Sono veramente avvilito per come gli “esperti” di economia pensano di combattere l’evasione fiscale in Italia.

Il totale dell’evasione fiscale calcolato supera ormai ampiamente i 109 miliardi di euro all’anno. Il primo pensiero per combattere tale enormità all’ordine del giorno pare che sia la lotta alla evasione fiscale delle colf e delle badanti che non supera un totale di 3 miliardi di euro all’anno e che sono diventate indispensabili nelle nostre famiglie non certo per lusso ma per sopravvivere al danno sanitario che l’inquinamento ambientale ha provocato nelle nostre terre.

Quando io mi laureai, nel 1980, nasceva solo un bambino ogni 1750 con autismo. Oggi siamo arrivati a 1/77 con insostenibili costi sociali a carico delle famiglie. Egualmente, nel 1980, l’Alzheimer praticamente non esisteva. Oggi tutti i nostri anziani saranno costretti a ricorrere ad almeno una badante per sopravvivere. Mia madre si è spenta nel 2010 dopo almeno 5 anni di cure continue con due badanti giorno e notte a causa dell’Alzheimer.

Da medico farmacoeconomista, ho scelto di diventare medico ambientalista e preoccuparmi innanzitutto di prevenzione primaria. Mentre si sta pensando a come tartassare il welfare che ci sta permettendo di sopravvivere a tanto disastro, non ho sentito una sola parola sulla necessità di tracciare a tutela della salute pubblica almeno gli oltre dieci milioni di tonnellate di soli rifiuti tossici delle attività manifatturiere che circolano senza tracciabilità certa ad avvelenare tutte le Terre dei Fuochi d’Italia.

Siamo certi che non meno di 3-4 milioni di tonnellate l’anno di soli rifiuti tossici vanno in giro non tracciati per l’Italia e per il mondo ad avvelenare le terre di tutti noi. Ma il nostro governo pensa prioritariamente a combattere l’evasione fiscale delle badanti, prese in casa per accudire i nostri cari, colpiti da una così grave lapidazione ambientale, specie nelle Terre dei fuochi. Vergogna!

In questi giorni sono stati presentati gli aggiornamenti del registro tumori della Terra dei Fuochi di Caserta.

I dati presentati ufficialmente, dopo sanguinose battaglie di molti decenni, risultano di particolare gravità anche perché la provincia di Caserta è la provincia più giovane di Italia e per questo motivo riceve, per singolo cittadino residente, la quota più bassa della ripartizione dei fondi per le cure da parte del SSN. Il principio “scientifico-politico” di ripartizione prevede, infatti, che in Italia le quote del SSN siano ripartite sulla base della età della popolazione residente e poiché la Campania (e soprattutto la provincia di Caserta) sono le più giovani d’Italia, qui prendiamo meno soldi di tutti. Siamo danneggiati due volte da una industrializzazione selvaggia e dal lavoro “a nero” che caratterizza da sempre la nostra terra: provoca danno sanitario grave nella provincia più giovane di Italia che per tale motivo riceve pure meno soldi per le cure. E i gravissimi dati di mortalità si spiegano anche per questo!

Sono molti anni che, a partire dal cosiddetto “studio Bertolaso” del 2007 sino al quinto aggiornamento del report “Sentieri” dell’Istituto Superiore di Sanità (giugno 2019), la gravità del rischio sanitario della popolazione è stata segnalata da fonti autorevoli di cui soltanto noi Medici dell’Ambiente siamo stati la voce tecnica e indipendente. Purtroppo le fonti istituzionali regionali hanno fatto veramente di tutto per negare o ridimensionare il problema. E’ sufficiente rilevare che dei sei milioni di cittadini italiani monitorati dal progetto Sentieri che certifica un aggravamento con un eccesso del 9% di tutti i tipi di cancro, anche infantile e giovanile, ben 1,8 milioni di cittadini (circa il 30% del totale) sono soltanto campani. E’ ampiamente giustificato quindi non soltanto il nostro impegno a diffondere la Verità ma soprattutto il perché il movimento civile a difesa dell’ambiente sia in Campania tra i più rilevanti a livello nazionale.

Come da sempre scriviamo noi, e non altri, le “Terre dei fuochi” peggiori in Italia siano più al nord che in Campania. Mentre però al Settentrione esse appaiono “concentrate” in pochi e ben evidenti territori caratterizzati da una eccessiva concentrazione di impianti “legali” di smaltimento rifiuti soprattutto industriali (esempio provincia di Brescia), in Campania il fenomeno assolutamente incontrastato del lavoro in nero di scarpe, borse e vestiti è ampiamente parcellizzato tra le province di Napoli e Caserta costituendo così un danno diffuso “a macchia di leopardo” che coinvolge però un eccezionalmente elevato numero di cittadini, al contrario delle Terre dei Fuochi del nord. Nulla è stato fatto per un contrasto preventivo reale ed efficiente al “lavoro a nero” sino ad oggi e quindi la nostra Terra de Fuochi “lavora” e uccide ogni giorno anche oggi.

La lotta all’evasione va fatta prioritariamente contro il nero delle industrie manifatturiere, non delle badanti!

E dopo tanti decenni di danno sanitario e la richiesta di perdere ancora tempo con altri studi epidemiologici e geolocalizzazioni, quanti impianti per il corretto smaltimento dell’amianto abbiamo concretizzato in Campania? Quanti impianti intraregionali per il corretto smaltimento dei rifiuti ospedalieri e radioattivi abbiamo concretizzato, in grado di consentire un risparmio per le casse del nostro SSN regionale? Zero. Si chiede ancora di geolocalizzare i cittadini (e non le industrie e gli impianti) che anche oggi pagheranno il loro contributo di danno alla salute per una così grande ignavia gestionale.

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