“Se ce lo chiedessero, noi lo faremmo volentieri. Ci sono già delle interlocuzioni in Regione Lazio”. L’ad di Acea Spa, Stefano Antonio Donnarumma, ha aperto alla possibilità teorica di realizzare un nuovo inceneritore a servizio della città di Roma. O, più concretamente, all’idea di potenziare quello già esistente a San Vittore, in provincia di Frosinone. Un’ipotesi che apre nuovi scenari nella complessa gestione dell’emergenza rifiuti nella Capitale. A margine di un convegno sulla sostenibilità, che si è svolto questa mattina alla Lanterna di via Tomacelli, il manager ha lasciato intendere che la multiutility al 51% di proprietà del Comune di Roma sarebbe disponibile a fare uno sforzo per aumentare la propria ricettività ed accogliere il cdr (combustibile derivato dai rifiuti) prodotto dal trattamento dei rifiuti indifferenziati romani. “Il tema è identificare tutto l’iter approvativo per questo tipo di impianti, il che non è banale”, ha specificato Donnarumma.

L’amministrare delegato si è poi concentrato su un’ipotesi al momento più concreta, ovvero il potenziamento del termovalorizzatore di San Vittore che al momento vanta 3 linee di incenerimento da 400mila tonnellate annue. Realizzare almeno una quarta linea “garantirebbe un maggiore assorbimento di queste quantità”, ha spiegato il manager, in riferimento all’accoglimento dei rifiuti prodotti dalla città di Roma. “Di questo abbiamo parlato anche con la Regione Lazio, quindi le ipotesi in campo ci sono, ma chiaramente bisogna vedere quali sono gli iter autorizzativi”, ha spiegato l’ad, che poi ha aggiunto: “Noi non abbiamo certo problemi di carattere finanziario a sostenere questo tipo di investimenti, né tantomeno di carattere industriale, è il nostro mestiere”.

Nel corso della giornata, l’ufficio stampa di Acea ha precisato che “al momento l’ipotesi di un nuovo inceneritore non è all’ordine del giorno” e che “l’amministratore delegato si riferiva esclusivamente al potenziamento dell’impianto San Vittore”. Roma conferisce al comune ciociaro – che confina con Campania e Moliseil cdr prodotto dall’unico tmb rimasto, quello di Rocca Cencia. “Ma la quarta linea è fondamentale, anche perché periodicamente le altre tre hanno bisogno di manutenzione”, spiegava un tecnico Acea a margine dell’evento. Va considerato che la multiutility capitolina è pronta a investire 1,7 miliardi di euro sul mercato della sostenibilità. Il primo passo è un progetto di mini-impianto di compostaggio diffuso, chiamato SmartComp, che permetterà entro il 2022 di gestire fino a 25mila tonnellate l’anno di rifiuti biologici (il cosiddetto “umido”), in oltre 250 impianti sparsi in gran parte nella città di Roma.

Un punto importante sulla crisi rifiuti verrà sicuramente fatto mercoledì mattina al ministero dell’Ambiente, dove Sergio Costa incontrerà il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e la sindaca di Roma, Virginia Raggi. Sul tavolo diversi argomenti caldi. Il primo è certamente il tema del trattamento. Dal 16 ottobre ripartono a pieno regime gli impianti di trattamento meccanico-biologico (tmb) del Consorzio Colari di Manlio Cerroni, ma serve comunque un surrogato del tmb Salario, di proprietà della municipalizzata Ama, andato a fuoco l’11 dicembre 2018: la Regione, nella sua ordinanza, ha chiesto al Comune di noleggiare un tritovagliatore sul mercato, ma l’operazione non è ancora stata fatta.

Il tema è di grande importanza, perché oggi i rifiuti restano in strada in quanto non ci sono impianti di trattamento pronti ad accoglierli, nonostante gli sforzi delle regioni Marche e Abruzzo. E poi c’è la questione della discarica. La sindaca non la vuole, Zingaretti chiede un “sito di stoccaggio a tempo”, da 1 milione di metri cubi, per gestire l’emergenza nei prossimi due anni e pare che il ministro Costa si sia convinto ad avallarla. Ma potrebbe servire un commissario, perché gli enti locali non vogliono prendersi la responsabilità di autorizzarla. L’incontro al ministero potrebbe essere decisivo.

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