Doveva diventare un bike day da record d’Europa, per festeggiare i dieci anni dalla proclamazione delle Dolomiti patrimonio dell’umanità Unesco: più di cento km di strade chiuse al traffico e affidate per qualche ora agli appassionati di bicicletta, per uno splendido tragitto tra cinque passi tra le valli ladine del Trentino, del Veneto e dell’Alto Adige. E invece, dopo che l’amministrazione di Canazei ha fatto dietrofront sulla chiusura delle sue strade, il primo dei ciclo-raduni estivi delle Dolomiti, domenica 16 giugno, torna al solito tragitto tra Campolongo, Falzarego e Valparola, con il consorzio Arabba-Fodom Turismo accanto ad Alta Badia per l’organizzazione.

Il grande fiume degli appassionati a due ruote dovrà attendere ancora una settimana per invadere anche il Pordoi, il Sella e il Gardena, riversandosi il 22 giugno sulle strade delle Dolomiti ladine, per la 14esima edizione del SellaRonda, la festa sogno di decine di migliaia di ciclisti della domenica. Per poi veder sfilare con una certa invidia l’élite degli amatori di tutto il mondo, il 7 luglio, per la Maratona dles Dolomites, che distribuisce appena 9mila pettorine ma è diventata una delle granfondo più ambite e più seguite del mondo, con 138 km e 4.230 metri di dislivello.

Questa manifestazione, che è un po’ il clou dell’estate a due ruote, vanta di notevole anche l’originalità del suo patron, Michil Costa, albergatore e appassionato difensore delle radici ladine, della natura e della libertà, nonché propugnatore di un’altra economia: uno che non ha timore di usare con convinzione parole come Bene Comune, Speranza, Ospitalità, Bellezza, Amore. Del resto, nella tradizione politica verde delle Alpi orientali la personalità di riferimento è ancora l’anti-nazionalista cristiano-sociale Alexander Langer, seppur la figura di spicco sia sempre Reinhold Messner.

Anche di Costa verrebbe da dire, banalizzando, che oggi appare come una sorta di sovranista alla rovescia, un autentico “g-local” europeo, un liberal-socialista-green, se non fosse anche una persona con un percorso e una visione culturale profondi, un umanista con un’identità religiosa di confine tra oriente e cristianesimo, un tipo snob che viene dal punk. Perciò i discorsi di Michil sono molto diversi da quelli classici di un imprenditore perbene: sono davvero un unicum degno di nota, che ritrovate sia sul suo blog personale, sia sul sito del suo hotel di famiglia, lo splendido La Perla di Corvara. Faranno magari ancora sorridere qualcuno, di certo, tra i tanti affaristi di un certo mondo turistico e tra i troppi ciniconi che bazzicano nell’ambiente sportivo, anche in quello degli appassionati danarosi delle due ruote, a volte non proprio così “amatoriale” sotto il profilo etico (all’ultima Nove Colli in Romagna hanno beccato e multato per doping un concorrente qualunque…).

Quest’anno il tema scelto per la Maratona è direttamente il Duman, il domani in ladino, che è poi anche, per dirla con la generazione Greta, il futuro per cui lottare. In effetti quel che sarebbe ancora più notevole è la possibilità che si realizzi, a medio termine, l’orizzonte in cui si inscrive “la lezione di Michil” per la riconversione delle Dolomiti ladine, da teatro di un indescrivibile saccheggio di risorse e di bellezza a banco di prova di un possibile nuovo turismo slow, dove le strade e gli impianti di risalita non sono più presi d’assalto da migliaia d’impazienti e inurbani “velocisti” del mordi e fuggi auto-motorizzato, ma si trasformano in strumenti di accessibilità. E’ singolare che una lezione del genere possa venire proprio dal successo di una celeberrima gara di ricchi “velocipedisti del Terzo Millennio”, seppur maratona di nome e di fatto, per la durezza del percorso. Ma la vera corsa contro l’impossibile sarebbe questa: della salvaguardia della natura, nelle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità come nel resto del pianeta.

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