Abbiamo già preso l’iniziativa, e lo faremo, di querelare il ministro Salvini. Stiamo già preparando la querela, che è comunque complessa perché non è facile raccogliere le miriadi di dichiarazioni insultanti e diffamatorie del ministro“. Lo annuncia ai microfoni de “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus, Alessandro Gamberini, il difensore di Carola Rackete.

E spiega: “Ne abbiamo raccolte alcune. E alcune sono vere istigazioni a delinquere nei confronti di Carola Rackete, altre sono istigazioni a farle del male. E il fatto che le pronunci un ministro dell’Interno è gravissimo. Salvini in modo mellifluo e provocatorio ha detto che avrebbe fatto sbarcare i naufraghi il giorno dopo, ma è lui che muove le acque dell’odio nei suoi tweet e nei suoi post su Facebook, cioè nel circuito di questi leoni da tastiera abituati all’insulto. E muove quelle acque dell’odio in una direzione inaccettabile. So bene che una querela per diffamazione – continua – è come togliere con un secchiello l’acqua del mare, ma è comunque un modo per dare un segnale. Daremo, quindi, questo segnale come Sea Watch, perché Salvini ha continuato a dire che Sea Watch è fuorilegge e che è una nave criminale. Non so se poi andremo all’inseguimento di tutti coloro che hanno insultato Carola Rackete, ma per costoro più che la querela per diffamazione propenderei per le citazioni civili di risarcimento. Quando le persone vengono toccate nel portafoglio, capiscono che non possono insultare gratuitamente“.

L’avvocato poi si sofferma sulla posizione giuridica della sua assistita: “Carola Rackete rimane attualmente indagata per il reato di resistenza a pubblico ufficiale e del reato previsto dall’articolo 1100 del Codice della navigazione. Io mi sono subito affrettato a dire che abbiamo vinto una battaglia, ma non la guerra. Il procedimento continua. Carola è tornata libera senza alcuna limitazione e il giudice ha sgombrato il campo dalla possibilità che quella della Guardia di finanza possa essere considerata nave da guerra. Espulsione? Quando esiste un procedimento a carico di una persona, è fisiologico che venga chiesta l’autorizzazione al magistrato, il quale deve concedere un nullaosta rispetto all’espulsione di una persona, addirittura accompagnandola alla frontiera. Per i cittadini comunitari l’espulsione deve essere accompagnata da un provvedimento che ne sottolinei i validi motivi”.

E puntualizza: “Lasciamo perdere la propaganda truculenta che la qualifica come delinquente, quella che è abituato a fare il ministro dell’Interno in maniera invereconda e irresponsabile. Il giudice ha detto che non c’è nulla, che quella condotta è stata nell’ambito di una risposta ad una situazione drammatica che c’era a bordo. Trattare come nemico principale una barca che ha salvato 50 naufraghi che si avvicina alle nostre coste è davvero ridicolo, considerando che contemporaneamente sono arrivati a Lampedusa centinaia di migranti con dei barconi. La battaglia contro le ong è una battaglia pregiudicata, perché si è scelto un nemico. L’ong salva dei naufraghi in mare nei limiti delle proprie possibilità. Accusare le ong di essere responsabile di un’invasione barbarica è ridicolo. L’ong non fa politica. Abbiamo fornito alla Procura un report dettagliato di come è avvenuto il salvataggio”.

Gamberini poi puntualizza: “Carola è una giovane, brillante comandante di nave, ma forse non è abituata ai giochini politici di cui Salvini è maestro. Questa barca atteso due settimane che qualcuno autorizzasse lo sbarco, non è stato detto e fatto nulla e quindi ha deciso di sbarcare. Ci sono dei report medici che evidenziano situazioni drammatiche di alcuni migranti a bordo. Alcuni minacciavano di buttarsi per raggiungere a nuoto la riva, altri di suicidarsi. La fiducia di una soluzione era venuta meno”.

Qualche ora dopo non si è fatta attendere la risposta di Salvini su Facebook: “Infrange leggi e attacca navi militari italiane, e poi mi querela. Non mi fanno paura i mafiosi, figurarsi una ricca e viziata comunista tedesca! Bacioni”

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