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Ultimo aggiornamento: 17:19 del 8 Agosto 2019

Tav, Calenda: “Si doveva uscire dall’Aula, basta con la tattica dei popcorn. Ma nel Pd c’è paura di andare a casa e due pezzi che si odiano”

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Ospite di “Effetto Notte Estate”, su Radio24, l’europarlamentare del Pd-Siamo Europei, Carlo Calenda, ribadisce la sua contrarietà alla scelta realizzata ieri dal suo partito ieri in Aula, in occasione del voto alla mozione del M5s contro la Tav.
E spiega: “Il voto del Pd è stato incomprensibile. Io condividevo molto la posizione di Emma Bonino: ognuno votava la sua mozione a favore della Tav e, quando i 5 Stelle avessero presentato la loro, bisognava uscire dall’Aula o astenersi per rendere palese quello che palese già è, nel senso di renderlo parlamentare, e cioè che c’è una crisi in atto e che il Paese non è governato”.

Il politico esprime un durissimo monito al suo partito: “Evidentemente nel Pd c’è una gran paura di andare a casa, cosa perfettamente legittima, ma almeno non la si rivesta di auliche dichiarazioni a favore della Tav, innanzitutto perché quella mozione del M5s non contava assolutamente niente ed era una roba ridicola e, in secondo luogo, perché si poteva benissimo votare la propria mozione, anziché dare una sponda alla tenuta di questo governo. La crisi dell’esecutivo andava fatta esplodere. Capisco quelli secondo cui alle elezioni ci facciamo male. Cavolo, ma un’opposizione che non ha l’obiettivo di andare al voto non è una opposizione. E’ una roba diversa“.

Calenda aggiunge: “Penso che Salvini sia in fuga dalla finanziaria, che, tuttavia, non può essere presa da noi del Pd come pretesto per dire: ‘No, teniamo questo governo in bilico, così vediamo che disastri fa’. Il tanto peggio, il tanto meglio, i popcorn dimostrano nuovamente una non confidenza e una non forza dell’opposizione nel decidere di realizzare un progetto per l’Italia con nuovi contenuti e con una rinnovata classe dirigente fatta di persone capaci. E si va al voto. Peraltro, oggi i nostri elettori sono estremamente mobili e sono pronti ad ascoltare un’offerta diversa. Se, però – continua – l’offerta del Pd è balbettante, allora tutto questo non serve a niente. Al Senato si doveva far esplodere il macello tra questi due (Salvini e Di Maio, ndr). Ma come si fa a stare in un Paese che tutte le mattine si sveglia con questi due che non hanno mai lavorato al di fuori della politica e che non fanno altro che litigare dalla mattina alla sera oppure sparano cavolate, come quelle sulla Beata Vergine Maria o sui balli al Papeete, o scrivono vaneggiamenti sulle crisi aziendali? Non è possibile”.

Calenda analizza la situazione del Pd: “E’ un eufemismo parlare di ‘spaccatura’. In questo momento il partito è nel caos più assoluto, come si è visto nel voto alla mozione M5s No Tav e nelle due petizioni di Renzi e di Zingaretti per le dimissioni di Salvini. Peraltro, sono due petizioni perfettamente sovrapponibili. In realtà, ci sono due Pd: quello di Renzi, che ha la maggioranza parlamentare, e quello di Zingaretti, che ha la maggioranza degli organi di partito. Fuori c’è poco o niente. Se uno pensa di arrivare così alle elezioni come alternativa di governo, si sbaglia di grosso. Sono mesi che lo sto dicendo, motivo per cui ho spinto sul mio manifesto ‘Siamo Europei'”.

E rincara: “La verità è che un pezzo del Pd odia l’altro pezzo del Pd più di quanto entrambi trovino antipatici Lega e M5s. E così non si va da nessuna parte. Non c’è una offerta convincente e io spero che si diano una mossa tutti. Se si va a un voto in autunno, io sono certamente a disposizione del partito e oltre il partito. Ma va fatta un’operazione seria, con persone di qualità e di esperienza in un campo più ampio di quello del Pd, che parla a un mondo molto ristretto. Io darò una mano in tutti i modi possibili. Se invece – conclude – si deciderà di fare una roba per perdere, in modo da non disturbare gli equilibri interni , e questi del Pd continueranno a litigare, io farò il mio lavoro a Bruxelles e chi si è visto si è visto. Non ho nessuna intenzione di finire in mezzo a uno schieramento che ha deciso di perdere e che non è capace di stare assieme in una stanza perché Renzi, Zingaretti e Gentiloni in una stanza assieme non riescono a starci. E’ una roba che per me è incomprensibile. Una cosa del genere non potrebbe funzionare in nessuna azienda di questo mondo. Anzi, in nessuna associazione umana”.

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