La decisione di trasmettere Miss Italia su Rai1, sei anni dopo lo stop della coppia Gubitosi-Tarantola, diventa un caso. L’addio nel 2013, l’arrivo della manifestazione su La7 e ora il ritorno a Viale Mazzini per celebrare i suoi 80 anni di storia. L’evento andrà in onda venerdì 6 settembre e sarà condotto da Alessandro Greco, scelto dopo i no di molti volti di punta della rete diretta da Teresa De Santis: da Antonella Clerici a Milly Carlucci, da Carlo Conti a Mara Venier. Un caso, dicevamo, che finirà davanti alla Corte dei Conti a cui Michele Anzaldi, segretario Pd in Commissione di Vigilanza Rai, ha scritto per fare chiarezza.

Andiamo con ordine. Tre consiglieri del cda Rai Beatrice Coletti (M5S), Rita Borioni (Partito Democratico) e Riccardo Laganà (Rappresentante dei dipendenti Rai) nei giorni scorsi hanno inviato una lettera di protesta all’intero consiglio di amministrazione e all’ad Fabrizio Salini. Il ritorno della kermesse sarebbe stato deciso senza una discussione o una presa d’atto da parte del cda, soffermandosi poi sull’opportunità della messa in onda della manifestazione e sull’aspetto economico. Salini non avrebbe ancora fornito una risposta, una replica è invece arrivata dalla direttrice De Santis: “Il palinsesto cambia in continuazione, quello approvato dal cda contiene alcune linee e qualche titolo. Ma serve flessibilità, altrimenti non si potrebbe fare controprogrammazione”, ha spiegato la dirigente al Corriere della sera. Sui costi della trasmissione ha poi precisato: “A noi spetta solo il pagamento del conduttore, del regista (che è un interno) e di un autore. Tutto il resto è a carico della società di Mirigliani”. Capoautore, aggiungiamo noi, sarà Casimiro Lieto, considerato vicino a Matteo Salvini e in corsa nei mesi scorsi proprio per la direzione di Rai1.

Diverse indiscrezioni avevano segnalato che un ritorno di Miss Italia a Viale Mazzini era stato favorito dalla Lega, ipotesi che la patron Mirigliani ha smentito al quotidiano Repubblica nei giorni scorsi: “Abbiamo fatto il concorso per venticinque anni, con qualsiasi governo. Mi dice cosa c’entra la politica? Se vogliamo buttarla in politica, quando nel 1996 fu eletta Denny Mendez ci telefonò Romano Prodi per dire che era il segno dell’Italia che cambia”. A favore di Miss Italia si è espresso invece Federico Mollicone di Fratelli d’Italia: “E’ una manifestazione storica e prestigiosa che valorizza la bellezza femminile e il talento artistico. I consiglieri Rai che hanno protestato per il ritorno del format sono imbevuti di politicamente corretto e inquinati dalle scorie della retorica neofemminista sessantottina“.

Anzaldi, dicevamo, si rivolgerà alla Corte dei Conti per far chiarezza sul contenzioso in corso tra Miss Italia e la società Consorzio Gruppo Eventi, organizzatrice delle ultime edizioni del concorso. “Consorzio Gruppo Eventi ha prodotto dal punto di vista esecutivo la trasmissione nel 2016 e 2017. Il divorzio definitivo c’è stato un anno fa ed è stato unilaterale da parte della Miren che ha deciso di farsi guidare da un’altra azienda (Infront, ndr) per cui nutriamo rispetto e stima. (…) E’ giusto che una persona possa scegliere di essere fornita da terzi, ma prima del cambiamento bisogna saldare il vecchio. (…) Mi sono trovato nella scomoda posizione di dover sgomitare per ricevere i pagamenti di quella produzione. Il debito ammonta a oltre un milione e trecento mila euro. La Miren non ha finito di pagare l’edizione 2016 e non ha pagato nulla dell’edizione 2017″, ha spiegato il presidente della società Vincenzo Russolillo a Today il mese scorso.

La Miren, per conto dell’avvocato Pieremilio Sammarco, ha fornito una versione dei fatti differente. Precisando in primis che il contenzioso in corso non riguarda la società Miss Italia S.r.l ma Miren S.r.l e che proprio quest’ultima avrebbe attivato il contenzioso e non il Consorzio Gruppo Eventi “sia per vedere determinata dal giudice l’effettiva entità ed esigibilità del credito preteso dal primo, sia per ottenere la dovuta restituzione dei titoli di credito (nella specie, assegni bancari) rilasciati a garanzia del debito sulla produzione televisiva relativa al 2016 oggi interamente saldato. Il credito preteso dal Consorzio Gruppo Eventi nei confronti di Miren S.r.l. è stato contestato in sede giudiziaria da quest’ultima, in quanto ritenuto erroneamente quantificato ed è proprio per tali ragioni che in Tribunale verrà accertato dal giudice l’importo realmente dovuto.”

L’avvocato spiega, sempre a Today, che in mancanza della restituzione dei titoli bancari, rilasciati a garanzia del debito relativo alla produzione televisiva, la Miren ha sospeso il pagamento per la produzione dell’edizione 2017: “I pagamenti procederanno regolarmente, come dichiarato anche in sede giudiziaria, non appena il Consorzio Gruppo Eventi provvederà a consegnare a Miren S.r.l. i titoli bancari ancora indebitamente trattenuti.”

Anzaldi fa dunque sapere al Magistrato che “emergono profili preoccupanti e inquietanti intrecci societari di società fotocopia sui quali Le chiedo di valutare un approfondimento. Secondo quanto pubblicato dal quotidiano “Avvenire”, la società Miren Srl, di proprietà di Patrizia Mirigliani (titolare del marchio “Miss Italia”) e destinataria dei moduli di iscrizione delle concorrenti al concorso, come si vede dal sito ufficiale della manifestazione, avrebbe un contenzioso di oltre 1 milione di euro con la società Consorzio Gruppo Eventi, organizzatrice delle ultime due edizioni del concorso. L’avvocato della Miren, Pieremilio Sammarco, in una lettera inviata al sito “Today” lo scorso luglio smentisce che il concorso di Miss Italia sia coinvolto, perché riferisce che Miren Srl e Miss Italia Srl sono due società distinte. Secondo quanto si può verificare sul sito ufficiale del concorso, però, entrambe le società hanno sede presso lo stesso indirizzo, piazza di Villa Carpegna 45 a Roma.

Sui costi e sul valore della manifestazione si è soffermato Italia Oggi che spiega che solo dal comune di Jesolo intascherà 500 mila euro, a cui si aggiungeranno altri soldi dai comuni di Venezia e Mestre dove si svolgono le prefinali. Il concorso ha finora incassato più di un milione di euro e lo sfruttamento del marchio commerciale genera un valore di oltre due milioni. “E’ possibile che chi ha un contenzioso giudiziario di oltre un milione di euro, con la società Consorzio Gruppo Eventi che ha annunciato la richiesta ai magistrati di sequestro di beni per 1,3 milioni di euro nei confronti delle società facenti riferimento a Patrizia Mirigliani, possa lavorare tranquillamente con il servizio pubblico Rai? Ed è accettabile che una decisione del genere venga presa tenendo all’oscuro il Cda e lo stesso magistrato della Corte dei Conti, che partecipa ai consigli e vigila sull’azienda? Credo sia opportuno che vengano effettuate tempestive verifiche per tutelare i soldi dei cittadini, che con il canone finanziano la grande maggioranza del bilancio Rai”, conclude il piddino Anzaldi. Il caso Miss Italia continua.

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