“L’Italia vuole il primato, la leadership”. È un primo giorno all’insegna di endorsement e incontri bilaterali quello passato a New York dal premier Giuseppe Conte, in missione per la 73esima Assemblea generale dell’Onu. Il presidente del Consiglio cerca, oltreoceano, di riaffermare il ruolo di Roma nel palcoscenico internazionale, sia come Stato simbolo della “rivoluzione verde”, che con il Green New Deal entra preponderante nell’agenda di governo, sia come leader anche nelle questioni più spinose, come l’immigrazione e la situazione in Libia. Lo dimostrano i numerosi incontri fissati dall’avvocato, prima ospite nella sede di BlackRock, il più grande fondo di investimento al mondo, poi seduto in un bilaterale con il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi e poi ancora, nei prossimi giorni, a tu per tu con il premier indiano Narendra ModiModi, con l’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salamé, e con il premier pachistano Imran Khan. Un ritrovato clima di fiducia nel Paese, come sottolinea lo stesso Conte, ritrovabile anche “nell’abbassamento dello spread“, e che “va sfruttato al massimo”.

La svolta verde – Il primo importante risultato il premier Conte lo incassa proprio con il numero uno di BlackRock, Larry Fink. “La svolta condivisa”, tra i due, come ha spiegato il presidente ai giornalisti dal Rose Garden, nel quartier generale delle Nazioni Unite, è quella del Green New Deal, il piano di investimenti e incentivi “a fini ambientali” voluto dal governo giallorosso. “Come tutti i fondi di investimento più avveduti sono molto attenti alla qualità degli investimenti ed amano molto la svolta verde che abbiamo avviato dall’Italia”, dice ancora il premier, assicurando che non ha incontrato il magnate di Wall Streat per “dare rassicurazioni”, ma solo per guardare a nuovi investitori. L’obiettivo, come ha spiegato prima della partenza, è affermare il ruolo di leadership dell’Italia in questa svolta verde che, spiega, riorienterà “tutto il sistema produttivo”. “Questo non significa ovviamente tassare il nostro sistema produttivo per liberare risorse in direzione di un’economia circolare – ha specificato – Ma significa creare incentivi per riorientare tutto il sistema in questa direzione”.

L’accordo a Malta e gli incontri di Conte – Mentre il premier a New York tesse la tela delle relazioni internazionali, a Malta è in corso il vertice che segna un punto nella partita sulla gestione dei migranti. La ministra Luciana Lamorgese firma un accordo che punta a ridefinire, nel tempo, l’accordo di Dublino e fissa nuove regole sulla redistribuzione dei migranti. Un primo passo, per il premier che commenta da New York tra un incontro e l’altro, “non definitivo” ma che sicuramente rappresenta “una svolta” nella gestione degli sbarchi. Sui migranti, comunque, fa sapere sempre dagli Usa il premier, “non accetteremo alcun meccanismo che possa risultare incentivante per nuovi arrivi, la nostra politica è molto rigorosa e non arretreremo di un millimetro, l’Italia deve decidere che arriva nel suo territorio”, nel rispetto delle convenzioni, ma “uno Stato sovrano deve contrastare l’immigrazione clandestina”. “A Malta non c’è una soluzione definitiva, ma è stata compiuta una svolta molto significativa. È stato avviato un percorso che prefigura il giusto approccio europeo. Il principio secondo cui chi sbarca in Italia sbarca in Europa”, dice ancora Conte.

I commenti arrivano mentre presidente del Consiglio è impegnato in alcuni incontri bilaterali con i quali, così come fatto con l’endorsement del magnate al Green New Deal, cerca di riaffermare la leadership italiana. Lo fa, ad esempio, con il presidente egiziano al Sisi con il quale l’Italia ha da ormai quasi quattro anni un “conto in sospeso”: l’omicidio di Giulio Regeni. A commentare il colloquio è Luigi Di Maio, titolare della Farnesina anche lui presente a New York e anche lui impegnato in una serie di incontri a tu per tu con i propri omologhi di altri paesi. “Noi ci aspettiamo dall’Egitto risposte il prima possibile su come intendano colpire i colpevoli di quel delitto“, dice il leader del Movimento, sottolineando come se non ci sarà un chiaro epilogo della vicenda Regeni (nei prossimi giorni riceverà i genitori alla Farnesina), non ci potranno essere tra i due Paesi passi in avanti sul fronte della cooperazione economica e commerciale. Attesi, però, anche gli incontri di Conte con altri attori, soprattutto legati alla crisi migratoria, come l’inviato speciale dell’Onu in Libia, con il quale il premier discuterà il dossier sui campi profughi di Tripoli. Ad aprire la tematica della “questione libica”, in questo primo giorno di colloqui, intanto è proprio Di Maio. Anche da parte sua il messaggio dell’Italia è chiaro: “Non esiste una soluzione militare ma solo una soluzione politica e diplomatica. Bisogna stabilizzare le relazioni e parlare con tutti”, insiste Di Maio, sottolineando come l’Italia riconosce il governo legittimo di Sarraj sostenuto dall’Onu ma interloquisce anche con la Cirenaica”. In questo bisognerà sciogliere anche il ruolo degli stessi Stati Uniti. “Credo che gli americani saranno fondamentali nella gestione del dossier libico – spiega il titolare della Farnesina – come lo saranno tanti stati europei, la Tunisia, l’Algeria, il Marocco, l’Egitto, gli Emirati Arabi”.

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