La proposta dei nomi per il commissario italiano a Bruxelles e l’insistenza di Conte sulla rivendicazione di un “commissario economico di primo piano”, ma anche un nuovo “patto per le migrazioni” che, senza entrare nel dettaglio, parte dalla revisione del patto di Dublino e dall’intenzione di Ursula von der Leyen di “rivedere il concetto di suddivisione, ripartizione dell’onere”. È terminato a Palazzo Chigi l’incontro tra Giuseppe Conte e la presidente della Commissione europea, che arriva a Roma dopo essersi recata a Berlino, Parigi, Varsavia e Madrid, per studiare la composizione del nuovo governo della Ue e raccogliere le candidature per il ruolo di commissario. Ma le “garanzie” informali di cui aveva parlato Conte non hanno finora trovato conferma a Bruxelles e la presidente della Commissione, parlando allo Spiegel, ha precisato che “non ci saranno promesse fino a quando lo schema non sarà completo”.

Il commissario italiano a Bruxelles – “Rivendichiamo un portafoglio economico di primo piano, perché riteniamo che un portafoglio del genere sia adeguato alle ambizioni e alle responsabilità che vuole assumersi l’Italia”, ha ribadito Conte prima dell’inizio del bilaterale riferendosi al commissario italiano, sul quale aveva detto di avere ricevuto “garanzie” per la Concorrenza. “Siamo disponibili – ha proseguito – a proporre e concordare il profilo di un candidato il più possibile adeguato per competenze e disponibilità a questo ruolo, nell’interesse dell’Italia e dell’Europa intera”.

La rosa dei papabili per Bruxelles è stata l’oggetto della telefonata di qualche ora fa tra il presidente del Consiglio e Salvini. Nessuna certezza su quali siano i politici che il leader della Lega ha indicato – anche se parlando del futuro membro italiano della Commissione ha anticipato che si tratterà di “un professionista che ha anche esperienza di governo” -, ma i nomi che circolano da qualche settimana, dopo il ritiro formale di Giancarlo Giorgetti, restano quelli del viceministro leghista dell’Economia Massimo Garavaglia, del ministro dell’agricoltura Gian Marco Centinaio, quello degli Affari europei Lorenzo Fontana, poi la titolare della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno e Giulio Tremonti, figura fidata in ambito leghista. È una partita molto tesa, quella che si gioca nel governo. Il premier, alla vigilia dell’incontro con von der Leyen, veniva descritto come preoccupato, irritato, per un temporeggiare che rischia di danneggiare l’Italia. Senza un nome forte da proporre alla presidente della commissione, rischia di farsi impervia la partita della concorrenza, che il presidente del Consiglio vorrebbe per l’Italia senza spacchettatura delle deleghe. Ma in casa leghista c’è forte scetticismo che l’obiettivo di un portafoglio così pesante sia alla portata. L’agricoltura sarebbe una casella troppo debole per un Paese come l’Italia, osservano a Palazzo Chigi: per questo tergiversare Conte sarebbe “irritato”, secondo quanto fatto trapelare.

Von der Leyen e il “patto per le migrazioni”Von der Leyen ha ribadito necessità di trovare un nuovo “patto” con la revisione di Dublino – punto toccato anche da Conte – e ha aggiunto: “Vogliamo che le nostre procedure siano efficaci, efficienti ma anche umane. Non è un compito facile, ma abbiamo capito tutti che non esistono soluzioni facili. È necessario rivedere il concetto di ripartizione degli oneri. Sappiamo che Italia, Spagna, Grecia sono geograficamente esposte: è fondamentale poter garantire la solidarietà ma ciò non è mai un processo unilaterale”. Quella della revisione di Dublino è una priorità anche per l’Italia. “Dobbiamo ripensare il regolamento“, ha detto, perché “non è pensabile che il problema rimanga sulle spalle dei Paesi di primo arrivo”. L’obiettivo “politico primario” dichiarato poi dalla presidente della Commissione Ue è quello di “superare le divisioni nord-sud, est-ovest, Paesi piccoli-grandi. Un’Ue unita ha bisogno di un’Italia forte e prospera e certamente credo che ci sia molto da fare”. Prima dell’incontro, Conte ha anticipato che, oltre a questi temi, sono sul tavolo anche la riforma delle istituzioni europee per “rendere più efficace la governance” e la trasparenza dei processi decisionali. “Per riavvicinare l’Europa ai cittadini – sottolinea Conte – per contrastare la sfiducia, dovremo impegnarci di più per lavorare per una Europa che sappia offrire soluzioni adeguate ai problemi urgenti avvertiti dai nostri cittadini”.

Altro tema centrale sottoposto a von der Leyen è quello della crescita e soprattutto del rilancio del Sud – a rischio spopolamento e in recessione – per il quale, ha detto Conte, “chiediamo il pieno sostegno dell’Europa“. Un tema che è “uno dei principali pilastri” del prossimo governo Ue. “Serve più attenzione alla crescita, nuovi posti di lavoro per i giovani, e la digitalizzazione: – ha confermato l’ex ministra tedesca -. Anche su questo dobbiamo recuperare il divario, quindi certamente potremo collaborare. E dovremo attuare nuove iniziative, più ambiziose, per quanto riguarda il cambiamento climatico. Vorrei che l’Europa fosse il primo continente neutro, nel 2050″. Un altro punto sul quale von der Leyen aveva insistito nel suo discorso davanti al Parlamento europeo, accolto favorevolmente anche dai Verdi, che però hanno fin da subito chiarito che non avrebbero votato per lei. “Dobbiamo quindi agire, ma che credo ci sono anche tanti aspetti positivi per quanto riguarda le nuove tecnologie ecologiche pulite. Ma dobbiamo poter coinvolgere tutti in questa nuova politica, cercheremo di introdurre un fondo di transizione per aiutare quelle regioni più colpite dalla transizione”.

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