Sono arrivati intorno alle due di notte del 10 giugno sulle coste di Lampedusa a bordo di un piccolo gommone. Il gruppo è composto da quindici migranti, tutti uomini e alcuni di loro provenienti dall’Eritrea, e dopo l’avvistamento sono stati trasbordati su una motovedetta della Guardia di Finanza. Poche ore prima, sempre a bordo di una piccola barca proveniente dalla Libia, erano arrivati altri 38 migranti, di cui 17 donne e una bimba.


Sono quasi 200 i migranti arrivati sulle coste italiane nel fine settimana. 53 persone, 43 adulti e 10 minori, sono arrivati nel porto di Crotone domenica 9 giugno su una barca a vela partita dalla Turchia, tutte stipate nel sottocoperta. Dieci persone invece sono state soccorse sabato 8 giugno al largo della costa di Otranto su una piccola imbarcazione in avaria: si tratta di 8 iracheni, un siriano e un turco. Sempre sabato la Guardia di Finanza di Vibo Valentia aveva intercettato un’altra barca a vela con a bordo 60 migranti, tra i quali 6 donne e 13 minori: i migranti, di provenienza iraniana, irachena e siriana, erano partiti da Smirne, in Turchia, e stipati nel sottocoperta. In quel caso sono stati arrestati i sospetti scafisti. In tutti gli ultimi casi, a cui si aggiungono i diversi sbarchi della settimana scorsa, i migranti sono arrivati su piccole imbarcazioni: navi di legno o barche a vela.

Domenica 9 giugno la nave della ong Sea Watch (la Sea Watch 3) ha lasciato il porto di Licata: l’imbarcazione era stata sequestrata su ordine della Procura di Agrigento e dissequestrata nelle scorse ore. Era stata fermata a seguito dello sbarco di 47 migranti, soccorsi in acque libiche, nel porto di Lampedusa. Il comandante, Arturo Centore, rimane indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Papa Francesco, nell’udienza ai partecipanti alla Riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali, è tornato a parlare di immigrazione e accoglienza: “Gridano le persone in fuga ammassate sulle navi, in cerca di speranza, non sapendo quali porti potranno accoglierli, nell’Europa che però apre i porti alle imbarcazioni che devono caricare sofisticati e costosi armamenti, capaci di produrre devastazioni che non risparmiano nemmeno i bambini. Siamo qui consapevoli che il grido di Abele sale fino a Dio, come ricordavamo proprio a Bari un anno fa, pregando insieme per i nostri fedeli in Medio Oriente”. Il Papa ha inoltre invitato le Chiese locali all’accoglienza, anche se, specifica, si tratta di una responsabilità diretta delle Autorità civili.