“Sono le decisioni di un capo, e un capo sempre decide lui da solo e alla fine sono responsabilità personali”. Risponde così Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e soprattutto numero due della Lega, alla domanda sui tempi della crisi decisi da Salvini. Sarebbe stato più facile andare a votare se la crisi di governo si fosse fatta prima? “Sì secondo me sì” ammette Giorgetti, al termine della giornata in cui il Carroccio è uscito sconfitto in Senato sulla calendarizzazione della mozione di sfiducia a Giuseppe Conte. Ora il nuovo terreno di scontro, tra M5S e Lega, è sul taglio dei parlamentari. Si potrebbe votare alla Camera la quarta e ultima lettura della riforma costituzionale, tanto cara al M5s, dopo le comunicazioni in Parlamento di Conte? No, secondo Luigi di Maio. “Non sono un costituzionalista, questo bisognerebbe chiederlo al Presidente della Camera dei Deputati – afferma Giorgetti – noi siamo disposti a votare anche per la quarta volta, come abbiamo già fatto per tre volte questa riforma”. Ma poi si potrà andare subito al voto? “L’interpretazioni non tocca farla a noi”. Su tutto la Lega pare spiazzata dalle decisioni del presidente del Consiglio Conte. “Noi pensavamo che Conte si dimettesse l’altro ieri, però vuol aspettare il venti (agosto, giorno delle comunicazioni in Senato, ndr) e allora aspettiamo il venti”

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Taglio dei parlamentari e poi subito al voto? La mossa di Salvini è “inconciliabile” con la Carta e Mattarella aveva già avvertito i partiti

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