Juan Guaidò annuncia la “fase definitiva della Operazione libertà” e invita i venezuelani a scendere nuovamente in piazza. Il giorno dopo gli scontri tra le forze governative e i ribelli fedeli al presidente dell’Assemblea nazionale, l’autoproclamato presidente ad interim del Venezuela ha chiamato nuovamente la Nazione a rivoltarsi contro il regime di Nicolas Maduro. Durante gli scontri un ragazzo di 24 anni è morto nella città di La Victoria, mentre sarebbero più di 90 i feriti . “Sapevamo che l’inizio non sarebbe stato facile”, ma “abbiamo dimostrato che ci sono soldati disposti a difendere la Costituzione“, ha sostenuto in un video di quasi tre minuti diffuso nella notte su Youtube.  Contemporaneamente lo stesso presidente venezuelano Maduro ha invece ringraziato le Forze armate per aver “sconfitto i golpisti“. La ong venezuelana per i diritti umani Foro Penal fa sapere che 119 persone, di cui 11 adolescenti, sono state arrestate durante le manifestazioni di protesta. Lo stato che ha registrato il maggior numero di arresti è quello di Zulia, con 68 persone. Seguono gli stati di Carabobo (10 arresti), Aragua (9 arresti) e Merida (8 arresti). Foro Penal riporta inoltre arresti negli stati di Lara, Monagas e Tachira (5 persone per ogni stato), nell’area di Caracas (4 persone), nello stato di Bolivar (3 persone) e in quelli di Miranda e Trujillo (un arresto per ogni stato).

Intanto  il segretario di stato Usa, Mike Pompeo, parlando alla Cnn, ha sostenuto che Maduro era già pronto a fuggire dal Venezuela nel momento in cui è montata la rivolta, ma la Russia lo avrebbe convinto a non farlo. Mentre l’ira di Donald Trump ha colpito questa volta Cuba, rea secondo il presidente americano di aiutare il regime: “Se gli aiuti, anche militari, al governo di Caracas non finiranno – ha twittato Trump – gli Stati Uniti decideranno un embargo totale verso L’Avana”.

Nel suo video Guaidò spiega di aver avuto informazioni certe sul fatto che  “l’Usurpatore aveva tutto pronto per andarsene, e che sono state forze straniere che lo hanno obbligato a restare”. “Non ha fatto altro che nascondersi“, ha aggiunto. Abbiamo cominciato martedì, ha concluso, e “oggi torneremo di nuovo in forma sostenuta nelle strade fino a mettere fine all’usurpazione“. Posso assicurarvi che Maduro “non gode del rispetto delle Forze armate”, ha sostenuto Guaidò in un altro passaggio del suo discorso.

Esattamente il contrario di quello che sostiene invece Maduro che nella notte ha dichiarato: “Voglio felicitare voi Forze armate per l’atteggiamento fermo, leale, valoroso e di enorme saggezza con cui avete condotto la soluzione e la sconfitta del piccolo gruppo che pretendeva di riempire il Paese di violenza con una scaramuccia golpista”. È stato, ha proseguito il leader del regime, “un giorno di contrasto in cui si sono contrapposte due Venezuela: una di pace e dialogo ed un’altra portatrice di violenza e venduta alle ambizioni straniere”. “Ringrazio tutto il popolo venezuelano – ha poi aggiunto – per il suo valore, coraggio e coscienza di fronte a questo tentativo di colpo di Stato frustrato. Avete dimostrato che un popolo mobilitato è garanzia di tranquillità per la Patria”.

Leopoldo López è all’ambasciata spagnola
Quello che Maduro ha definito “un tentativo di golpe” è iniziato martedì all’alba, quando Guaidó ha ordinato ai propri uomini e ottenuto la liberazione dello storico oppositore del regime, Leopoldo Lopez, dopo aver esortato militari e popolazione civile a scendere in strada. Poco dopo, i militari di Maduro hanno dato inizio all’azione contro i ribelli del regime, lanciando gas lacrimogeni contro i manifestanti concentrati vicino alla base aerea di La Carlota e poi intervenendo con i blindati. Secondo i media ufficiali, un gruppo ha cercato di penetrare nella base militare roccaforte di Guaidò, ma l’operazione non avrebbe avuto successo. Il ministro degli Esteri cileno Roberto Ampuero ha dichiarato nella notte che il leader dell’opposizione venezuelana López ha lasciato l’ambasciata del Cile, dove si era rifugiato inizialmente, e ha deciso di trasferirsi presso quella di Spagna a Caracas, con la sua famiglia.

Il Gruppo di Lima: “Fine usurpazione Maduro”
Se gli Stati Uniti accusano la Russia e Cuba di aver avuto un ruolo determinante nell’evitare la caduta di Maduro, il Gruppo di Lima, riunitosi martedì per via telematica, ha ingiunto al presidente di mettere fine alla sua “usurpazione” del potere in Venezuela, “affinché possa cominciare la transizione democratica“, e nel contempo ha negato che il processo messo in atto dal leader dell’opposizione quale “presidente incaricato” sia “qualificato come colpo di Stato“.

Undici dei Paesi membri (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Panamá, Paraguay, Perú), più il delegato venezuelano che rappresenta Guaidó, hanno espresso il loro “pieno appoggio al processo costituzionale e popolare intrapreso dal popolo venezuelano” sotto la leadership di Guaidó per “recuperare la democrazia in Venezuela”. I Paesi firmatari rinnovano poi l’appello alla Forza armata nazionale del Venezuela a manifestare lealtà al presidente ad interim e affinché “cessino di servire come strumento del regime illegittimo per l’oppressione del popolo venezuelano”. Infine, chiedono alla comunità internazionale “di seguire con attenzione l’evoluzione degli avvenimenti” e di “offrire appoggio politico e diplomatico alle legittime aspirazioni del popolo venezuelano di tornare a vivere in democrazia e libertà”.