L’ultimo comunicato inviato dal parlamentare tarantino del M5s Giovanni Vianello è un capolavoro perfetto di ciò che un tempo sarebbe stato definito “di lotta e di governo”. Una vera e propria opera d’arte di equilibrismo inconcludente che nemmeno la Democrazia cristiana di un tempo avrebbe saputo fare meglio. Il membro della maggioranza pizzica, ma senza attaccare troppo, l’ex Ilva “che ad oggi – scrive il deputato – non ha ancora dimostrato di non essere un rischio per la salute”. Una doppia negazione che nelle migliori scuole di retorica vincerebbe “il premio GAC”: non ho capito a cosa si riferisca Giovanni Vianello, ho riletto quel passaggio più volte, ma niente. Pensavo che fosse già stato dimostrato che lo stabilimento inquinasse. Evidentemente, pur seguendo la vicenda da anni, devo aver perso un passaggio.

Vianello poi definisce lo stabilimento “più mostruoso d’Europa” aggiungendo che insieme ad altre fonti inquinanti vanno tenute sotto controllo e devono essere chiuse progressivamente. In uno slancio garantista, però, aggiunge che “i limiti emissivi da non superare sono ben specificati all’interno della normativa nazionale vigente”: eppure la storia recente ha dimostrato che rispettare i limiti non significa salvaguardare la salute. Emettere sostanze anche entro i valori consentiti dalla legge può infatti arrecare danno alla salute. Giovanni Vianello lo sa bene. Anzi lo sa benissimo. Proprio per questo, lui ha ottenuto un consenso plebiscitario a Taranto. I tarantini lo hanno votato in massa, ma il passato è evidentemente una terra straniera.

Vianello, forse, non ricorda nemmeno il passato recente. Nel suo comunicato, infatti, mi sono soffermato più volte su un passaggio che sinceramente ha dell’incredibile: “Al di là di questo campo – scrive ancora – ci si addentra in un contesto privo di qualsiasi aderenza scientifica, caratterizzato dalla presenza di politici che creano preoccupazione fra le persone e da pseudo ambientalisti fortemente politicizzati e interessati a primeggiare contro la forza politica di turno, i quali proprio per questo fomentano l’allarmismo, confondono la cittadinanza e intercedono nello sviluppo di un’opinione pubblica disinformata e a caccia di scoop inesistenti”. Eppure ricordo nitidamente una parte di quegli “pseudo ambientalisti fortemente politicizzati” battere la città palmo a palmo, piazza per piazza, porta per porta per sostenere la sua candidatura. Un impegno sincero che oggi viene ripagato da Vianello con parole offensive, evidentemente ingrate e certo usate come replica alle accuse che i suoi elettori hanno utilizzato nei suoi confronti.

Già, perché una buona parte di loro è pentita, si è sentita tradita. L’onorevole Vianello lo ha saputo dalla diretta voce degli interessati: sono stati traditi dalla scelta del governo di rinnegare le promesse di “chiusura progressiva delle fonti inquinanti e riconversione” tanto declamate nei mesi che hanno preceduto le ultime elezioni politiche. Dalla scelta di governare con la Lega di Matteo Salvini che incarna tutti gli ideali che i suoi sostenitori (e lo stesso Vianello!) hanno combattuto da sempre.

Io ho conosciuto Gianni quando eravamo ragazzini, ho sempre apprezzato il suo impegno e i suoi sacrifici per il bene comune: ricordo le sue lotte per strada a difesa di questa terra che gli sono costate sacrifici importanti, come il processo penale in cui era stato ingiustamente coinvolto e che fortunatamente lo ha assolto con formula piena come meritava. Ricordando tutto questo mi chiedo cosa sia accaduto per trasformare Gianni nell’onorevole Vianello. E ancora non riesco a darmi una risposta. Ma confido che presto possa rinsavire. Perché Taranto avrebbe bisogno di Gianni in Parlamento e non di un altro deputato autoreferenziale e dalla memoria corta.