“Siate gentili con me e con questo disco, nei vostri articoli”, così Marco Carta alla fine del nostro incontro si raccomanda che non si alimentino polemiche sulle recenti vicende giudiziarie che lo hanno visto coinvolto. Durante la chiacchierata in occasione del lancio della seconda autobiografia “Libero di amare” e il disco “Bagagli Leggeri”, si è inevitabilmente parlato del suo arresto, non convalidato, per un furto di magliette alla Rinascente. Il cantante dovrà affrontare a settembre il processo per furto aggravato in concorso, la donna e amica che era con lui invece è stata accusata in prima persona.

“Non vedo l’ora che arrivi settembre per poter affrontare finalmente tutta la questione e poter urlare al mondo ancora di più la mia innocenza – spiega Marco Carta -. Quando si è diffusa la notizia in un primo momento c’è stato un panico generale, ma immediatamente dopo la decisione del giudice tutti si sono calmati. L’idea di slittare la promozione del disco e del libro, a cui ho aggiunto il capitolo sul furto mentre stava andando in stampa, non sarebbe stato giusto nei confronti dei fan e di quelli che lavoravano a questo progetto da mesi”. Nel libro si parla quindi del caso e della donna coinvolta che è stata accusata del furto: “E’ una persona a cui voglio bene e a cui ne vorrò, nonostante questa vicenda”. Marco descrive nel suo libro a grandi linee le dinamiche dell’accaduto, bisognerà aspettare il dibattimento in aula: “Però non sono sceso nei dettagli perché se ne parlerà a settembre nelle opportune sedi. Però mi sono permesso di specificare due cose soprattutto a livello emotivo e li ho voluti mettere qui come fosse una seduta dallo psicologo. Non è stato facile, ora mi vedete sorridente, ma succede spesso che sono sorrisi di imbarazzo per cercare di esorcizzare qualcosa che non mi appartiene. Con questo atteggiamento ho voluto cacciare via tutto questo”.

Inevitabile la valanga di insulti sui social e le parole dure e dirette anche di alcuni colleghi come il cantautore Luca Dirisio che su Instagram ha scritto: “Cultura e giornalismo! Anche se ti fosse successo qualcosa, ma vai in tv per raccontare ste cose alla D’Urso? Come fosse la corte suprema! Booooooooo! Ma risolviti i ca..i tuoi coi tuoi avvocati, managers e discografici! Sarà che siamo diversi ma io ‘ste trovate le schifo!”. La reazione di Marco? “Ci sono stati commenti peggiori, non mi sono mai permesso di rivolgermi così ad un collega, ma questo discorso vale per chiunque. Comunque queste parole lasciano il tempo che trovano, ciccia Dirisio! Però mi hanno fatto male altre cose e secondo me bisognerebbe fare un patentino per scrivere sui social. Non è possibile che si possa dire di tutto, bestemmie insulti, pesanti a muso duro. Ho attraversato un momento di grande fragilità. Poi ci sono dettagli che mi hanno fatto sorridere come dei meme dedicati a me sul furto, molto divertenti sui social. Altri erano veramente messaggi privati pesanti. Anche la stampa stessa si è sprecata con titoli molto duri. Ma si sa che, a volte, il titolo è solo un acchiappaclic…”.

Accantonata la cronaca stretta del furto alla Rinascente, Marco cerca di gettare acqua sul fuoco sulle polemiche dell’organizzatore del Modena Pride, che in un post aveva scritto: “Se poi avesse accettato l’invito al Modena Pride, anziché farci sfanculare dal suo management in maniera inconcepibilmente sgarbata, magari anziché trovarsi in quella situazione sarebbe stato in una piazza in una moltitudine di colori”. Pronta la replica del cantante: “Perché una manifestazione che promuove l’amore e la pace getta odio? Loro hanno parlato con il mio promoter, non con me, che non ha chiesto 8mila euro, ma meno. Se fossi stato coinvolto nel giro di mail avrei chiarito subito la questione e sarei andato, ci mancherebbe. Andrò gratuitamente a quello di Matera, come precedentemente stabilito, e a Milano”.

Poi il discorso si sposta al disco dal titolo “Bagagli Leggeri”: “Parlo delle sofferenze, delle gioie del mio lavoro, delle difficoltà che ho avuto… Come ogni essere umano c’è un Marco che ama e vive. Parlo dell’amore con Sirio che spero sia l’uomo della mia vita”. Tra l’altro il compagno con cui Marco vive una relazione ormai da quattro anni ha avuto un ruolo fondamentale anche dal punto di vista artistico: “Sirio è critico e costruttivo. Quando ho un dubbio la prima persona al quale faccio riferimento è lui, perché so che è obbiettivo. Dal punto di vista dell’ispirazione mi ha dato un metro di giudizio”. Il fidanzato gli ha anche impedito di pubblicare le foto in costume: “Beh (ride, ndr) diciamo che è geloso, ma non ossessivo. Mi ha solo chiesto di evitare di pubblicare le foto in costume in altri contesti che non siano il mare”.

“La prima cosa da fare è ricominciare da zero”, canta Carta in un suo brano. “E infatti da zero sono ripartito diverse volte – ammette -. Dal punto di vista discografico ho lasciato la mia ex etichetta, la major Warner, con cui ho lavorato per diedi anni. Ci siamo lasciati bene e ho un ottimo rapporto con loro. Ho preferito la produzione indipendente perché si è più liberi di pianificare anche la promozione dai piccoli ai grandi dettagli, secondo una visione artistica precisa”. Settembre, il mese del processo, è ancora lontano e adesso bisogna pensare alla promozione del libro e del disco con gli Instore, i concerti e un nuovo approccio: “I mali vanno digeriti e metabolizzati, poi bisogna fare solo le cose belle e positive”. Cerchiamo di sdrammatizzare chiedendogli se è lui Marco Calta o Caltagirone, in riferimento al presunto compagno di Pamela Prati: “Ci mancherebbe altro, io sono reale, vero, tocca qua” e scoppia ridere.

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