“Un’associazione in grado di sostituirsi alla pubblica amministrazione, sottraendo alla stessa il controllo del commercio ambulante di Roma“. Viene definita così nell’informativa agli atti quella messa in piedi dalle 40 persone finite nell’inchiesta sul racket delle postazioni dei camion bar e degli ambulanti coordinata dal pm Antonio Clemente, indagate per associazione per delinquere finalizzata all’induzione a dare o promettere utilità, falso ideologico ed estorsione. Tra queste Dino e Mario Tredicine, esponenti dell’omonima stirpe di ambulanti, che avevano messo nel mirino il bersaglio grosso: il Capodanno 2019 al Circo Massimo. A decidere l’assegnazione delle postazioni all’interno del Comune, secondo gli inquirenti, erano un funzionario e dell’VIII dipartimento Alberto Bellucci e un dipendente, Fabio Magozzi.

La vicenda ruota attorno al bando pubblicato il 14 dicembre dal Campidoglio per la gestione delle attività di ristoro in occasione della festa di fine anno organizzata al Circo Massimo. L’avviso pubblico – si legge nell’informativa del Nucleo di polizia valutaria della Finanza e del X gruppo della Muncipale – suscita presso la famiglia di ambulanti abruzzesi elevato interesse”. Alfiero Tredicine, che non risulta indagato, pretende che Bellucci si adoperi per permettergli di entrare con i suoi camion nell’area ai piedi del Palatino. Il funzionario dice di non poter fare nulla e Tredicine si spiega con maggiore chiarezza: “Io voglio l’ordinanza, te l’ho spiegato già l’altra volta”.

Il 19 dicembre il capo degli ambulanti diventa ancora più esplicito: “Tredicine rivolgendosi a Bellucci – si legge nell’informativa – arriva a minacciarlo qualora il dipartimento VIII avesse dato seguito al bando pubblico”. Occorre “trovare una soluzione, che la cosa non finisce qui, perché – prosegue – c’è gente che ha pagato 3mila euro a postazione“. Alfiero, infuriato, si dice pronto a “inviare una diffida con richiesta di danni” e sostiene anche che avrebbe denunciato in procura il racket delle licenze. “Vai vai! – urla – Adesso il direttore blocca ‘sta roba se no succede una guerra di Dio… basta, ho detto che blocca tutto“.

La situazione sembra risolversi, ma non in favore di Alfiero bensì di suo fratello Dino, che ha vinto il bando e il 27 dicembre telefona a Bellucci per comunicargli, intercettato, di essere riuscito ad avere i posti: “Dentro al Circo Massimo, Albe’, ce stanno tutti i camion mia“.

Ma i Tredicine, a quanto emerge dalle intercettazioni, non si accontentano delle piazzole: puntano alla politica. Almeno a quanto racconta Dino Tredicine allo stesso Bellucci: “Io tanto me
candido, adesso ho fatto un partito, io c’ho un partito costruito, civico, romano e anche europeo dal 2008. Ce lo abbiamo costruito, mo lo tiriamo fuori. Stiamo a fa’ i post, tanto uno spende i soldi,
una cinquantina de mila euro: movimento civico romano“.

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