblica.

La stima di oltre 30 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti industriali prodotti in regime di evasione fiscale (di cui almeno tre o quattro milioni certamente molto tossici!), che vanno ad avvelenare dovunque nel nostro Paese e nel mondo, è troppo grave per continuare a permettere che non sia questo il centro di qualunque corretta discussione sullo smaltimento dei rifiuti e sulle vere priorità di lotta all’evasione fiscale in Italia.

Ci mancano risorse sufficienti per la sanità pubblica e fondi per i farmaci innovativi in Oncologia. È bastato mettere qualche rilevatore Gps per scoprire che oltre il 60% di Raae come i frigoriferi e le lavatrici vengono smaltiti scorrettamente in Italia per recupero illegale di materiali, come i circuiti refrigeranti in rame. E siamo del tutto ignari che lo spandimento dei liquidi refrigeranti nell’ambiente e nel terreno rende ubiquitaria la presenza di tossici pericolosi che hanno dimostrato essere in grado di provocare, ad esempio, gravi patologie oncologiche come i linfomi non Hodgkin, per curare i quali oggi, con le innovative immunoterapie come il Car-T, occorrono non meno di 450mila euro per singolo paziente!

Io oggi ho un solo desiderio: che la tracciabilità certa dei rifiuti industriali, per ridurre la quota (ormai insostenibile per la salute pubblica) di rifiuti industriali e tossici che ogni giorno avvelenano tutta l’Italia e il mondo intero, diventi una realtà concreta e non solo un sogno apparentemente irrealizzabile. Con urgenza dobbiamo recuperare risorse grazie alla tracciabilità immediata dei rifiuti industriali e tossici, specie nel corso dei loro (legali!) giri per il mondo dal momento che, a loro e non ai rifiuti urbani, è concessa la libera circolazione come merce.

Occorre una tassa per chi non è in grado di riciclare o smaltire in prossimità e in modo certo il proprio rifiuto industriale. A tutela della salute pubblica, serve una tassa disincentivante il trasporto extraregionale dei rifiuti industriali! Va imposto quanto prima, come per il rifiuto urbano, lo smaltimento di prossimità. Oggi è infatti possibile che, dovunque esistano impianti “legali” intermedi, come ad esempio a Como, qualunque “amministrativo” ,“formato” al sistema del giro “bolla cartaceo” (inventato dai camorristi casalesi), può permettersi di fare arrivare dovunque, fare stoccare dovunque e fare smaltire in qualunque modo illegale (a cominciare dal rogo dell’impianto stesso) il rifiuto depositato.

E ci sono oltre 11mila capannoni dismessi soltanto in Veneto. È pura “edulcorazione” della notizia parlare di rifiuti urbani o di rifiuto tal quale. Il rifiuto urbano non supera il 20% del rifiuto totale da smaltire. Oggi nessun impianto “legale” può essere certo di ricevere ogni giorno rifiuto a norma e non “da truffa del giro bolla”. Tutti gli impianti di stoccaggio, di smaltimento e di riciclo sono a gravissimo rischio/certezza di infiltrazione da materiale non conforme!

Nel 2010 mi sono specializzato in Igiene con una tesi sugli impianti di compostaggio che mancano quasi del tutto nella mia Campania. Già allora scoprii che in Campania avevamo finanziato e pagato oltre 50 impianti di compostaggio per una cifra di circa 20 milioni ciascuno, per averne poi realizzato nessuno. Il “sistema” campano dalla nascita, in assenza di tracciabilità dei rifiuti anche umidi, faceva immediatamente “infiltrare” materiale non conforme, determinando le giustificatissime ribellioni della popolazione residente.

I compostaggi non si fanno o si chiudono e il costosissimo trasporto extraregionale gestito da inappuntabili società di trasporto campane: da decenni è regola nella mia regione. Che Padova, da sola, “evade” Iva più di tutta la Svezia è notizia che ha anche un valore sanitario. Non è per niente un caso che il nord Italia, specie Veneto e Lombardia, da soli, registrino ancora oggi i dati peggiori di incidenza di tutte le patologie cronico-degenerative, cancro infantile incluso.

Evadere l’Iva, e quindi produrre rifiuti industriali che devono essere obbligatoriamente smaltiti in qualche modo, può solo determinare disastri ambientali e conseguente danno certo alla salute pubblica, in Veneto come in Campania. Dobbiamo quanto prima concentrare tutta la nostra attenzione sulla tracciabilità certificata dei rifiuti industriali per essere certi di creare realmente una industria “green” e del riciclo sostenibile.

Al momento, in assenza di tracciabilità certificata dei rifiuti industriali, nessun impianto di stoccaggio, di riciclo o smaltimento è al sicuro. I magistrati se ne stanno rendendo conto, l’opinione pubblica ancora no!

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