La morte di altri due alpinisti – un irlandese e un britannico – fa salire a dieci il numero di persone che hanno perso la vita solo in questa settimana sul monte Everest, in Nepal. La vetta più alta del mondo è stata infatti presa d’assalto in questi giorni da alpinisti e sherpa che, approfittando delle condizioni meteo favorevoli, vogliono tentare la scalata alla cima anche a costo di farsi due ore di coda a oltre 8mila metri di altitudine. Oltre 120 persone hanno raggiunto la vetta del monte Everest il primo giorno di apertura della finestra meteorologica in questa stagione mentre ieri sono saliti altri 123 scalatori, tra cui 12 alpinisti cinesi e 47 stranieri, 21 guide cinesi e 43 sherpa.

Cinque le persone morte solo negli ultimi due giorni: l’irlandese Kevin Hynes, 56 anni, è deceduto nella sua tenda a 7.000 metri nelle prime ore di ieri, dopo aver rinunciato alla vetta ed essere tornato indietro a causa del sovraffollamento. Lo stesso giorno, la guida nepalese Dhurba Bista, 33 anni, deceduta al campo base, dopo essersi sentita male al campo 3 a 7.200 metri mentre guidava una spedizione. In precedenza quattro persone, due donne e due uomini, sono morti durante la loro discesa dopo aver scalato la vetta, insieme a centinaia di alpinisti, tra cui l’americano Donald Cash, 55 anni, e Anjali Kulkarni, indiana della stessa età, morti entrambi durante la discesa, dopo aver passato ore in fila per raggiungere la vetta.

Non è chiaro se il sovraffollamento della cima e i tempi lunghissimi di attesa siano le cause dei decessi, ma secondo gli esperti passare molte in alta quota, dove l’aria è così rarefatta che ogni piccolo sforzo richiede un enorme dispendio di energie, può aver contribuito. Mercoledì c’è stata una finestra di bel tempo quasi senza precedenti e in 250 hanno provato a scalare l’Everest: sono arrivati in cima in 200, stabilendo il nuovo record di ascensioni in un giorno. Virale ormai la foto scattata da Lydia Bradey, alpinista neozelandese e prima donna a toccare gli 8.848 senza ossigeno supplementare, in cui si vedono decine di persone in fila nella cosiddetta “zona della morte”. Sarebbe proprio qui che il 27enne indiano, Nihal Bagwan, che faceva parte di una spedizione di due membri, ha accusato un malore. “Gli sherpa lo hanno riportato al campo 4 dove è spirato”, ha raccontato Keshav Paudel dell’agenzia Peak Promotion. Anche Kalpana Das, una donna indiana di 53 anni che faceva parte di una spedizione femminile di tre paesi, era riuscita ad arrivare sulla cima, ma è morta giovedì durante la discesa.

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