“L’Iran sta giocando con il fuoco”. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, lancia il suo ennesimo avvertimento nell’infinito botta e risposta tra Washington e Teheran, iniziato già prima del ritiro degli Usa dall’accordo sul nucleare (Jcpoa), dopo l’annuncio del governo di Hassan Rohani del superamento del limite di 300 chili di uranio arricchito stabilito con i 5+1. Una notizia, questa, che inaugura la nuova linea già annunciata dagli ayatollah che avevano lanciato più di un ultimatum a Washington e all’Unione europea, colpevole, a loro dire, di non prendere le distanze dalle decisioni della Casa Bianca e rispettare, rinegoziandolo, l’accordo raggiunto nel 2015 con l’amministrazione Obama. 

“Da quello che so – ha dichiarato lunedì il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif – le riserve di uranio arricchito dell’Iran hanno superato i 300 chilogrammi. Avevamo dichiarato esplicitamente quali azioni avremmo compiuto”, ha aggiunto definendo la mossa in linea con i “diritti” dell’Iran stabiliti nell’accordo internazionale sul programma nucleare. Versione confermata anche dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea): “Il direttore generale Yukiya Amano ha informato il Consiglio dei Governatori della verifica da parte dell’Aiea che le scorte di uranio arricchite dell’Iran hanno superato il limite dell’accordo”, ha spiegato un portavoce.

La strategia di pressione messa in campo da Teheran non si fermerà a questo. Secondo una “fonte informata” sentita dall’agenzia di stampa Tasnim, L’Iran andrà avanti con la seconda fase della riduzione degli impegni, precisando che questa scatterà “molto probabilmente” il 7 luglio. La fonte, rimasta anonima, ha spiegato che le richieste avanzate dall’Iran non sono state soddisfatte, definendo Instex, il canale finanziario pensato dagli europei per bypassare le sanzioni che gli Stati Uniti hanno ripristinato contro Teheran dopo il ritiro dall’accordo, “totalmente insufficiente” per le necessità della Repubblica islamica.

Sempre Zarif, però, ieri non ha totalmente bocciato l’idea del canale finanziario: “Instex non è una risposta sufficiente”, ha detto, ma dimostra che “i più stretti alleati degli Stati Uniti iniziano a prendere le distanze dalla strategia Usa della massima pressione contro l’Iran”.

Usa: “Non svilupperanno la bomba atomica”
Rispondendo alle domande dei giornalisti alla Casa Bianca, Donald Trump ha dichiarato che “sanno quello che stanno facendo, sanno che stanno giocando con il fuoco”. “Gli Stati Uniti e i loro alleati – ha spiegato la presidenza in una nota – non permetteranno mai al regime iraniano di sviluppare un’arma nucleare”, ribadendo la necessità di esercitare “la massima pressione” su Teheran “fino a che i loro leader non cambieranno strada”. “Il regime deve porre fine alle sue ambizioni nucleari e alle sue provocazioni”, si legge.

La notizia, però, pare aver preoccupato gli alti vertici dell’amministrazione. Trump ha avuto un colloquio telefonico con il presidente francese, Emmanuel Macron, mentre il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha lanciato un appello alla comunità internazionale con cui si chiede “di ripristinare il vecchio standard di nessun arricchimento per il programma nucleare iraniano”: “L’Iran – ha aggiunto -ha l’incontestabile capacità di perseguire l’energia nucleare pacifica senza arricchimento domestico”.

La linea della Casa Bianca rimane quella della fermezza senza sconti. Il tutto, però, mentre gli stessi alti vertici chiedono di aprire un nuovo tavolo per raggiungere un nuovo accordo sul nucleare. Non a caso, lo stesso Pompeo ha poi ricordato che “gli Usa sono impegnati a negoziare un accordo nuovo e completo con il regime iraniano per risolvere le sue minacce alla pace e alla sicurezza internazionale”, ma “finché continuerà a rifiutare la diplomazia e ad espandere il suo programma nucleare, la pressione economica e l’isolamento diplomatico saranno intensificati”. “Il regime iraniano, armato con armi nucleari, sarà un pericolo ancora più grande nella regione e nel mondo”, ha concluso.

“Colloqui e minacce si escludono a vicenda”, ha però risposto l’ambasciatore iraniano all’Onu, Majid Takht-e Ravanchi, in un’intervista alla Cnn. “Non si può avviare un dialogo con chi che cerca di spaventare, di imporre sanzioni. Violenze e intimidazioni non vanno d’accordo con il dialogo. Quindi, finché ci saranno minacce, finché ci saranno intimidazioni e coercizioni, credo che non considereremo sincera nessuna offerta di dialogo”.

Secondo il diplomatico, “la prima cosa che gli Stati Uniti dovrebbero fare è tornare al tavolo dei negoziati” perché “l’hanno abbandonato mentre altri Paesi della comunità internazionale parlavano con l’Iran del nucleare”. “Il problema” odierno, ha sostenuto, deriva “dalla decisione” dell’amministrazione Trump di ritirarsi dall’accordo internazionale sul nucleare iraniano che gli Usa avevano sottoscritto nel 2015 e di ripristinare le sanzioni contro Teheran. “Per un ritorno alla normalità – ha affermato – è necessario rivedere quella decisione”.

Zarif: “Violato accordo? Dicono sul serio?”
Con un tweet molto sintetico, il ministro degli Esteri iraniano ha però voluto replicare alla nota diffusa dalla Casa Bianca in cui si accusa la Repubblica Islamica di violare i termini dell’accordo sul nucleare, dopo che proprio Washington aveva annunciato il proprio ritiro unilaterale. “Sul serio?” ha replicato Zarif. “Non abbiamo violato il Jcpoa – aveva già twittato nelle ore precedenti – Abbiamo attivato l’articolo 36 dopo il ritiro degli Stati Uniti. Abbiamo concesso ai Paesi E3+2 (Francia, Germania e Regno Unito più Russia e Cina) altre settimane riservandoci i nostri diritti. Alla fine siamo passati all’azione dopo 60 settimane. Appena i Paesi europei rispetteranno i loro impegni, noi faremo marcia indietro”.

Già lunedì, il capo della diplomazia iraniana aveva risposto alle reazioni provenienti da Washington, affermando che l’Iran “non cederà mai alle pressioni illegali” degli Stati Uniti. Gli americani “devono usare il linguaggio del rispetto e non minacciare gli iraniani. Le pressioni degli Usa contro l’Iran non indicano la potenza degli americani o la debolezza degli iraniani, ma sono solo il risultato dei ripetuti fallimenti degli Stati Uniti di fronte alla Repubblica Islamica”.

Russia: “Situazione spiacevole, ma prevedibile”
Il vice ministro degli Esteri russo, Serghei Ryabkov, ha definito “spiacevole” il superamento della soglia di 300 chilogrammi di uranio arricchito, ma questo, ha aggiunto, non deve destare “sorpresa”, invitando tutti gli altri firmatari del Jcpoa a non “drammatizzare” la situazione e ad evitare “l’escalation”. Allo stesso tempo il vice ministro ha esortato l’Iran ad agire in modo “responsabile”.

Gli ha fatto eco la nuova leader della Cdu tedesca, Annegret Kramp-Karrenbauer, che in visita a Tel Aviv ha sottolineato che “al momento purtroppo non abbiamo trovato un meccanismo più intelligente dell’accordo per rallentare il programma nucleare” di Teheran. Quindi, “fino a che la situazione rimane questa, non dobbiamo rinunciarvi”.