Casal Bruciato? Non parlerei di problema. Il problema lo creano quegli individui imbecilli che strumentalizzano per fini personali la paura di chi ignora una cultura diversa“. Sono le parole di Rosalba Castiglione, assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale, nel corso di Effetto Giorno, su Radio24, a proposito della protesta di alcuni residenti del quartiere romano di Casal Bruciato e di militanti di Casapound contro l’assegnazione di una casa popolare a una famiglia rom di 14 persone.

L’assessore M5s descrive la situazione tragica che è esplosa dopo l’arrivo della famiglia nell’appartamento assegnatole: “In questo momento nel mio ufficio ci sono 9 bambini, due ora dormono e hanno la febbre alta. E sono tutti bambini spaventati. Non esiste “il bambino rom” o “il bambino italiano”, esistono i bambini. Questi bambini sono nati tutti a Roma, hanno l’accento romano, sono cresciuti qui. E questa famiglia ieri è passata dal sogno, dalla sicurezza, dalla serenità e dalla felicità più grande per avere avuto una casa in un quartiere carino con gente perbene alla tragedia. Quando hanno visto radunarsi le persone sotto la loro abitazione, i bambini pensavano che fosse una festa di accoglienza per il loro arrivo. E in realtà sono stati accolti con insulti e con minacce. C’è la bambina che ha avuto una crisi di panico pesante e ora probabilmente sarà portata in ospedale. C’è un’altra bambina con la febbre alta”.

E aggiunge: “Parte della popolazione di quel quartiere, come mi ha confermato la presidente del Municipio con cui sono sempre in contatto, è dotata di una grande accoglienza. E ora mi sto vergognando a spiegare a queste famiglie che i loro diritti verranno tutelati. Queste famiglie, come tutte quelle che sono in graduatoria per la casa popolare, hanno il dritto di averla”.

L’assessore puntualizza: “Non assegno una casa a una famiglia rom, scavalcando i diritti degli italiani. Io assegno la casa a chi ne ha diritto. Secondo la disponibilità della casa, il primo ad averne diritto ha l’appartamento che ha scelto. Io non posso imporre al nucleo che viene a scegliere l’appartamento una zona anziché un’altra. Le famiglie rom che hanno diritto alla casa la avranno come tutti gli altri in graduatoria. Lo slogan “prima gli italiani” non ha nessun senso. Prima chi ne ha diritto“.

E annuncia: “Noi non ci fermiamo. A chi tocca viene assegnata. Su questo è necessaria una battaglia di civiltà: noi siamo per l’integrazione. Non siamo per i ghetti. Lo dico con grande dispiacere: questa strumentalizzazione in questo momento è esclusivamente politica. Ne sono convinta. Abbiamo fatto altre assegnazioni nel corso dell’ultimo anno e non ci sono stati problemi di nessun genere. Anzi, sono famiglie che si sono integrate perfettamente sul territorio e non hanno segnalato alcun problema al Dipartimento di mia competenza. I problemi stanno sorgendo ora – chiosa – cioè a poche settimane dalle elezioni europee. Quindi, sulla base della paura e dell’ignoranza di tanta gente si sta costruendo un clima di odio. Strumentalizzare l’etnia rom mi sembra un ritorno a un razzismo veramente orripilante. Non intendiamo piegarci a questa piega che molti vorrebbero che si prendesse. Roma è una città accogliente, è una città che costruisce ponti e non alza muri”.

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