Stop sul nascere alla mini Ires al 15% prevista dalla legge di Bilancio per chi investe e assume, sostituita da un’aliquota ridotta al 22,5% per tutti con la prospettiva di ridurla al 20% nel 2022. Proroga del superammortamento del 130% per gli investimenti in beni strumentali, che altrimenti sarebbe scaduto a giugno. Maggiorazione dal 40 al 50%, quest’anno, della deducibilità dalle imposte sui redditi dell’Imu sugli immobili strumentali alle attività di impresa. Nuova rottamazione per multe e tasse locali degli enti finora esclusi perché hanno affidato la riscossione ad enti diversi da Equitalia. Modifiche al credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo e per il “rientro dei cervelli” e nascita di un contrassegno statale che potrà accompagnare (a pagamento) il marchio made in Italy sui prodotti da esportare fuori dalla Ue. Sono questi, stando al comunicato diffuso dopo il consiglio dei ministri, i contenuti principali del decreto crescita approvato giovedì “salvo intese” e quindi ancora passibile di modifiche. C’è poi la conversione in azioni di una parte del prestito ponte ad Alitalia, di cui dunque il Tesoro diventerebbe azionista.

Il testo prevede, si legge nel comunicato, “sgravi e incentivi fiscali, disposizioni per il rilancio degli investimenti privati, norme per la tutela del made in Italy e ulteriori misure per la crescita”. In ambito fiscale, si introducono la maggiorazione dell’ammortamento per i beni strumentali nuovi, la revisione della mini-Ires “nel senso della sua semplificazione”, la maggiorazione della deducibilità Imu dalle imposte sui redditi, modifiche alla disciplina del patent box, una nuova disciplina del credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo e per il “rientro dei cervelli”, modifiche al regime dei forfetari, incentivi per la valorizzazione edilizia, una rivisitazione del ”sisma bonus” e modifiche alla disciplina degli incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico.

Ci sono poi un nuovo regime fiscale per gli strumenti finanziari convertibili, norme in materia di banche popolari, incentivi alle aggregazioni d’imprese, una nuova disciplina per la vendita di beni tramite piattaforme digitali e fatturazione elettronica, l’estensione della definizione agevolata delle entrate regionali e degli enti locali, il credito d’imposta per le commissioni riferite a pagamenti elettronici da parte di distributori di carburante, misure di sostegno allo sviluppo dell’attività dei liberi professionisti e per l’assunzione di personale nelle regioni a statuto ordinario e nei comuni, un piano grandi investimenti nelle zone economiche speciali e nelle aree di crisi complessa, con particolare riferimento a Veneto e Campania.

Per quanto riguarda le misure per il rilancio degli investimenti privati, si introducono una garanzia statale funzionale allo sviluppo della media impresa, norme per la semplificazione della gestione del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, il rifinanziamento del fondo di garanzia per la prima casa, modifiche alla “nuova Sabatini”, misure di sostegno alla capitalizzazione delle imprese e sui tempi di pagamento tra le imprese, norme per lo sblocco degli investimenti nel settore idrico nel Sud, la previsione di nuove dismissioni immobiliari da parte degli enti territoriali, norme in materia di cartolarizzazioni, agevolazioni a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo per la riconversione dei processi produttivi nell’ambito dell’economia circolare, la definizione delle società di investimento semplice (Sis), semplificazioni per la definizione dei patti territoriali e dei contratti d’area, contributi ai comuni per interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile.

Per tutelare e promuovere il made in Italy, si prevede l’introduzione di norme per il contrasto all’italian sounding, cioè parole che evocano l’Italia anche se il prodotto è straniero: si vieta la registrazione di marchi d’impresa che contengano parole ‘italian sounding’ e, più in generale, di figure o segni lesivi dell’immagine o della reputazione dell’Italia. Il made in Italy diventa un simbolo, accompagnato dall’emblema dello Stato italiano e inserito in una contrassegno antifalsificazione. Solo le imprese che producono beni con reale origine in Italia potranno utilizzare il contrassegno.

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