I rifiuti di Roma andranno all’estero. Almeno una parte, quelle 700-800 tonnellate al giorno che la vicina discarica di Colleferro non sarà più in grado di accogliere a partire dal 1 gennaio 2020. La “soluzione” è stata prospettata questa mattina dalla delegazione del Campidoglio presente alla riunione della cabina di regia presso il ministero dell’Ambiente, incontro che ha visto la partecipazione dell’assessore regionale del Lazio, Massimiliano Valeriani. A fare le veci della sindaca Virginia Raggi c’erano il neo capo-staff, Massimo Bugani – ex braccio destro di Luigi Di Maio – e la nuova delegata sul tema rifiuti, Valeria Allegro. Non viene accolta, dunque, la proposta caldeggiata dalla Regione Lazio per un “sito di stoccaggio” – una discarica a tempo – che sembrava aver convinto anche il ministro Sergio Costa.

Si torna oltreconfine: canale aperto con la Bulgaria – Il Comune di Roma, assicurando che “entro la fine dell’anno verrà chiuso il bilancio 2017 di Ama e varato il piano industriale, al quale sta già lavorando il nuovo amministratore unico Stefano Zaghis”, preferisce dunque questa fase grazie all’aiuto “temporaneo” oltre confine. Una scelta che nel recente passato si è rivelata molto costosa per le casse della municipalizzata capitolina, costretta a sborsare, a cavallo fra il 2015 e il 2017, anche 14 milioni di euro l’anno per trasferire parte dell’indifferenziato lavorato negli impianti cittadini a Zwentendorf, cittadina a circa 60 km da Vienna. Nella tariffa pagata dal Comune di Roma al consorzio Colari di Manlio Cerroni, per la lavorazione nei tmb di Malagrotta di oltre 1200 tonnellate al giorno, è inoltre già compresa la tariffa per il trasferimento del residuo in Portogallo.

Attualmente, visti gli esiti negativi delle trattative con Danimarca e Svezia, si sarebbe aperto un canale con la Bulgaria, che da Palazzo Senatorio vorrebbero coltivare. Non è ancora chiara la cifra da investire per questo nuovo bando, su cui i tecnici Ama si metteranno a lavoro nei prossimi giorni: va considerato che nel corso del 2018 la società capitolina ha visto andare deserta per tre volte la maxi-gara sulla trasferenza nelle altre regioni, situazione che ha spinto l’Antitrust ad aprire un’inchiesta su tutta una serie di società italiane. La soluzione dovrà “garantire ai cittadini romani un servizio ottimale anche durante i picchi di turismo previsti per il periodo natalizio”.

Le soluzioni di medio-lungo termine – Qualora l’opzione estero vada a buon fine, non si potrà comunque pensare di andare oltre i 12 mesi. Per questo motivo, Regione Lazio e Comune di Roma sono al lavoro “in un clima di grande collaborazione istituzionale”. A parte i convenevoli del caso (non scontati, visto che fino a quale mese fa questi incontri si chiudevano con musi lunghi e accuse reciproche). Il Campidoglio parla di “possibilità di lavorare insieme alla realizzazione di realtà impiantistiche innovative e pubbliche che consentano uno sviluppo virtuoso del ciclo dei rifiuti nel Lazio”. Se a Palazzo Senatorio non entrano nel dettaglio, dalla Regione spingono l’acceleratore sul progetto di Lazio Ambiente per il distretto di Colleferro.

Qui, dove fino a pochi mesi fa sorgeva l’inceneritore a due linee della partecipata regionale, l’intenzione è realizzare quella che il M5s chiamava “fabbrica di materiali”, ossia un luogo dove effettuare una “differenziata a monte” dei rifiuti indifferenziati e limitare così la percentuale da conferire ai tmb e, dunque, a discariche e inceneritori. La presa d’atto è che, nonostante gli sforzi, la raccolta differenziata a Roma da 3 anni non riesce a schiodarsi dal 43-45%, per motivi economici, logistici e antropologici.

“Abbiamo concordato – ha spiegato l’assessore regionale Valeriani – di incontrarci di nuovo fra due settimane per cominciare a discutere delle soluzioni a medio e lungo termine” e quindi “ci aspettiamo fatti nuovi rispetto al nuovo corso che si è verificato dentro l’azienda e dentro l’amministrazione”.

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