Degenerazioni correntizie“, “giochi di potere” e “traffici venali. Un dramma, una vicenda assimibilabile “a quella della P2Il Consiglio superiore della magistratura è a pezzi: quattro consiglieri togati – quelli eletti dagli stessi magistrati – su sedici si sono autosospesi. Uno si è già dimesso da qualche giorno. E David Ermini ha usato parole pesanti per introdurre il plenum di Palazzo dei Marescialli. “Gli eventi di questi giorni sono una ferita profonda e dolorosa alla magistratura e al Consiglio superiore. L’associazionismo giudiziario è stato un potente fattore di cambiamento e di democratizzazione della magistratura. E ancora oggi svolge un ruolo prezioso. Ma consentitemi di dire che nulla di tutto ciò vedo nelle degenerazioni correntizie, nei giochi di potere e nei traffici venali di cui purtroppo evidente traccia è nelle cronache di questi giorni. E dico che nulla di tutto ciò dovrà in futuro macchiare l’operato del Csm. Siamo di fronte a un passaggio delicato: o sapremo riscattare con i fatti il discredito che si è abbattuto su di noi o saremo perduti”, ha detto il vicepresidente del Csm riferendosi all’inchiesta della procura di Perugia. Pochi minuti prima era arrivata l’autosospensione di Gianlugi MorliniPaolo Criscuoli, che si aggiungono a quelle di Antonio Lepre e Corrado Cartoni. Più le dimissioni di Luigi Spina, che invece è indagato per favoreggiamento e violazione di segreto. Passi indietro che non paralizzeranno l’attività del Csm. Secondo la legge istitutiva, il consiglio per funzionare ha bisogno di 10 consiglieri magistrati e cinque laici. Numeri che ci sono anche con queste fuoriuscite.

“Criteri cronologici per la nomina dei procuratori” – “Il Csm – ha detto Ermini – è e deve essere la nostra sola casacca. Altre non ne abbiamo. Questa consapevolezza implica innanzitutto che l’attività di ogni componente venga svolto tenendo conto dell’autorevole consiglio e dell’esempio animatore che provengono dal capo dello Stato, il quale non ha mai fatto mancare la sua guida illuminata attraverso la continua interlocuzione con il vicepresidente”. Secondo Ermini, che ha concordato il suo discorso con il presidente della Repubblica, “il Csm e la magistratura hanno al loro interno gli anticorpi necessari per poter riaffermare la propria legittimazione agli occhi di quei cittadini nel cui nome sono pronunciate le sentenze”. Quindi il numero due di Palazzo dei Marescialli ha escluso ogni ipotesi di scioglimento del consiglio: “Può continuare a svolgere le funzioni affidategli purché la reazione a condotte indiscutibilmente non compatibili sia chiara, rapida e non suscettibile di fraintendimenti. E io credo che così sarà perché il Csm e la magistratura hanno al loro interno gli anticorpi necessari per poter riaffermare la propria legittimazione agli occhi di quei cittadini nel cui nome sono pronunciate le sentenze”.  Quindi Ermini ha parlato delle nomine del futuro: “Ogni determinazione venga assunta al riparo di interessi esterni ed al solo fine di assicurare l’efficienza e la conformità a Costituzione della attività giurisdizionale”. Tradotto: un’ingerenza minore delle correnti. Mentre per quanto riguarda le poltrone di procuratore capo – le cui manovre sono emerse dall’inchiesta di Perugia su Palamara – “le nomine dei capi degli uffici giudiziari siano effettuate attraverso la rigorosa osservanza del criterio cronologico, fuggendo la tentazione di raggrupparle in delibere contestuali che inducano il sospetto di essere state compiute nell’ambito di logiche spartitorie o non trasparenti”. 

Cascini: “Vicenda come la P2” – Ancora più pesante l’intervento di Giuseppe Cascini, consigliere eletto da Area, la corrente di sinistra delle toghe. “L’unica vicenda che mi pare assimilabile, sotto più aspetti – ha detto – a quella che stiamo vivendo in questi giorni è quella dello scandalo P2 dei primi anni ’80 del secolo scorso. Abbiamo bisogno del sostegno e dell’aiuto del Presidente della Repubblica al quale chiediamo di non lasciarci soli in questo drammatico momento”, dice il magistrato, secondo il quale “l’attacco al sistema che viene dall’esterno, da centri di potere occulti che operano fuori dell’istituzione, è stato possibile solo a causa dell’indebolimento del ruolo del Consiglio, reso permeabile e incapace di resistere alle tante pressioni, interne ed esterne”. “È un errore – aggiunge – descrivere questa vicenda come una guerra tra correnti. Le correnti, come ha ben scritto la segreteria di Unicost nel suo documento della scorsa settimana, sono le vittime di una vicenda connotata da individualismo, smania di potere, intolleranza alle regole”.

Il documento: “Basta ombre. Serve autoriforma” – Alla fine del plenum, Palazzo dei Marescialli ha approvato un documento finale. “È una vicenda – si legge – che ci chiama in causa tutti e che impone a tutti un serio, profondo, radicale percorso di revisione critica e autocritica, di riforma e autoriforma dell’autogoverno, dei metodi di selezione delle rappresentanze, dell’etica della funzione. La delicatezza della situazione impone di eliminare ogni ombra sull’istituzione di cui siamo componenti, che deve essere e apparire assolutamente indipendente. Non possiamo accettare comportamenti, non importa se penalmente irrilevanti, che gettino discredito sull’Istituzione in cui si incarna la magistratura italiana”; riponiamo “rispetto e fiducia nell’operato dell’autorità giudiziaria che sta procedendo” e “auspichiamo che gli accertamenti in corso si concludano con la massima celerità”. Ma “sin da ora vogliamo sottolineare che quanto è emerso è indicativo di comportamenti da cui intendiamo con nettezza prendere le distanze”, sottolinea il testo del documento. “Non ci riconosciamo in condotte che cercano consensi”, continuano ancora i consiglieri, che si definiscono “sgomenti e amareggiati” per fatti che “gettano discredito sulla magistratura“; e ritengono quanto accaduto “il tragico epilogo di un processo di degenerazione della rappresentanza della magistratura. Tutti vogliamo, oggi più che mai, dopo gli eventi di questi giorni che hanno inferto una ferita profonda e dolorosa alla magistratura e al suo governo autonomo, riaffermare l’autorevolezza del Csm”, sottolinea ancora il testo, letto in plenum dalla togata di Area Alessanda Dal Moro e in cui si esprime apprezzamento per la scelta del consigliere Luigi Spina di dimettersi e per quella degli altri quattro colleghi di autosospendersi.  Il documento è stato approvato dal plenum del Csm all’unanimità e proposto da tutti i togati e i laici (esclusi i consiglieri autosospesi). 

“Clima da caccia alle streghe” – Prima dell’inizio del plenum, infatti, altri due consiglieri si erano autosospesi. Uno è Criscuoli, esponente di Magistratura indipentente, come Lepre e Cartoni. “In questi giorni è in corso una campagna di stampa che confonde e sovrappone indebitamente i piani di una indagine penale relativa a fatti rispetto ai quali sono del tutto estraneo, come già emerso, con l’attuale attività svolta presso il Csm. Ciò ha offuscato e rischia di compromettere ulteriormente l’immagine e la percezione che dell’organo di governo autonomo della Magistratura hanno i cittadini prima ancora dei magistrati”, dice parlando di un “clima di caccia alle streghe“. Criscuoli è componente della prima commissione – quella per le incompatibilità – e della sesta, che si occupa di corruzione e contrasto alle organizzazioni mafiose e terroristiche.  “Pur se nessuno mi ha contestato nulla a livello penale o disciplinare, e pur se il mio nome nemmeno è uscito sulla stampa, so di avere, casualmente ed in modo da me non programmato, raggiunto alcuni magistrati ad un dopo cena in cui, ad un certo punto e senza che io lo sapessi o lo potessi prevedere, è intervenuto l’onorevole Lotti. Mi sono quindi poco dopo congedato, ben prima che la serata terminasse, certo di non avere detto o fatto nulla in contrasto con i miei doveri di consigliere”, scrive Morlini in una lettera inviata al vicepresidente del Csm. Morlini è l’attuale presidente della Commissione Direttivi, esponente di Unicost, la corrente di centro delle toghe alla quale appartengono anche Luca Palamara e Luigi Spina, che invece si è dimesso nei giorni scorsi dal Csm. Palamara è accuasato di corruzione, Spina di favoreggiamento e violazione di segreto.

Spina non risponde pm – Proprio nel giorno in cui va in scena il plenum dil Consiglio superiore della magistratura, lo stesso Spina si è materializzato negli uffici della procura di Perugia. Il magistrato è indagato per violazione di segreto e favoreggiamento insieme al pm di Roma Stefano Rocco Fava, nell’inchiesta su Luca Palamara. Per i pm umbri Spina avrebbe rivelato a Palamara di essere sotto inchiesta per corruzione, e l’arrivo al Csm di un esposto di Fava contro Giuseppe Pignatone e Paolo Ielo, procuratore capo e aggiunto di Roma. L’ex consigliere del Csm ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. “Abbiamo deciso, d’intesa con il dottor Spina, di procrastinare l’interrogatorio per raccogliere tutti gli elementi che consentiranno quanto prima di chiarire la sua posizione processuale” hanno spiegato i suoi avvocati. Spina, che come Palamara è esponente di Unicost, la corrente di centro delle toghe, secondo l’accusa avrebbe rivelato al suo collega notizie relative all’inchiesta di Perugia. Ad essere ascoltato in Procura a Perugia dai magistrati – in un interrogatorio durato ore – è stato anche il pm romano Fava, indagato anche lui per favoreggiamento e rivelazione del segreto di ufficio. Il pm, autore dell’esposto al Csm contro il procuratore Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo, è accusato a sua volta di favoreggiamento e violazione di segreto. “C’avrai la tua rivincita perché si vedrà che chi ti sta fottendo (…) forse sarà lui a doversi difendere a Perugia, per altre cose perché noi a Fava lo chiamiamo”, diceva al telefono Spina all’amico Palamara, che rispondeva: “No adesso lo devi chiamare altrimenti mi metto a fare il matto”.

A Ermini le carte di Perugia – Si sono autosospesi lunedì sera, invece Cartoni e Lepre, così come richiesto dall’Anm di Milano alla fine di una partecipatissima riunione (più di 300 persone).  Cartoni nei giorni scorsi ha difeso la correttezza del proprio operato, negando qualunque condizionamento. Un concetto ribadito, insieme a Lepri, nella nota con la quale hanno comunicato la decisione di sospendersi: “Pur consapevoli e certi della correttezza del nostro operato, per senso istituzionale e per evitare attacchi strumentali al Csm – si legge – comunichiamo la autososospensione dalle funzioni consiliari in attesa che sia fatta chiarezza sulla vicenda”. Ieri al vicepresidente Ermini sono arrivati gli atti della Procura di Perugia. L’ex deputato del Pd ha impiegato un paio d’ore per leggere prima di uscire da Palazzo dei Marescialli e salire al Quirinale. L’incontro con il  presidente della Repubblica è durato mezz’ora: al capo dello Stato, Ermini ha sottoposto il testo del discorso pronunciato oggi in apertura del plenum.

Anche l’Anm si spacca: vicepresidente contro segretario – Al lavoro serrato a Palazzo dei Marescialli si aggiungono le fibrillazioni che si registrano nell’Anm che si riunirà mercoledì con all’ordine del giorno proprio la vicenda Palamara, con l’attivazione dei probiviri. Con posizioni contrastanti ai vertici dell’Associazione dei magistrati con il vicepresidente Luca Poniz (Area), che ha preso le distanze da quanto affermato dal leader del sindacato delle toghe, Pasquale Grasso. Un un’intervista alla Stampa Grasso haa parlato della necessità di un “esame di coscienza” e di “trasparenza” ma ha anche declinato come “fisiologici” i contatti con la politica: “Ritengo sia un problema di limiti, e di opportuna e doverosa autolimitazione delle condotte”. Di parere diverso la controreplica di Poniz: “L’intervista di Grasso vede molti di noi su posizioni radicalmente diverse perchè esclude che vi sia uno scandalo nei fatti accaduti”. E ha parlato di relazioni che al contrario “fanno scandalo“. Nel dibattito interno al sindacato dei magistrati c’è da registrare anche la dura presa di posizione dell’Anm milanese: le dimissioni dei consiglieri del Csm “che sono o dovessero risultare coinvolti” nell’indagine di Perugia sono state chieste al termine di una riunione con altissima partecipazione dei magistrati del distretto della corte d’appello di Milano. In una nota, l’Anm milanese ha parlato di vicende di “inaudita gravità” che hanno fatto “emergere l’esistenza di una questione morale nella magistratura”. 

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