QUANDO ERAVAMO FRATELLI di Jeremiah Zagar. Con Evan Rosado, Raul Castillo, Sheila Vand. Usa 2018. Durata: 90’. Voto: 3,5/5 (DT)

Anni novanta. Lontana campagna dello stato di New York. Tre fratelli decenni crescono in mezzo a liti, euforia e separazioni tra Ma (bianca e italiana) e Paps (portoricano). Manny e Joel parteggiano per il babbo. Joel, che la notte sotto al letto compone disegni di vita familiare su un quaderno illuminato con una pila, è più vicino a mamma. I tre spesso mezzi nudi per il caldo formano un corpo unico quando dormono, si dividono tra scorribande in cascinali diroccati, foreste, vicini (bianchi) che guardano vhs con chat erotiche, e guazzabugli casalinghi a seguito dei genitori. Luci naturali avvolgenti e penetranti, macchina da presa a mano tutto il tempo che avanza, traballa, ondeggia, scorge stralci sfuggenti di una quotidianità rurale e sudata, granulosa e sentimentale, violenta e cruda. Dentro alle pieghe del racconto, negli occhi chiari e luminosi di Jonah, come nei suoi disegni che si animano, si rispecchia la fragilità del tentennamento genitoriale. Film apparentemente malickiano nella forma e nello spirito, anche se l’abito da cinema indie e l’interpretazione genuina del piccolo Rosado lo portano su un terreno di sincera autonomia drammaturgica come di ardimento compositivo a livello di inquadratura e montaggio.

Film in uscita, da Quando eravamo fratelli a John Wick 3 – Parabellum: cosa ci è piaciuto e cosa decisamente no

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