I principi del cosiddetto “giusto processo” si traggono dagli articoli 2, 3, 24 e 111 della Costituzione e pretendono in particolare il rispetto del contraddittorio (sin dall’inizio del processo), l’imparzialità del giudice, un processo a cognizione piena (dunque che sia consentito alle parti di poter provare le proprie ragioni), una ragionevole durata del processo.

In questi anni si è tanto discusso di una seria riforma della giustizia, ancor più ampia della riforma del processo (tanto civile, quanto penale) al fine di addivenire a una giustizia efficiente e celere, tale da poter garantire una tutela ai diritti fondamentali della persona e da connotare un Paese serio nel quale poter investire. Infatti in un Paese nel quale i tempi processuali sono incerti e un processo civile o penale di media difficoltà possono concludersi in molti anni, fino a dieci , è evidente come i diritti fondamentali vacillino e non sia affatto sensato investire, ove si pensi che i diritti del creditore non abbiano alcun riguardo.

Il penultimo Guardasigilli, l’Orlando quasi furioso, ha prospettato la riforma ma non s’è mai vista. L’ultimo la tiene gelosamente custodita nel suo cassetto, mostrandola solo ai tecnici, e colorandola con una parziale riforma del Csm, nonché con l’iniziativa demagogica della prescrizione (che entrerà in vigore nel 2020, censurata dai penalisti con una motivazione che merita attenzione: proprio l’attuale prescrizione è il motivo che induce i magistrati a celebrare i processi penali). Vedremo che accadrà.

Nell’attesa nessuno ha mai spiegato che in realtà, pur con tutte le pecche che ha il codice di procedura civile (cosiddetto “codice di rito”) in vigore, i giudici civili possono già far molto per realizzare il giusto processo. Ma questo avviene nella realtà? Partiamo dall’inizio.

I magistrati cosiddetti togati in Italia sono quasi 8mila, ben pagati. Lo diventano dopo aver vinto un concorso durissimo e un tirocinio intenso. In partenza sono tutti molto preparati, poi la preparazione è rimessa alla formazione e alle proprie capacità di aggiornamento. Solo in diritto però. Occorre subito dire che ci sono campi del diritto (famiglia, bancario, concorrenza, informatica etc.) che pretenderebbero la conoscenza seria di altre materie propedeutiche, che l’università (salvo eccezioni) non ti offre. Qua la prima falla del sistema.

L’esperienza l’acquisiscono sul campo ma spesso agiscono su tanti campi, diluendo o perdendo l’esperienza. Qua la seconda falla del sistema. Essi mediamente hanno un carico medio di processi di circa 300/400, a seconda dei tribunali. Essi tengono udienza mediamente due giorni a settimana con circa 10 udienze al giorno, i più virtuosi anche 3, con circa 15 udienze al giorno. Soccorrono poi i magistrati cosiddetti non togati che sono circa 4.500, pagati in modo quasi simbolico (tra un decimo e un ventesimo di un togato, a seconda delle funzioni). Eppure smaltiscono almeno il 50% della giustizia!

Il codice di rito ben consente ai giudici di definire una causa media anche in soli sei mesi, ma questo non avviene mai. Infatti il giudice ha tanti strumenti: può sin dall’inizio sforzarsi per far conciliare le parti, indicare una proposta alle parti, può evitare il ricorso a Ctu inutili, può disporre ispezioni giudiziali, può far precisare le conclusioni già al termine dell’istruttoria senza doverne fissare ad hoc una inutile, può andare a sentenza subito dopo la discussione orale senza dover dare termini lunghi per poi trattenere la causa in decisione – magari depositando la sentenza dopo solo moltissimi mesi -, può condannare la parte per lite temeraria, può evitare di riservarsi lasciando scorrere mesi vanamente.

Tutto questo non avviene quasi mai perché ciò imporrebbe una gestione molto accorta del singolo processo, con lo studio approfondito di ogni singolo fascicolo. Mentre ci si rifugia sempre nella scusa di avere troppi processi. Eppure di magistrati virtuosi ed eccellenti ce ne sono. Sono forse dotati di superpoteri costoro? Dunque già oggi è possibile fare molto per accorciare i tempi dei processi e rendere efficiente la giustizia.

Citerò un solo esempio recente, d’incuria. Ricorso di straordinaria importanza (un diritto superfondamentale violato per difetto assoluto di contraddittorio, ergo nullità insanabile della sentenza) alla Corte d’Appello. Il presidente durante la Camera di consiglio ci guarda e rinvia di molti mesi perché il cancelliere non aveva stampato il reclamo e gli atti depositati in telematico. Poteva aggiornare solo di qualche decina di minuti. E comunque il relatore avrebbe già dovuto relazionare al Collegio. Per farlo l’avrebbe dovuto studiare per tempo. Il diritto superfondamentale del mio cliente (decaduto dalla responsabilità genitoriale, a sua insaputa) può attendere. Poco importa. Ma di cosa discutiamo?

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