Il capo missione di Mediterranea e deputato di Leu, Erasmo Palazzotto, è indagato per il caso del veliero Alex secondo quanto riportano le agenzie di stampa Ansa e Adnkronos. La procura di Agrigento, che aveva iscritto nel registro degli indagati il capitano della barca a vela, Tommaso Stella, dopo l’attracco a Lampedusa e lo sbarco dei migranti soccorsi in Libia, allarga quindi l’inchiesta al più alto in grado nella missione organizzata dalla ong italiana. 

“Fonti giudiziarie e di polizia smentiscono in maniera netta che, allo stato degli atti, oltre al capitano, risulti indagato anche il capo missione a bordo dell’imbarcazione Alex. Ennesimo sporco tentativo di inquinare l’informazione su Mediterranea”, replica la ong in un tweet. Ma Palazzotto, raggiunto telefonicamente, spiega: “Ancora non mi è stato notificato nulla, l’ho appreso dai giornalisti. Ce l’aspettavamo, è già successo con la Mare Jonio che abbiano indagato il comandante e il capo missione. Io non ho paura, è un atto dovuto. Del resto siamo stati noi i primi a rivolgerci alla magistratura per chiedere l’apertura di un’inchiesta”.

L’iscrizione di Palazzotto e Stella, stando alle agenzie, sarebbe un “atto dovuto” dovendo decidere sul sequestro dell’imbarcazione e in attesa dell’informativa della Guardia di finanza, che in mattinata ha perquisito l’Alex per 4 ore. Ad entrambi vengono contestati i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, e di violazione degli articoli 1099 e 1100 del codice di navigazione rispettivamente disobbedienza e resistenza o violenza a nave da guerra.

All’iscrizione del capo missione e del capitano e al sequestro dell’imbarcazione si aggiunge anche la sanzione amministrativa notificata all’armatore della nave, Alessandro Mertz: “Come armatore del veliero Alex mi è stata notificata la sanzione amministrativa perché ha soccorso persone. È uno degli aspetti più odiosi del nuovo decreto sicurezza, perché ha come obiettivo chiaro quello di mandare un messaggio ai naviganti: se trovate qualcuno in mare, lasciatelo morire. Non salvatelo. Ed è un messaggio che non serve alle ong”.

“È ovvio infatti – prosegue l’armatore di Mediterranea – che per chi opera a difesa dei diritti umani e del diritto internazionale, non sarà una multa, per quanto salatissima, a far indietreggiare: se una vita vale qualcosa, è certamente di più di qualsiasi somma di denaro”. E lancia un appello alle associazioni imprenditoriali marittime per prendere posizione contro il decreto sicurezza: “Vorrei da armatore fare un appello alle associazioni come Confitarma e Assarmatori, alle cooperative di pesca, a coloro che lavorano in mare: bisogna dare un segnale forte contro questa norma, che mette in pericolo tutte le vite in mare, non solo quelle dei migranti. Se passa il messaggio che in mare bisogna voltarsi dall’altra parte, può toccare a ognuno di noi la prossima volta, di chiedere aiuto e di non essere ascoltati”. 

Dopo il salvataggio, il veliero di Mediterranea era rimasto in mare per due giorni, in attesa di un porto sicuro che permettesse di far sbarcare i migranti e nel pomeriggio di sabato era poi entrato nel porto dell’isola siciliana. Domenica mattina Palazzotto aveva replicato punto su punto alle dichiarazioni di Matteo Salvini sostenendo di avere subito accettato la proposta di portare i 59 migranti a Malta, purché venissero rispettate le condizioni di sicurezza per tutte le persone a bordo.

A cominciare dal loro trasbordo sulle motovedette italiane o maltesi: “Ci è stato risposto – ha spiegato il deputato di Leu – che 7 di loro dovevano restare a bordo della nostra imbarcazione e che prima di entrare in acque territoriali maltesi sarebbe stato effettuato nuovamente il trasbordo di tutti i migranti sulla Alex, una barca che può navigare con un numero massimo di 18 persone costretta ad averne 70 in spregio a qualunque norma di sicurezza”. A supporto del suo racconto, aveva aggiunto, “ci sono le telefonate e le mail con Mrcc di Malta e Roma che testimoniano tutto ciò. La verità è che siamo stati messi nelle condizioni di potere dire solo no”

Il capo missione ha poi spiegato di avere preso la decisione di entrare in porto a Lampedusa quando ormai a bordo vi era una “emergenza sanitaria” e una situazione insostenibile dal punto di vista igienico, con gli unici due bagni fuori uso. “Non abbiamo rifiutato cibo acqua dalla Guardia costiera, abbiamo preso le prime scorte e abbiamo chiesto di riempire i serbatoi d’acqua ma la Guardia costiera ci ha mandato altre 200 bottiglie d’acqua che non avrebbero fatto funzionare i servizi igienici che erano solo 2 per 60 persone; le bottiglie sarebbero state un ingombro a bordo, la nave era già instabile”, ha aggiunto. “Più volte abbiamo chiesto acqua dolce per far funzionare i servizi igienici – ha concluso – Ci hanno mandato bottigliette inutili allo scopo e che non sapevamo dove stivare”.