Due nuovi arresti nel barese, dove i carabinieri sono impegnanti in operazioni di monitoraggio delle attività agricole per contrastare i numerosi casi di sfruttamento della manodopera nella zona. Dopo l’arresto il 17 agosto di un imprenditore agricolo di Casamassima per lo sfruttamento di un 24enne bengalese sono finiti in manette anche i due titolari di un’impresa agricola e di allevamento di ovini e suini a Poggiorsini. Pagavano 70 centesimi l’ora – quando il contratto collettivo prevede una paga di almeno 10 euro – due immigrati che lavoravano per 12 ore al giorno.

I due arrestati, che hanno 24 e 53 anni, sono il titolare effettivo dell’azienda agricola e un suo parente che risulta co-titolare dal momento che è legato a tutte le attività dell’allevamento. La task force che li ha arrestati da tempo monitorava l’attività di due dipendenti – un cittadino ghanese di 32 anni e un maliano di 27, con permesso di soggiorno scaduto in attesa di rinnovo – che erano stati spesso visti mettersi al lavoro all’alba occupandosi di tutte le attività riguardanti il monitoraggio degli animali, il pascolo, la mungitura, la pulizia delle stalle. I due ‘dipendenti’ erano sostanzialmente impiegati come factotum e su 12 ore di turno avevano solo mezz’ora di pausa. Per loro niente riposo e ferie, nessuna formazione sui rischi per la salute e sicurezza e nessuna visita medica.

L’arrestato di Casamassima era invece un 46enne titolare di un allevamento di ovini. Aveva fatto lavorare per mesi il 24enne bengalese per 11 ore al giorno, pagate 1,80 euro l’una. Anche lui era stato monitorato e visto più volte mettersi al lavoro all’alba occupandosi di tutte le attività dell’azienda. Oltre all’arresto, l’imprenditore agricolo è stato anche sanzionato per 60mila euro ed è stata disposta la sospensione della sua attività produttiva. Gli erano stati contestati i reati di sfruttamento del lavoro e favoreggiamento all’immigrazione clandestina, oltre a violazioni quali l’omessa formazione dei dipendenti sui rischi per la salute e sicurezza sul lavoro e mancata valutazione delle condizioni di salute in relazione all’impiego, l’impiego di lavoratori subordinati in nero, la violazione delle disposizioni per il contrasto del lavoro e il divieto di assunzione di lavoratori privi di permesso di soggiorno.

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