Tranche da dieci, dodicimila euro per avere il via libera dalla Regione. In totale almeno mezzo milioni di tangenti. Ha cominciato a parlare Vito Nicastri, il “re del vento” come lo aveva ribattezzato il Financial Times per la sua abilità nel settore delle energie rinnovabili. Accusato di essere tra i finanziatori di Matteo Messina Denaro, finito nei guai già nel 2010, quando gli era stato sequestrato – e poi confiscato – un patrimonio da un miliardo e mezzo di euro, Nicastri ha deciso di collaborare con i magistrati il 13 giugno scorso. Il giorno prima era stato arrestato dopo essere finito al centro dell’inchiesta su Francesco Paolo Arata, l’ex deputato di Forza Italia, poi avvicinatosi alla Lega. Un’operazione scattata due mesi dopo la perquisizione dellla procura di Roma ai danni di Armando Siri, il senatore del Carroccio che si è dovuto dimettere da sottosegretario: per gli inquirenti si sarebbe fatto corrompere da Arata con una mazzetta da 30mila euro.

Una storia sulla quale si allungava l’ombra di Nicastri, l’elettricista di Alcamo divenuto imprenditore di primo piano prima di finire in carcere. E dal carcere – di concorso esterno in associazione mafiosa, autoriciclaggio, corruzione e intestazione fittizia di beni – Nicastri ha deciso di collaborare con la magistratura. Per ora si è fatto interrogare due volte ma i suoi racconti hanno già portato all’arresto di due persone: Si tratta di Giacomo Causarano, ex funzionario dell’assessorato regionale all’Energia, e dell’imprenditore milanese Antonello Barbieri. Causarano, il cui nome era già venuto fuori nei mesi scorsi, è accusato di corruzione. Barbieri di intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e corruzione: è accusato di essere stato socio occulto di Nicastri prima di Arata. Sia Causarano che Barbieri sono ai domiciliari. 

“Ogni volta che dovevo parlare con Alberto Tinnirello, responsabile dell’ufficio III dell’Assessorato e colui il quale avrebbe dovuto firmare l’autorizzazione, mi rivolgevo al responsabile del procedimento, Giacomo Causarano”, ha raccontato il “re del vento” ai pm Paolo Guido e Gianluca De Leo. Causarano, dunque, ora accusato di corruzione, avrebbe fatto da tramite tra l’imprenditore alcamese e Tinnirello, dirigente dell’assessorato che doveva rilasciare l’autorizzazione unica, un permesso necessario a Nicastri per un progetto di realizzazione di due impianti di biometano a Francofonte e Calatafimi. Tinnirello, indagato da mesi, è finito ai domiciliari nelle scorse settimane.

La mazzetta pagata da Nicastri è pesante: 500mila euro. “Ho consegnato a Causarano personalmente nei miei uffici 100 mila euro in tranche da 10-12 mila euro, – racconta Nicastri – denaro che secondo quanto riferitomi da Causarano avrebbe dovuto consegnare a Tinnirello”. I soldi venivano dall’imprenditore Francesco Isca, anche lui arrestato e accusato di essere vicino a Cosa nostra. In origine, tra l’altro, la mazzetta veniva pagata con banconote da 500 euro: un taglio che non piaceva al funzionario e che quindi venne cambiato.

In totale Nicastri avrebbe pagato mezzo milione per far approvare un progetto da rivendere a grosse imprese del settore incassando fino a 15 milioni di euro. Quella mazzetta sembrava aver oliato il meccanismo: “Per la terza e ultima istanza gli uffici si mossero addirittura in un giorno”, racconta Nicastri.  Che per gli investigatori sta dicendo la verità: a provarlo ci sono alcuni documenti trovati nel corso di perquisizioni. Nicastri dunque è un dichiarante attendibile per gli inquirenti. Una collaborazione di alto livello che sarebbe soltanto all’inizio. E che potrebbe portare
lontano.

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