Bisogna essere grati a Virginia Raggi per aver espresso, con coraggio e coerenza, la solidarietà del popolo romano nei confronti della famiglia rom perseguitata dai codardi nazifascisti di CasaPound che, come al solito, se la prendono con donne e bambini, mentre non disdegnano accordi e sostegno reciproco con i Casamonica e simili. Siamo di fronte a un piano sistematico per scatenare veri e propri pogrom ai danni dei Rom e di altre minoranze nella classica logica del capro espiatorio da linciare, come Hitler insegna. In questo modo i cameratucoli di
CasaPound vorrebbero guadagnare una qualche adesione popolare nei settori più deboli della popolazione romana lasciati a se stessi da decenni di amministrazioni di tutte le tendenze politiche che vanno per la maggiore, dal Pd ad Alleanza nazionale.

Virginia Raggi ha dovuto sopportare insulti e minacce, nonché le critiche del tremebondo Di Maio, che per l’occasione si è travestito da Salvini in chiave ridotta (“prima i romani”). La logica discriminatoria dell’appartenenza etnica, degna di una società tribale di selvaggi e non di un Paese civile quali l’Italia vorrebbe a volta essere pare costituire l’ultima risorsa del Salvimaio, prima della sua inevitabile dissoluzione, al più tardi all’indomani delle prossime elezioni europee.

Bisognerebbe anche capire fino in fondo con quale logica il prefetto e il questore di Roma continuano ad autorizzare lo sparuto presidio fascista che sta terrorizzando, con minacce di stupro, roghi ed impiccagioni, una povera famiglia Rom cui è stato legittimamente assegnato un appartamento a Casal Bruciato, mentre il presidio antifascista cui ho partecipato, dieci volte più numeroso, è stato relegato in una via adiacente chiusa da molti blindati della celere in assetto di guerra. A chi rendono conto questo prefetto e questo questore? Non certo alla Costituzione repubblicana che prevede in una sua disposizione transitoria tuttora vigente, il divieto della ricostituzione del partito fascista.

Solo la mobilitazione di numerosi scrittori ed artisti, come Christian Raimo, Wu Ming, Zerocalcare ed altri, cui è andata immediatamente la doverosa solidarietà dei giuristi democratici ha finalmente indotto la sindaca di Torino Chiara Appendino e il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino a negare agibilità al Salone del Libro al fascista dichiarato Polacchi e alla sua casa editrice. Meglio tardi che mai. Ma la strada dello scioglimento immediato delle organizzazioni fasciste (Casapound, Forza Nuova) e dell’altrettanto immediato sgombero delle stesse dai palazzi che occupano abusivamente va perseguita senza alcuna esitazione. Ma certi prefetti e certi questori non sembrano certo avere per modello Sandro Pertini. Non mancano d’altronde nella storia della categoria personaggi davvero poco onorevoli come il famigerato Pietro Caruso, prefetto di Roma ai tempi dell’occupazione tedesca e condannato a morte dopo la Liberazione dall’Alta Corte di Giustizia per i suoi crimini.

Lasciando stare questi precedenti storici alquanto impegnativi occorre ritenere che prefetti e questori, che in varie città d’Italia perseguitano gli antifascisti e proteggono i fascisti, rispondano oltre che a loro personali sensibilità e ideologie anche a un’esigenza di fedeltà e ossequio nei confronti del ministro dell’Interno, il quale ha dichiarato, a proposito delle vicende del Salone del Libro, che l’allontanamento dello stand dell’editore di Casapound Polacchi che pubblicizzava tra l’altro un’intervista fatta proprio a lui, costituirebbe una “censura delle idee”.

Strana idea ha delle idee il nostro Salvini. Io al comunista padano pentito preferisco Sandro Pertini, il quale ebbe a esprimere la sua posizione al riguardo nei seguenti chiarissimi termini: “Io non sono credente, ma rispetto la fede dei credenti; io sono socialista, ma rispetto la fede politica degli altri e la discuto, polemizzo con loro, ma loro sono padroni di esprimere liberamente il pensiero. Il fascismo no, il fascismo lo combatto con altro animo: il fascismo non può essere considerato una fede politica; il fascismo è l’antitesi delle fedi politiche, il fascismo è in contrasto con le vere fedi politiche perché il fascismo opprimeva chi non la pensava come lui”.

Sono d’accordo con Pertini. Il fascismo, checché ne dica Salvini, non può essere considerato un’idea. Esso costituisce invece la promozione dell’odio e della violenza, specie nei confronti dei più deboli e di chi non si può difendere, come dimostrano le nauseabonde gesta di Casapound a Casal Bruciato. Sarebbe ora che lo Stato democratico vi ponesse fine, quale che sia l’opinione al riguardo dell’onorevole Salvini il cui pensiero, nonostante numerosi selfie con Nutella e prosciutto, non risulta essere stato promosso a rango superiore della Costituzione repubblicana.