Una “esecuzione deliberata e premedita” che richiede “ulteriori indagini sulle responsabilità individuali di funzionari sauditi di alto livello, compreso il principe ereditario” Mohammad bin Salman. Il rapporto indipendente delle Nazioni Unite redatto dalla relatrice speciale sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, Agnes Callamard, si inserisce nelle indagini in corso sull’uccisione, il 2 ottobre 2018, del giornalista dissidente, Jamal Khashoggi, all’interno del Consolato saudita di Istanbul e poi cremato, secondo un’inchiesta di al-Jazeera, in un forno presente nella residenza del Console. “È necessaria un’inchiesta penale internazionale“, aggiungono.

L’inchiesta indipendente dell’Onu, annunciata lo scorso gennaio, sostiene che l’Arabia Saudita, Paese d’origine del reporter critico verso la dinastia degli al-Saud, è responsabile, in base alla legge internazionale, per “l’uccisione extragiudiziale” di Khashoggi. Poi interviene sul punto intorno al quale ruotano anche le indagini condotte dal governo di Ankara: il coinvolgimento diretto, nel ruolo di mandante, del principe ereditario Mohammad bin Salman. Ci sono “prove credibili che richiedono ulteriori indagini sulle responsabilità individuali di funzionari sauditi di alto livello, compreso il principe ereditario” e Saud al Qahtani, suo stretto consigliere ed ex responsabile per la comunicazione sui social media, sostiene il rapporto di 101 pagine, specificando comunque che “non ci sono conclusioni sui colpevoli”. È necessario, scrive Callamard rivolgendosi direttamente al Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, avviare “un’inchiesta penale internazionale senza che alcuno Stato intervenga”.

Anche perché, scrivono, le indagini condotte dall’Arabia Saudita e dalla Turchia sulla morte del reporter non hanno rispettato gli standard internazionali in materia di indagini sulle morti illegali: “L’inchiesta saudita sull’omicidio non è stata condotta in buona fede e potrebbe costituire un ostacolo alla giustizia”, si legge.

Il rapporto della relatrice speciale dell’Onu si concentra poi sul comportamento della petromonarchia dallo scoppio del caso Khashoggi. “Circa otto mesi dopo l’esecuzione di Khashoggi, la determinazione e l’assegnazione delle responsabilità individuali rimangono oscurati dalla segretezza e dalla mancanza di un giusto processo – scrive – Ad oggi, lo stato saudita non è riuscito a riconoscere pubblicamente la sua responsabilità per l’uccisione di Khashoggi e non ha offerto scuse alla famiglia, agli amici e ai colleghi di Khashoggi per la sua morte e per il modo in cui è stato ucciso”. Il relatore speciale cita poi “un pacchetto finanziario offerto ai figli di Jamal Khashoggi, ma è discutibile che tale pacchetto costituisca un risarcimento ai sensi della legislazione internazionale sui diritti umani”.

Il ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu, plaude su Twitter al report dicendo di sostenere “con forza le raccomandazioni della relatrice delle Nazioni Unite Agnes Callamard per far luce sull’omicidio Khashoggi e attribuire le responsabilità ai colpevoli”.

Riyad, invece, respinge le accuse contenute nella relazione delle Nazioni Unite, definendo il rapporto “infondato”. “Non c’è nulla di nuovo – ha scritto su Twitter il ministro di Stato saudita per gli Affari Esteri, Adel al-Jubeir – Il rapporto ripete quello che è già stato detto e diffuso dai media e contiene contraddizioni e accuse infondate che ne mettono in dubbio la credibilità”.

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