Imane Fadil “non è stata avvelenata“. Questo, secondo l’agenzia AdnKronos, il responso degli esperti di Medicina legale di Milano chiamati a pronunciarsi sul decesso della giovane testimone dei processi Ruby con imputato Silvio Berlusconi, morta improvvisamente a 34 anni lo scorso 1 marzo presso l’Humanitas di Rozzano, dopo un mese di agonia. L’equipe guidata dall’anatomapatologa Cristina Cattaneo avrebbe determinato come non vi siano “elementi a supporto di ipotesi di morte non naturale“.

“Il gruppo di esperti – scrive l’agenzia – ha scartato fin da subito l’ipotesi di una morte legata a sostanze radioattive. Gli esami su ossa, tessuti e sangue si sono focalizzati sulla presenza di metalli, in particolare di ferro, molibdeno, antimonio e cromo. Una concentrazione superiore alla norma, ma non ritenuta mortale e dunque non sufficiente, secondo i consulenti, a ipotizzarla come causa del decesso”. “Non ci sarebbero risultanze indicative di avvenuto avvelenamento“, reciterebbe la relazione. “Esclusa, poi, l’ipotesi di una malattia rara o autoimmune come l’aplasia midollare, per cui il midollo della ex modella non darebbe stato più in grado di produrre cellule sanguigne e piastrine. Del team di esperti fa parte anche Francesco Scaglione, farmacologo clinico con il compito di affiancare i medici nello studio di possibili tumori ed effetti collaterali legati all’assunzione di farmaci, a cui Fadil è stata sottoposta nel tentativo di salvarle la vita”.

A quattro mesi dal decesso, “non ci sono dunque evidenze per parlare di morte sospetta”, tanto meno “ipotesi di avvelenamento”. Sul caso indaga il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e i pm Luca Gaglio e Antonia Pavan.

 

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