“È meglio che si sappia: nel porto di Genova non si imbarcano mezzi militari, armi, esplosivi e simili” è definitivo Antonio Benvenuti, console a capo della Compagnia Unica dei mille lavoratori portuali che, di fatto, rendono possibile l’attività del più grande porto italiano. Nei giorni scorsi l’armatore, l’agenzia marittima e il Prefetto di Genova hanno garantito che il cargo saudita Bahri Yanbu, diversamente da quanto trapelato, non trasporterebbe armamenti ma “merci varie“.

Eppure, tra portuali, rappresentanti di realtà associative, cittadini solidali e antimilitaristi che hanno affollato la Sala Chiamata al Porto nel weekend, sostanzialmente nessuno si fida: “Le rassicurazioni della Capitaneria di Porto sulla natura civile del carico che dovrebbe essere imbarcato a Genova non ci bastano. Quella nave è già piena di armi caricate ad Anversa e la medesima compagnia con altre navi ha già imbarcato in questi anni al Terminal GMT genovese carichi di bombe italiane prodotte dalla RWM e decine e decine di carri armati –  si legge nel comunicato del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali – Le ipocrisie di chi se n’è accorto l’altro ieri ma finché stava al governo stipulava proprio quegli accordi milionari con l’Arabia Saudita per la vendita d’armi devono restare fuori da questa partita che tutto dev’essere fuorché un giochetto politico”.

L’arrivo della nave saudita è previsto per lunedì dalle 6 alle 7 e i lavoratori portuali hanno convocato un presidio pubblico intorno alle 7 al varco Etiopia di lungomare Canepa, anche se l’orario potrà variare a seconda dell’arrivo della nave.

“Non intendiamo essere complici di nessuna guerra e tanto meno di quella drammatica che si sta combattendo da anni in Yemen – spiega Luigi Cianci, delegato Filt Cgil della Compagnia Unica – se verrà confermato l’arrivo della nave saudita chiederemo di poter fare un’ispezione per verificare cosa trasporta effettivamente. In nessun caso permetteremo l’imbarco o lo sbarco di armamenti e ribadiamo la nostra posizione: porti aperti alle persone, chiusi alle armi”. 

Ma se in queste ore i delegati Filt Cgil stanno definendo i dettagli dell’iniziativa cercando la massima partecipazione e la ‘tutela’ dell’organizzazione sindacale, il presidio è giù convocato e circola tra le banchine, sui social e via whatsapp: “Quella nave non deve attraccare a Genova, né ora né in futuro. Dopo la partecipata assemblea di venerdì invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare a una battaglia che non può essere solo dei lavoratori portuali ma di chiunque abbia a cuore la vita di altri esseri umani uguali a noi, di chiunque voglia opporsi alla violenza della guerra in ogni sua forma, a partire da quando è in casa nostra”.

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