Abbiate (Bona)fede, la riforma della giustizia e del Csm si farà. Il momento è propizio. D’altronde è da un anno che la si annuncia, tra un tavolo di concertazione e l’altro. Oggi, dopo lo scandalo Csm che ha fatto crollare ai minimi storici la fiducia degli italiani nella magistratura e dopo che per l’ennesima volta l’Italia si è classificata agli ultimi posti quanto a durata dei processi, vi è la consapevolezza che solo una autentica riforma potrà consentire di recuperare credibilità.

La giustizia è centrale sia per la tenuta democratica, solo se vi è effettività della tutela dei diritti e indipendenza rispetto agli altri poteri dello Stato, quanto per lo sviluppo economico e sociale, atteso che nessun investitore straniero, ma anche italiano oramai, si azzarderebbe a investire in un sistema nel quale:
a) per recuperare un credito ci si impiega anni e nel mentre il debitore si dilegua;
b) per portare a esecuzione un titolo ci si impiega a volte anche un decennio (nelle procedure esecutive immobiliari) e all’opposto un immobile periziato per 1000 potrà essere svenduto a 10;
c) per vedere soddisfatti, spesso solo parzialmente, i creditori in una procedura fallimentare occorre aspettare anche oltre un decennio;
d) per giungere a un pignoramento occorre superare molteplici ostacoli segnati da costosi adempimenti (anticipati ovviamente dal creditore);
e) per notificare un atto alla Pubblica Amministrazione devi ancora procedere con l’Ufficiale Giudiziario a mezzo della carrozza trainata da cavalli e non per Pec (quasi sempre volutamente non resa pubblica);
f) sempre di più dinanzi all’Autorità giudiziaria il privato ha meno diritti della Pubblica Amministrazione, perché altrimenti il debito pubblico aumenta, mentre il debito dei privati può languire;
g) nel diritto di famiglia alle donne è riconosciuto il criterio della maternal preference, e gli uomini-padri sono solo pagatori e visitatori al pari di amebe;
h) i tribunali sono pieni di protocolli d’intesa tali da creare un sistema federale e feudale di fonti (irrituali eppure ben richiamate) parallele del diritto, spesso divergenti;
i) il legislatore scrive in modo compulsivo, male e a volte incomprensibile;
l) a tal punto che la giurisprudenza si spinge anche ben oltre la discrezionalità;
m) la legislazione fiscale, il diritto tributario e il processo tributario sono un sistema talmente arzigogolato da incentivare contenziosi;
n) l’appello diviene spesso una virtuale ripetizione del giudizio di primo grado;
o) il ricorso per Cassazione è oramai talmente un percorso a ostacoli che superare il filtro di ammissibilità diviene già un successo (ancorché poi il ricorso venga rigettato);
p) i tribunali ben organizzati, accoglienti e vivibili, celeri nella definizione delle liti si contano sulle dita di una mano;
q) l’avvocatura (e in particolare il Ministero della Giustizia) sono ancora restii a introdurre le specializzazioni (a garanzia dei cittadini: chi si farebbe curare da un pediatra per una nefrite?) nonostante sia prevista sin dal 2014;
r) ancora l’avvocatura è oramai dedita solo all’esercizio narcisistico di comparire nella Costituzione, gonfiando il petto nel rivendicare che “tutela i diritti dei cittadini”.

Si aggiunga infine la scoperta (già intuibile da anni) di un sistema che ha coinvolto una parte significativa del Csm, nel quale la fascinazione del potere di alcuni magistrati ha eterodiretto nomine fondamentali, attraverso il sistema di nomine a pacchetti, ben orientato dalle correnti della magistratura. Invero, la magistratura è composta per lo più da ottimi magistrati ma all’interno di tale compagine vi è chi ha evidentemente confuso il proprio delicatissimo ruolo con quello di un avido politico prono ad avere ancor amplissimo potere.

Ma si potrebbe continuare sino alla lettera y, talmente è ampia la casistica. Una miscela esplosiva composta da superficialità, malagiustizia, disinteresse, negligenza, ideologia, malapolitica, avidità che paghiamo tutti noi. Quante decine di miliardi (tra costi inutili, perdite effettive e mancati investimenti) ci costa ogni anno l’inefficienza della giustizia? Tanti, troppi. Quanti diritti vengono negati e calpestati ogni giorno? Quanti si riducono sul lastrico, fuggono o si suicidano? Tanti. E’ ora di riformare. Domani sarà troppo tardi.

Alcune soluzioni, senza pretesa di completezza. Si introduca un manager (capace) della giustizia in ogni Tribunale. Si adotti il rito del lavoro per ogni procedimento civile ordinario, così che ogni giudizio possa essere definito entro 10/12 mesi. Si semplifichino il processo esecutivo e la procedura fallimentare. Si prescriva che solo il soccombente paghi la tassa di registro delle sentenze/ordinanze. Si consenta ogni notifica via Pec verso ogni cittadino (al quale lo Stato, come era inizialmente previsto, assegni una Pec) e soprattutto verso ogni P.A.. Che i magistrati facciano solo ed esclusivamente i magistrati (e non i docenti universitari, gli scrittori, i consiglieri giuridici, gli arbitrati, i politici ad intermittenza, i conferenzieri etc.). Si semplifichi e si digitalizzi tutto.

Infine si riformi pure il Csm garantendo un autogoverno (dunque indipendente) della magistratura che non sfoci nell’autoreferenzialità e che non consenta di appagare bramosie politiche e di potere. E poi ne riparliamo.

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