Era perfettamente in salute e probabilmente avrebbe vissuto ancora a lungo ma, per rispettare le ultime volontà della sua padrona, è stata portata in una clinica veterinaria, soppressa e poi cremata e seppellita insieme alla donna defunta. È quanto accaduto a Emma, una cagnolina shih tzu di Chesterfield, nello stato americano della Virginia, come scrive il quotidiano Independent: la sua padrona aveva infatti lasciato scritto nel testamento che, dopo la sua morte, anche la sua compagna a quattro zampe avrebbe dovuto essere soppressa per trovare posto accanto a lei nella sua stessa tomba. E così è stato nonostante, secondo quanto scrive il quotidiano britannico, il personale della clinica veterinaria in cui Emma è stata per due settimane prima di essere soppressa avesse supplicato le autorità di intervenire ed evitare la sua morte.

“Abbiamo suggerito che si potevano trovare tante altre soluzioni per l’animale a cominciare dall’adozione perché è un cane per cui si riesce facilmente a trovare una nuova casa e un nuova famiglia ma non ci hanno ascoltati” ha raccontato ai media locali Carrie Jones, la direttrice del Chesterfield Animal Services dove l’animale è stato ospitato per alcune settimane nel marzo scorso.  Ma è stato tutto inutile: secondo la legge della Virginia infatti, il cane è una proprietà personale ed è quindi legale l’eutanasia di un animale domestico, anche se sano, se a volerlo è il suo padrone. Tutto questo ha scatenato ovviamente la rabbia degli animalisti  che sul web hanno sollevato la polemica. ”

Tuttavia, il presidente della Virginia Funeral Directors Associatino Larry Spiaggi, ha riscontrato un altro profilo di illegalità in questa vicenda: il fatto che la legge non consente di seppellire i resti di un animale domestico insieme ad una persona, incluso mettere le ceneri in una bara. Ormai però, era già stato tutto fatto.

 

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Donna controllore di 33 anni girava video hard con i passeggeri senza biglietto: licenziata

prev
Articolo Successivo

Ripara un sintetizzatore degli anni ’60 ma dentro ci sono ancora tracce di Lsd: ingegnere va in “trip” per 9 ore

next