Alice Sebesta, la detenuta che uccise i suoi due figli scaraventandoli dalle scale della sezione “nido” di Rebibbia, deve essere assolta per “vizio di mente”. È questa la richiesta del pm Eleonora Fini presentata al giudice per le indagini preliminari capitolino Anna Maria Govone. Bisognerà attendere il prossimo 17 dicembre, però, per conoscere le sorti della detenuta tedesca.

Il giudice, infatti, prima di decidere ha deciso di far valutare al perito Fabrizio Iecher lo stato permanente – o meno – della condizione di pericolosità sociale della donna. Sarà lo psichiatra a recarsi al Rems di Castiglione delle Stiviere (Mantova), dove la Sebesta è ospite, per una visita. Lo specialista ritornerà poi a metà novembre davanti al gup per illustrare gli esiti degli accertamenti.

Era il 18 settembre 2018 attorno a mezzogiorno quando la detenuta compì il gesto. La donna aspettò che le altre detenute si mettessero in fila per il pranzo, si avvicinò alle scale della sezione nido del carcere romano e scaraventò giù i suoi due figli: la bimba di 4 mesi morì sul colpo, il maschietto di quasi due anni morì qualche giorno dopo. “Sono una buona madre, sono consapevole di quello che ho fatto. Volevo liberare i miei figli, avevo paura della mafia e li volevo proteggere. Ero impaurita dalle cose che leggevo sui giornali”,disse durante l’interrogatorio di convalida dell’arresto.

Durante le indagini venne fissato un incidente probatorio per valutare le capacità di intendere e di volere della donna al momento del fatto, nonché la sua pericolosità sociale. Secondo la prima perizia la Sebesta era capace di intendere e di volere al momento del fatto, anche in considerazione della “deliberata assunzione di sostanza stupefacente in dose massiva per un mese prima del fatto reato”. Una conclusione opposta rispetto a quella a cui era arrivato il consulente del pubblico ministero che l’aveva considerata totalmente incapace di intendere e di volere. Poi, a inizio del 2019, il gip sostituì, su richiesta della procura, il perito, arrivando alla nomina dell’attuale consulente: Fabrizio Iecher. Dopo una prima analisi della donna, Iecher concluse che la Sebesta “è affetta da un disturbo schizoaffettivo di tipo bipolare” e al momento dei fatti “era totalmente incapace di intendere ma sufficientemente in grado di volere”. Ora la parola passa di nuovo al giudice che, dopo un’ulteriore verifica del perito, potrà stabilire le condizioni della donna.

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