Ci sono anche l’ex sindaco Enzo Bianco e il suo ex assessore alla Bellezza condivisa e ordinario del Dipartimento di Scienze Umanistiche Orazio Licandro tra gli indagati nell’inchiesta “Università bandita” sfociata il 28 giugno scorso nella sospensione da parte del gip del Rettore dell’Ateneo di Catania Francesco Basile e di altri nove professori con posizioni apicali nei Dipartimenti dell’Università etnea, tutti indagati per associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Secondo il quotidiano La Sicilia i loro nomi sono nell’elenco di altri 14 indagati ai quali sono stati notificati dalla Digos della Questura avvisi di garanzia e contemporanea richiesta di proroga delle indagini emessi dalla Procura distrettuale. Bianco, secondo l’accusa, avrebbe ‘aiutato’ Licandro, che insegnava a Catanzaro, ad ottenere la cattedra a Catania coinvolgendo le sue amicizie nell’ateneo. 

Nel fascicolo aperto su accertamenti della Digos erano stati iscritti complessivamente 66 indagati: 40 professori dell’Università di Catania e 20 degli atenei di Bologna, Cagliari, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona. Indagate anche altre sei persone a vario titolo collegate con l’Università. Per gli inquirenti sarebbero 27 i concorsi ‘truccati’ ma si indaga anche su altre 97 procedure sospette. L’inchiesta svelò quella che gli investigatori hanno definito un’associazione a delinquere, che avrebbe avuto come capo il rettore dell’Università di Catania Francesco Basile e di cui sarebbe stato promotore il suo predecessore, Giacomo Pignataro, finalizzata a commettere un numero indeterminato di reati per alterare il naturale esito dei bandi di concorso per il conferimento degli assegni, delle borse e dei dottorati di ricerca, per l’assunzione del personale tecnico-amministrativo, per la composizione degli organi statutari dell’Ateneo, per l’assunzione e la progressione in carriera dei docenti. Le regole del codice sommerso prevedevano anche sanzioni: ritardi nella progressione in carriera o esclusioni da ogni valutazione oggettiva del proprio curriculum scientifico. Il sistema, secondo gli investigatori, non sarebbe riferito solamente all’Università etnea ma sarebbe esteso ad altri Atenei italiani.

Tutti i concorsi, secondo chi indaga, sarebbero stati organizzati prima, sulla base del vincitore. Il bando, secondo gli accertamenti della Digos, sarebbe stato costruito ad hoc attorno al vincitore, le pubblicazioni sarebbero stata stabilite in base a quelle che lui aveva e l’ordine di chiamata sarebbe stato deciso in base alla possibilità di avere una persona invece che un’altra. Si sarebbero inoltre creati finti eventi culturali per poter pagare le trasferte ai commissari. La Procura di Catania aveva chiesto gli arresti domiciliari per il rettore e nove professori, ma il gip ha disposto il provvedimento cautelare della sospensione dall’attività professionale. 

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