“Ricordiamo ancora chiaramente quanto è accaduto quella notte e viviamo ancora nella paura a causa di ciò che abbiamo visto e di ciò che ci è stato detto”. A rivelarlo in un’intervista al tabloid britannico Daily Express sono stati Robin e Jack Fireston, una coppia che la notte del 31 agosto del 1997 assistette all’incidente nel tunnel dell’Alma di Parigi in cui perse la vita la principessa Diana e con lei il compagno Dodi Al Fayed e Henri Paul della scorta. I due testimoni quella notte si trovavano a bordo della loro auto assieme al figlio 11enne e si resero conto che quello che avevano visto non era stato un semplice incidente d’auto solo all’indomani, quando la notizia fu data dai giornali di tutto il mondo, e corsero a raccontare alla polizia quanto visto, ovvero “due macchine scure sulla scena dell’incidente”.

Non è stato un incidente, altre forze erano coinvolte nello schianto“: è questa la convinzione di Robin e Jack Fireston, la dissero all’epoca agli inquirenti e ora, a distanza di 22 anni, l’hanno ribadita al Daily Express. All’epoca però, la polizia li liquidò dicendo loro che “avevano abbastanza testimoni”.”Siamo rimasti sbalorditi. Una delle donne più famose del mondo viene uccisa e non vogliono far parlare i testimoni “, ha detto Robin Fireston al tabloid. Lui e la moglie hanno detto di aver visto distintamente due auto scure che si erano fermate davanti alla Mercedes S280 di Diana, nel punto dove era successo l’incidente: “Non ero l’unico testimone a vederli. Ho notato che erano due macchine di servizio, non proprio nere ma comunque scure. Non riuscivo a capire perché fossero lì. Erano piazzate davanti a quella della principessa goffamente, non ricordo se ci fosse qualcuno a bordo.  Ho visto quelle macchine entrare prima di quelle di Diana. Poi hanno seppellito ogni riferimento a loro, ma erano lì”.

Di quei due veicoli però, non è mai stata notizia, nonostante anche un altro testimone, Gary Hunter, avvocato britannico, abbia raccontato anche lui alla polizia di aver visto due veicoli misteriosi che non sono mai stati rintracciati. Hunter, come riporta il Daily Express, disse che uno di quei veicoli misteriosi stava “schermando” l’altro che avrebbe potuto colpire la Mercedes di Diana. Ad oggi però sulla morte della principessa Diana c’è una sola verità ufficiale, quella stabilita nel settembre del 1999 dal giudice Herve Stephan, che ha respinto le accuse di omicidio colposo contro nove fotografi e un motociclista della stampa dichiarando che a causare l’incidente fu l’autista dell’auto di Lady D che assunse alcol e droga prima di mettersi al volante.

 

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Mara Venier: “Vorrei rimuovere totalmente l’intervista che ho fatto a Pamela Prati”

prev
Articolo Successivo

OnDance, Roberto Bolle e il gran ballo dell’Ambrosiana: un’immersione nella magia dell’800

next